Home Paramount +Recensione: Lioness 3×07, un passo falso nell’episodio migliore

Recensione: Lioness 3×07, un passo falso nell’episodio migliore

Il settimo episodio regala la miglior sequenza d'azione della stagione, ma la fuga dei rapitori tradisce la precisione con cui avevano pianificato tutto.

by Mauro Terrone

Bacia le ragazze, settimo episodio della terza stagione di Lioness, fa quello che la serie di Taylor Sheridan rimandava da settimane: restituisce a Joe McNamara una possibilità concreta di tornare dai suoi. Dopo cinque puntate di quasi-occasioni e piste interrotte, la squadra passa dall’inseguimento allo scontro aperto, e la fuga della protagonista interpretata da Zoe Saldaña diventa la sequenza d’azione più riuscita dell’intera stagione. È anche l’episodio che abbandona la doppia linea temporale e sceglie il racconto lineare, dall’inizio alla fine, con un guadagno netto di tensione.

Da qui in avanti si entra nei dettagli della trama e del finale, quindi chi non ha ancora visto la puntata è avvisato.

Come Joe si salva da sola nel controllo di polizia

La perdita della via di fuga pulita è il motore di tutto. Con l’aereo sequestrato da Kyle nella puntata precedente, il mercenario Babat e i suoi uomini sono costretti a muoversi su strada, verso un’alternativa molto più rischiosa. La CIA di Kaitlyn Meade, interpretata da Nicole Kidman, e di Byron Westfield, affidato a Michael Kelly, restringe il campo puntando sul confine con il Messico, e improvvisamente contano le targhe, i veicoli sospetti, le piste secondarie.

© Paramount+

È proprio una targa a tradire il convoglio. Un posto di blocco della polizia locale, apparentemente di routine, si trasforma nella crepa che Joe aspettava. Non attende Cruz, Bobby o il resto del gruppo: approfitta del caos e agisce da sola. Nella sparatoria muoiono tre dei quattro agenti, ma Joe recupera un’arma, elimina Babat e un secondo carceriere, poi corre inseguita dagli ultimi mercenari. Ci pensano gli uomini della squadra, arrivati anche in elicottero, a chiudere la partita. Bobby e Cruz la raggiungono a terra, e per la prima volta Joe crolla.

Il salvataggio, unico passo falso di una struttura altissima

Qui si annida il solo neo di una puntata quasi perfetta. Per settimane la serie ha costruito i rapitori come una macchina precisa: soldi, intelligence, case sicure, operativi stranieri, un aereo pronto per l’espatrio, un piano disegnato mesi prima, come rivela il finale. Poi, nel momento decisivo, la fuga si sfalda per una serie di ingenuità che con quella precisione stridono. La targa che insospettisce, l’auto di scorta che si ferma insieme al furgone confermando ogni dubbio della CIA, la gestione approssimativa dell’ostaggio: la scrittura del salvataggio scivola nel dilettantismo, come se i carcerieri fossero altri rispetto a quelli lucidissimi visti fino a quel momento.

È un vero peccato, anche per la serie, perché basterebbe poco per far quadrare le due anime. La sequenza resta la più bella della stagione sul piano dell’azione, e proprio per questo il contrasto pesa: la sensazione è quella di un piccolo cedimento su un’impalcatura che rimane altissima, un dettaglio che stona in un impianto altrimenti solido e curato.

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Chi c’è davvero dietro il rapimento di Joe

Una volta messa in salvo Joe, la domanda si sposta su un piano più scomodo. L’Iran ha un movente evidente, e il coinvolgimento di Babat lo conferma, ma Kaitlyn e il marito Errol Meade, interpretato da Martin Donovan, guardano oltre gli esecutori materiali. La scala dell’operazione, capace di rapire un alto ufficiale della CIA sul suolo americano e provare a portarlo fuori dal Paese, suggerisce una regia più ampia e un obiettivo geopolitico preciso.

Il sospetto finisce così su Oleksandra Balakin, l’agente ucraina interpretata da Elizaveta Neretin che per tutta la stagione si era offerta come fonte preziosa. L’episodio non prova nulla, ma la costruisce come possibile mente: sarebbe stata lei ad avvicinare Kyle in un bar di Kiev, incastrando la CIA in un piano pensato per spingere Washington verso lo scontro con la Russia. Il ribaltamento è forte, perché colpisce la persona che sembrava dalla parte giusta.

Joe non torna a casa dopo il salvataggio

Fisicamente libera, Joe non varca la porta di casa. Kaitlyn porta di persona a Neal, interpretato da Dave Annable, la notizia che la moglie è viva, e per l’uomo dovrebbe essere la fine dell’incubo vissuto proteggendo le figlie Kate e Charlie dalla verità. Eppure Joe si limita a telefonare. La sua non è una fuga dagli affetti, ma il contrario: teme che rientrare prima di sapere chi ha ordinato il rapimento significhi riportare quella minaccia dentro casa. Il sequestro ha distrutto l’illusione che la famiglia potesse restare separata dal lavoro, e Joe sceglie ancora una volta la CIA, dopo tutto ciò che il mestiere le ha appena fatto.

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Mullins e Westfield valutano di eliminare Oleksandra

La conseguenza politica del sospetto di Kaitlyn diventa quasi più ingombrante della sua veridicità. Se un’indagine ufficiale stabilisse che un’agente ucraina ha manipolato gli Stati Uniti per incolpare la Russia, il sostegno americano a Kiev subirebbe un contraccolpo enorme. È per questo che Oleksandra, davanti a Edwin Mullins, il personaggio di Morgan Freeman, e a Westfield, si trasforma in un rischio da rimuovere. La serie torna sul suo tema di fondo: l’utilità di una risorsa dura esattamente finché quella risorsa non diventa più pericolosa viva che morta.

Verso il finale di stagione

Per Joe il salvataggio non è la fine dell’operazione, perché i responsabili sono ancora vivi e lei vuole dei nomi. È il conflitto che porta dritto all’ottavo e ultimo episodio: Neal ha sperato solo di riavere la moglie, ma alla protagonista la sopravvivenza non basta più, vuole indietro il controllo. Chi ha ordinato il rapimento non ha colpito un’operazione della CIA, ha raggiunto la sua casa e ha fatto di Joe il bersaglio. Al finale il compito di dire se potrà distruggere quella minaccia senza perdere la famiglia che dovrebbe proteggere.

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