Attenzione: La recensione contiene spoiler
Arrivata al giro di boa, Lanterns decide di scoprire le sue carte. The Weenie, quarto episodio della prima stagione HBO, prende l’indagine di provincia costruita fin qui e la trasforma in una resa dei conti, con la disinvoltura di chi sa esattamente dove sta andando. È la puntata più densa della stagione, quella che chiude alcune domande lasciate aperte dal pilot e ne semina di nuove, e sceglie di farlo puntando tutto su due elementi che finora avevano funzionato solo a intermittenza: il rapporto tra Hal Jordan e John Stewart, e la capacità della serie di cambiare registro senza perdere la bussola.
Il risultato è un episodio che convince quando lavora sui personaggi e rischia di sovraccaricarsi quando accelera sui colpi di scena. Ma il bilancio resta positivo, e il merito è quasi tutto di come Kyle Chandler e Aaron Pierre reggono la scena insieme.
Hal e John, l’alleanza che finalmente prende forma
Per tre episodi Lanterns ha insistito sull’attrito tra il veterano arrogante e la recluta troppo perfetta. The Weenie ribalta la prospettiva nel momento esatto in cui lo spettatore si aspetta la rottura definitiva: Hal e John smettono di studiarsi e cominciano a lavorare davvero come una squadra. La sequenza dell’infiltrazione nel complesso dei Macon, con la trivella progettata da John per scavare dal sottosuolo, è la prima volta in cui la serie mostra i due che si completano invece di ostacolarsi. Hal impara ad ascoltare, John si concede persino una battuta, e la chimica tra Chandler e Pierre fa il resto.
È una scelta di scrittura intelligente, perché costruisce un legame proprio nel momento in cui quel legame verrà messo alla prova. Tutto ciò che accade nell’ultima mezz’ora pesa di più perché per la prima volta ci importa che questi due si fidino l’uno dell’altro.

Sinestro, il Manhunter e la meccanica del sospetto
L’episodio si apre riannodando il cliffhanger della seconda puntata, con Hal che affronta Sinestro nella sua cella per capire cosa sia davvero un Manhunter. Ulrich Thomsen dà al personaggio la giusta dose di seduzione avvelenata: ogni consiglio che offre a Hal è una trappola travestita da lezione, e l’informazione che semina, il cuore è l’unico organo che un Manhunter non riesce a replicare e si cristallizza quando smette di battere, diventa la chiave dell’intero finale.
Da qui in poi The Weenie procede per rivelazioni a catena. Il falso Hector Hammond che si scopre essere un depistaggio, il benefattore che ha guarito il cancro di William Macon, la struttura nascosta al centro del complesso che dà il titolo all’episodio. È la parte in cui la serie osa di più, e non sempre con la stessa precisione: la sequenza del mattatoio, con la sua atmosfera algida e sospesa, appartiene quasi a un altro show, e l’accumulo di colpi di scena nel giro di pochi minuti rischia di togliere il fiato invece di darlo. Lanterns qui chiede molta fiducia allo spettatore, e la riscuote solo perché la tensione non cala mai.
Chi è il Manhunter: la rivelazione al centro di The Weenie
La domanda che la stagione si portava dietro trova finalmente risposta, ed è la mossa migliore dell’episodio proprio perché non arriva come una sorpresa gridata ma come una conferma costruita con pazienza. Il Manhunter, e insieme il misterioso benefattore dei Macon, è Zoe. L’indizio decisivo è tanto semplice quanto crudele: la sua auto viene colpita da un laser ed esplode, eppure Zoe è ancora viva. Nessun essere umano sarebbe sopravvissuto, e da quel momento tutto torna.
La scelta funziona perché la serie aveva disseminato il dubbio senza mai sottolinearlo troppo, lasciando che fosse lo spettatore attento a intuire prima dei protagonisti. Quando Hal e John arrivano alla stessa conclusione, non stanno rivelando qualcosa a noi: stanno raggiungendo noi.
Il tradimento finale e cosa aspettarsi dalla seconda metà
Il finale è la scommessa più coraggiosa della puntata. Dopo aver passato un’ora a costruire un’alleanza, Lanterns la fa esplodere: Hal tradisce John, fa schiantare l’auto contro un palo e vola via da solo verso la squadra di sicari alieni, lasciando il partner nell’abitacolo senza anello per salvarsi. È un colpo basso, e proprio per questo efficace. Il tema della fiducia che attraversa tutto l’episodio, dal titolo alle bugie che i personaggi si raccontano a vicenda, trova qui la sua chiusura più amara.
The Weenie è la puntata cerniera che Lanterns doveva essere: sistema le pedine, alza la posta, e manda in frantumi l’unica cosa che aveva appena finito di costruire. Se la seconda metà della stagione saprà gestire le conseguenze di questo tradimento senza affidarsi ancora ad altri colpi di scena, la serie ha tutte le carte per chiudere in crescendo. Il rischio, semmai, è che continui a correre più veloce di quanto ci permetta di affezionarci a chi corre.












