Home CuriositàCome Jonathan Nolan anticipò l’era di ChatGPT con ‘Person of Interest’

Come Jonathan Nolan anticipò l’era di ChatGPT con ‘Person of Interest’

Nata su CBS come procedurale poliziesco, la serie di Jonathan Nolan aveva già messo in scena sorveglianza di massa e intelligenza artificiale. Oggi è disponibile su Prime Video.

by Mauro Terrone

Quando Person of Interest arrivò sugli schermi nel 2011, in molti la liquidarono come l’ennesimo poliziesco procedurale: un caso da risolvere ogni settimana, qualche sparatoria, i titoli di coda. Sotto quella superficie familiare, però, si nascondeva una delle riflessioni televisive più lucide mai proposte su intelligenza artificiale, sorveglianza di massa e responsabilità morale. A oltre un decennio di distanza, la serie ideata da Jonathan Nolan non solo regge alla prova del tempo, ma parla al presente con una precisione quasi imbarazzante.

La premessa, all’inizio, sembrava lineare. Basata su un soggetto di Jonathan Nolan, fratello del regista Christopher Nolan, che trae origine dalla sceneggiatura de Il cavaliere oscuro, la serie vede tra gli interpreti principali Jim Caviezel, Taraji P. Henson, Kevin Chapman, Michael Emerson, Amy Acker e Sarah Shahi. Harold Finch, geniale programmatore miliardario interpretato da Michael Emerson, costruisce un sistema di intelligenza artificiale chiamato “la Macchina” per prevenire attacchi terroristici analizzando dati di sorveglianza su scala globale. Lo Stato considera però “irrilevanti” i crimini comuni individuati dal sistema. Finch, rifiutando quella logica, recluta l’ex agente della CIA John Reese, interpretato da Jim Caviezel, per salvare le vite che le istituzioni hanno scelto di ignorare.

Ogni episodio ruotava attorno a un numero di previdenza sociale, e la domanda era sempre la stessa: quella persona sarà vittima o carnefice? Reese e Finch, partendo solo da un numero di previdenza sociale, devono capire come persone innocenti finiscano coinvolte in crimini terribili e cosa si possa fare per impedirlo.

La serie, però, non è rimasta ancorata a quella formula. La struttura narrativa cambia in modo radicale nel corso della serie, al punto che chi guarda solo la prima stagione e la quinta potrebbe chiedersi se sia davvero la stessa serie. Stagione dopo stagione la Macchina evolve oltre i controlli originari del suo creatore, sviluppando capacità che Finch non aveva previsto. Parallelamente emerge Samaritan, un’intelligenza artificiale rivale priva dei vincoli etici imposti alla Macchina. I casi autoconclusivi lasciano progressivamente spazio a una serializzazione complessa, costruita attorno a conflitti su controllo, libero arbitrio e sopravvivenza.

Ciò che colpisce oggi è quanto la serie abbia guardato lontano. Nolan e la sua squadra di sceneggiatori sollevarono questioni sulla sorveglianza, la privacy dei dati e il potere governativo senza tono da comizio, lasciando che fossero gli archi narrativi successivi a esplorarne le conseguenze. La Macchina non è un villain generico alla Skynet: non è né malvagia né benevola, ma logica, vincolata, plasmata dall’input umano. Ed è proprio questa sfumatura a renderla attualissima nell’era dei modelli linguistici avanzati e dei dibattiti sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Il pericolo, suggeriva la serie, non è l’AI “cattiva”, ma chi la controlla e quali parametri le vengono imposti.

Anche il racconto della sorveglianza di massa è invecchiato in modo inquietante. Ciò che nel 2011 poteva sembrare speculazione fantascientifica oggi somiglia alla descrizione di una realtà già esistente: riconoscimento facciale, aggregazione dei dati, potere statale esteso attraverso la tecnologia. Non a caso il legame con l’attualità si fece evidente già in corso d’opera: nel 2011 sembrava fantascienza, ma nel 2013 Edward Snowden rivelò l’esistenza dei programmi di sorveglianza. La serie radicava tutto questo nel sacrificio dei personaggi, tenendo le questioni etiche sempre concrete e mai astratte.

Vale la pena ricordare da dove nasce l’intuizione. Nel film Il cavaliere oscuro si fa cenno a un dispositivo usato dal protagonista per tracciare la posizione degli abitanti di Gotham City attraverso la rete di telefonia cellulare, grazie al quale viene localizzato il Joker. Non avendo potuto approfondire l’argomento nel film, Jonathan Nolan decise di svilupparlo in una serie TV che mantenesse alcune caratteristiche di quel contesto.

Dietro le quinte c’era un nome pesante della produzione seriale americana. Tra le case di produzione coinvolte figurano la Kilter Films di Jonathan Nolan, la Bad Robot Productions di J.J. Abrams e la Warner Bros., con Nolan e Greg Plageman nel ruolo di showrunner. A dare identità sonora alla serie fu Ramin Djawadi, noto anche per il suo lavoro in altre serie di successo come Il Trono di Spade.

Sul piano dei numeri, la serie ha una parabola definita. In prima visione assoluta è andata in onda negli Stati Uniti dal 22 settembre 2011 al 21 giugno 2016, mentre in Italia è stata trasmessa per la prima volta il 27 aprile 2012 su Premium Crime; è una serie terminata e si compone di cinque stagioni per un totale di 103 episodi. La quinta stagione, ridotta a 13 episodi, è stata la conclusione pianificata della serie dopo che CBS aveva annunciato la cancellazione. Oggi, per chi voglia recuperarla, Person of Interest è disponibile su Amazon Prime Video in Italia.

Person of Interest è un raro ponte tra la televisione network tradizionale e la fantascienza d’autore contemporanea. Iniziò come un modesto procedurale, allargò costantemente le proprie ambizioni e si chiuse con un chiaro senso di scopo. La Macchina, con la sua voce sintetica e le sue scelte impossibili, resta uno dei ritratti più umani dell’intelligenza artificiale mai portati sul piccolo schermo.

Rivederla oggi significa confrontarsi con una profezia involontaria. Non perché Nolan avesse una sfera di cristallo, ma perché aveva compreso che la tecnologia amplifica sempre le tensioni già presenti nella società: controllo contro libertà, sicurezza contro privacy, efficienza contro umanità. Person of Interest non ci ha mostrato il futuro. Ci ha mostrato noi stessi, e ci abbiamo messo un decennio per raggiungere lo specchio.

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