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Stanley Kubrick, la perfezione come ossessione

Dalla fantascienza di 2001 all'horror di Shining, dalla satira del Dottor Stranamore al Settecento di Barry Lyndon: come Stanley Kubrick ha reinventato ogni genere con una precisione maniacale, senza mai vincere un Oscar alla regia.

by Mauro Terrone

Per girare una sola scena, Stanley Kubrick poteva pretendere decine e decine di ciak, fino allo sfinimento degli attori. Quell’ossessione per il dettaglio, per il controllo assoluto di ogni elemento dell’inquadratura, è la chiave di tutto il suo cinema: tredici film soltanto, in oltre quarant’anni, ma quasi tutti capolavori, e ognuno in un genere diverso.

Dal fotoreporter al cinema

Nato a New York nel 1928, Kubrick arriva al cinema da autodidatta, dopo essere stato giovanissimo fotoreporter per la rivista Look. È lì che affina quell’occhio per la composizione che riconosceremo in ogni suo film. Dopo alcune prove giovanili, si impone con il noir Rapina a mano armata e con il durissimo film bellico Orizzonti di gloria. L’unico film che non controllò fino in fondo fu Spartacus, esperienza dopo la quale giurò che non avrebbe mai più lavorato senza piena libertà creativa.

Un genere diverso, ogni volta

La carriera di Kubrick è un catalogo di generi affrontati e ridefiniti uno per uno. Lo scandalo letterario con Lolita, tratto nel 1962 dal romanzo di Nabokov e portato sullo schermo sfidando la censura, la satira sulla guerra fredda con Il dottor Stranamore, la fantascienza filosofica con 2001: Odissea nello spazio, la distopia con Arancia meccanica, il film storico con Barry Lyndon, l’horror psicologico con Shining, il film di guerra con Full Metal Jacket, fino al dramma erotico e onirico di Eyes Wide Shut, il suo congedo con Tom Cruise e Nicole Kidman. Ogni volta cambia mondo, eppure ogni film è inconfondibilmente suo: gelido, geometrico, attraversato da una visione cupa della natura umana e del suo rapporto con la tecnologia e la violenza.

L’ossessione per la perfezione

Nessun dettaglio sfuggiva al suo controllo. Per 2001 dedicò anni e una cifra enorme agli effetti speciali, ottenendo immagini dello spazio mai viste prima. Per Barry Lyndon fece girare le scene a lume di candela con obiettivi specialissimi, nati per la NASA, pur di non tradire la luce del Settecento. In Shining fu tra i primi a sfruttare le potenzialità della macchina da presa stabilizzata per i lunghi inseguimenti nei corridoi dell’hotel. La stessa ossessione ha un rovescio celebre: il suo Napoleon, il film sulla vita dell’imperatore a cui lavorò per anni raccogliendo un archivio sterminato di schede e documenti, non venne mai girato, ed è passato alla storia come il grande film mancato del cinema, sconfitto proprio dall’ambizione smisurata del suo autore. Recluso nella sua casa in Inghilterra, Kubrick sorvegliava ogni fase, fino alle locandine e al doppiaggio nei diversi paesi, e il controllo arrivava perfino alla vita dei film già usciti: dopo le polemiche sulla violenza ritirò personalmente Arancia meccanica dalle sale britanniche, dove restò invisibile fino alla sua morte.

Il suono di Kubrick

Qui Kubrick fa eccezione rispetto agli altri maestri della regia, perché non ha un compositore di riferimento. Anzi, è celebre per aver scartato la colonna sonora originale commissionata per 2001, preferendole la musica classica che aveva usato come provvisoria: il valzer di Strauss, le dissonanze di Ligeti. Lo stesso farà con Beethoven e Rossini in Arancia meccanica o con Händel in Barry Lyndon, affidandosi anche alle partiture elettroniche di Wendy Carlos. Per Kubrick, insomma, il compositore erano i grandi del passato, scelti e montati con la stessa precisione di ogni altro elemento.

Il genio che l’Oscar ignorò

Ecco il dato che più sorprende: in tredici film e altrettante candidature, Kubrick vinse un solo Oscar, e nemmeno come regista, ma per gli effetti speciali di 2001. La statuetta alla regia non gli fu mai assegnata. Un riconoscimento alla carriera arrivò semmai da Venezia, con il Leone d’oro del 1997. Morì il 7 marzo 1999, nel sonno, pochi mesi prima dell’uscita del suo ultimo film, Eyes Wide Shut. Un suo vecchio progetto sull’intelligenza artificiale sarebbe poi passato all’amico Steven Spielberg. Più che un regista, Kubrick è stato un perfezionista assoluto che ha alzato, una volta per tutte, l’asticella di cosa il cinema può essere.

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