Una sequenza di poche note, quel motivo che sale e ricade su se stesso, basta a riconoscere subito il tema de La vita è bella. La colonna sonora è stata composta da Nicola Piovani, per la quale è stato assegnato l’Oscar alla miglior colonna sonora originale nel 1999. Eppure fermarsi lì significherebbe ridurre a un singolo trionfo una carriera che dura da quasi sessant’anni e che ha attraversato il meglio del cinema italiano.
Nato a Roma nel 1946, Piovani si forma in ambito accademico: diplomato in pianoforte al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, fra i maestri che l’hanno avviato alla composizione ha avuto il greco Manos Hadjidakis. È un dettaglio che pesa più di quanto sembri, perché la cifra di Piovani nasce proprio da quell’incrocio tra rigore classico e vocazione popolare. Risale al 1968 la sua prima musica per immagine, scritta per i cinegiornali sul movimento studentesco della facoltà di Filosofia di Roma che Piovani frequentava. L’anno successivo, compone la sua prima musica per un lungometraggio: N.P. Il segreto di Silvano Agosti.
Da lì comincia un percorso che lo porta a lavorare con i nomi che hanno definito il cinema italiano del secondo Novecento. È noto per le sue collaborazioni con registi come Roberto Benigni, Giuseppe Tornatore, Mario Monicelli, Nanni Moretti e i fratelli Taviani. Piovani è succeduto a Nino Rota come compositore di riferimento di Federico Fellini per i suoi ultimi tre film. Raccogliere l’eredità di Rota accanto a Fellini non è un episodio qualsiasi: tra i suoi lavori più noti c’è la partitura per Intervista, seconda delle sue tre collaborazioni con il celebre regista, le altre essendo Ginger e Fred e La voce della luna.
La firma di Piovani è la melodia. In un’epoca in cui molta musica da film sceglie la texture, l’atmosfera, il tappeto sonoro, lui continua a scommettere sul tema che si canta, sull’idea musicale che resta in testa. Non è un caso che la sua scrittura sia stata descritta come una serie di traiettorie in cui i temi si inseguono, con voci distinte che si rispondono, dai riferimenti operistici fino alle incursioni pop, al tango, allo stornello. È una lingua che alterna commozione e leggerezza, spesso nello stesso brano, ed è probabilmente questa doppia natura a renderlo così adatto al cinema di Benigni, dove il dolore convive con il gioco.

C’è poi un capitolo meno cinematografico ma decisivo nella sua identità. Nel 1971 e nel 1973 collaborò alla musica di due album del cantautore Fabrizio De André: Storia di un impiegato e Non al denaro non all’amore né al cielo. È un lignaggio che spiega molto della sensibilità di Piovani per la parola cantata e per la canzone d’autore, un mondo che non ha mai abbandonato.
Il resto è la storia che tutti conoscono. Uscito nelle sale cinematografiche italiane il 18 dicembre 1997, La vita è bella fu un grande successo di critica e di pubblico. La consacrazione arriva a Hollywood: durante la cerimonia degli Oscar del 21 marzo 1999 il film ricevette tre statuette su sette candidature, per il migliore attore protagonista, la migliore colonna sonora e il miglior film straniero. Quel tema ha poi avuto una seconda vita in musica: il brano La vita è bella è stato successivamente ripreso, con l’aggiunta di un testo, dalla cantante israeliana Noa, con il titolo di Beautiful That Way. Chi volesse approfondire il film può leggere il nostro ritratto dedicato a La vita è bella.
L’Oscar, però, non è mai stato un punto d’arrivo. Il riconoscimento internazionale si è accumulato negli anni: nel 2023 gli è stato assegnato il Lifetime Achievement Award della World Soundtrack Academy. Ma soprattutto Piovani ha spostato progressivamente il baricentro del proprio lavoro verso il palcoscenico e la musica da concerto, quasi come scelta di poetica. Da anni firma opere di teatro musicale e partiture da camera, tra cui il debutto nell’opera lirica: la sua seconda opera, Il labirinto di Creta, ha debuttato al Teatro Petruzzelli di Bari a maggio 2024. Nel frattempo ha continuato a lavorare per lo schermo, con lavori recenti come Il treno dei bambini, colonna sonora del film Netflix del 2024.
Il suo ruolo istituzionale conferma questa doppia vita tra sala e teatro. Nel 2022 è stato nominato direttore artistico del Gigi Proietti Globe Theatre di Roma. A ottant’anni, la sua attività resta quella di un musicista a tutto tondo: pianista, direttore d’orchestra, compositore per il cinema e per la scena. La verità è che l’Oscar del 1999 racconta solo una parte della storia. Il resto è una fedeltà quasi testarda a un’idea semplice e difficilissima da realizzare: scrivere una melodia che, sentita una volta, non si dimentica più.












