Pochi temi musicali sono entrati nella memoria di tutti come quello di Titanic: lo riconosce anche chi quel film non l’ha mai visto. A scriverlo fu James Horner, un compositore capace come pochi di trovare la melodia giusta per farci commuovere e di trasformarla in qualcosa di indimenticabile. L’emozione, per lui, non era un effetto collaterale: era il vero obiettivo di ogni partitura.
Dagli esordi a Hollywood
Nato a Los Angeles nel 1953, figlio di un art director del cinema, Horner studia musica e comincia a comporre giovanissimo. La svolta arriva nel 1982 con la colonna sonora di un capitolo della saga di Star Trek, che lo impone all’attenzione di Hollywood. Da lì in avanti diventerà uno dei compositori più prolifici e richiesti, con musiche per oltre cento film.
Il sodalizio con James Cameron
Il suo nome è legato a doppio filo a quello di James Cameron. I due lavorano insieme una prima volta su Aliens – Scontro finale, nel 1986, esperienza tanto stressante che Horner dichiarò che non avrebbe mai più collaborato con lui. Dieci anni dopo, invece, eccoli di nuovo insieme per Titanic, e ancora nel 2009 per Avatar: il primo e il quarto maggiori incassi della storia del cinema portano entrambi la sua firma musicale.

Titanic e i due Oscar
Titanic è il vertice della sua carriera. Nel 1998 Horner vince due premi Oscar nella stessa notte, uno per la colonna sonora e uno per la canzone My Heart Will Go On, scritta con il paroliere Will Jennings e cantata da Céline Dion. L’album diventa la colonna sonora orchestrale più venduta di tutti i tempi, con decine di milioni di copie. Per un attimo, la musica di un film è la cosa più ascoltata al mondo.
Una firma fatta di emozione
Lo stile di Horner si riconosce: melodie ampie e struggenti, sonorità celtiche e folk, come nelle musiche di Braveheart – Cuore impavido, prestiti dalla grande tradizione russa del Novecento, e un breve, inconfondibile motivo di quattro note che usava per annunciare il pericolo. Oltre a Cameron, è stato il compositore di fiducia anche di Ron Howard, per cui ha firmato tra gli altri Apollo 13 e A Beautiful Mind. Diceva di comporre come si dipinge, accostando note come colori, con un unico imperativo: tenere sempre il conto di ciò che, in ogni istante, sta provando il cuore dello spettatore.
L’ultimo volo
Horner morì il 22 giugno 2015, a sessantun anni, ai comandi del suo piccolo aereo, precipitato in una zona isolata della California. Pilotare era la sua grande passione, coltivata con la stessa intensità della musica. Ci ha lasciato decine di temi che continuano a commuovere intere generazioni, la prova che una colonna sonora, quando è scritta da un grande, può diventare il cuore stesso di un film.












