Prima di diventare una notizia, Luca Varani era un ragazzo di ventitré anni che cercava la sua strada. La città dei vivi, presentato oggi in Orizzonti in Concorso alla 83ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, parte da lì: non dal delitto che nel marzo 2016 ha attraversato le cronache di Roma, ma dalle fragilità che lo hanno reso possibile.
Diretto da Edoardo Gabbriellini, il film porta al cinema il libro con cui Nicola Lagioia ha raccontato uno dei casi più laceranti degli ultimi anni. E porta con sé un dettaglio che i lanci ufficiali tendono a lasciare sullo sfondo: a firmare la sceneggiatura sono Damiano e Fabio D’Innocenzo.

Le firme dietro La città dei vivi
La regia è di Edoardo Gabbriellini, ma la voce del film passa anche da altre mani. La sceneggiatura è di Damiano e Fabio D’Innocenzo, coinvolti nel progetto pure come executive producers. I due gemelli hanno costruito un cinema riconoscibile e spigoloso, dall’Orso d’argento per la sceneggiatura di Favolacce alla presenza in concorso a Venezia con America Latina: vederli scrivere per un altro regista, senza mettersi dietro la macchina da presa, è già una notizia in sé.
Sullo schermo il protagonista è il giovane Emanuele Maria Di Stefano, nei panni di Luca. Accanto a lui Valerio Mastandrea, con Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua e Roberta Mattei. Le riprese si sono svolte a Roma nella primavera del 2026.

Dal libro di Lagioia al film: guardare oltre il delitto
Il film nasce da La città dei vivi, l’inchiesta letteraria che Nicola Lagioia ha pubblicato con Einaudi nel 2020 dopo anni di lavoro sul caso Varani. Vale la pena chiarire un equivoco che circola in queste ore: Lagioia è uno scrittore Premio Strega, ma il riconoscimento lo ha vinto nel 2015 con La ferocia, non con questo libro, che è un’opera di non-fiction e non un romanzo. Curiosità nella curiosità, prima di finire lui stesso a Venezia, Lagioia della Mostra era stato selezionatore, nel 2013 e nel 2014.
La scelta di fondo, dichiarata dagli autori, è non trasformare la tragedia in spettacolo. Gabbriellini ha raccontato di aver voluto osservare con tenerezza un ragazzo non ancora uomo, tra le crepe delle sue fragilità. Il film assume il fatto come origine narrativa e sposta lo sguardo dall’evento alle sue radici: le dinamiche sociali, culturali ed emotive che hanno potuto condurre due giovani a una violenza insensata. È il ritratto di una generazione in bilico, più che la ricostruzione di un omicidio, ed è questo che lo colloca in quel filone di cinema che parte dalla cronaca per interrogare il presente.

Una produzione italiana con HBO Max, in sala dal 1 ottobre
La città dei vivi è una produzione Eagle Pictures, Cinemaundici e Lungta Film con la partecipazione di HBO Max. A produrre sono Roberto Proia per Eagle Pictures, Olivia Musini per Cinemaundici, Maurizio Piazza e Andrea Calbucci per Lungta Film. La distribuzione è di Eagle Pictures, che porta il film nelle sale il 1 ottobre.
L’uscita sarà accompagnata da un percorso di proiezioni e incontri rivolto agli studenti di scuole e università: una scelta coerente con un film che non guarda al delitto in sé, ma alle domande che lascia aperte.












