Home Film‘Dio ride’ di Veronesi: il frate che sfida il potere della Chiesa

‘Dio ride’ di Veronesi: il frate che sfida il potere della Chiesa

Il film di chiusura dell'83ª Mostra di Venezia porta Pierfrancesco Favino nei panni di frate Leopoldo, un predicatore che racconta un Dio capace di ridere. Nelle sale dal 29 ottobre.

by Valeria Bernardo

C’è un momento, nel cinema italiano, in cui una commedia decide di guardare in faccia il potere senza smettere di sorridere. Giovanni Veronesi lo cerca da tutta la carriera, tra i Manuale d’amore e I moschettieri del Re, e con Dio ride prova a fissarlo definitivamente. Il film ha chiuso la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, proiettato in prima mondiale fuori concorso il 12 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, subito dopo la cerimonia di premiazione. Nelle sale ci arriva il 29 ottobre con PiperFilm.

Un frate del Seicento che racconta un Dio capace di ridere

Al centro del racconto c’è Frate Leopoldo da Casamacchia, un uomo che nel cuore del Seicento parla di Dio come nessuno prima di lui. Mentre la Chiesa predica in latino, distante e solenne, Leopoldo racconta il Vangelo con una gioia contagiosa, portando sollievo e speranza a chi lo ascolta. Il suo è un Dio vicino agli uomini, capace persino di ridere insieme a loro. Il messaggio corre di villaggio in villaggio, conquista migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque, e le chiese cominciano a svuotarsi.

È qui che la parabola si fa politica. Quel clamore arriva fino a Roma, e l’eco di quella voce suona pericolosa per chi governa attraverso la paura. Papa Innocenzo X affida il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili. E mentre il destino di Leopoldo pare ormai segnato, quello di Maculani, e di chi come lui è stato toccato dal dubbio, prende direzioni impreviste. Perché si può spegnere una voce, ma non ciò che quella voce ha lasciato negli altri.

Favino frate, Orlando inquisitore: il gruppo di interpreti

Pierfrancesco Favino veste il saio di frate Leopoldo, Silvio Orlando indossa la porpora del cardinale Maculani. Attorno a loro un gruppo che intreccia generazioni diverse del cinema e del teatro italiano: Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi, quest’ultimo nel ruolo di Papa Innocenzo X.

Veronesi ha raccontato di essersi avvicinato alla materia religiosa da posizione laica. Da toscano che si definisce miscredente, ha spiegato di aver sempre guardato con timore al mondo della fede, e di essere stato attratto proprio dal fascino di un potere che non conosce. La lettura che dà del suo protagonista è tutta umana: Leopoldo dimostra che avendo fede in se stessi si può raggiungere uno scopo, a patto di restare onesti e veri.

La libertà come tema, l’ironia come registro

Ambientato nel cuore del Seicento e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, Dio ride mette al centro la libertà e il rapporto tra l’uomo e il potere, attraverso la storia di un frate che, con la sola forza della sua umanità, cambia la vita delle persone che incontra. Il direttore della Mostra Alberto Barbera ha spiegato la scelta di affidare al film la chiusura del festival parlando di una combinazione riuscita di ironia e leggerezza applicata a un tema tradizionalmente serio, un registro che appartiene a una tradizione del cinema italiano troppo a lungo trascurata.

A partire dal 13 settembre il film affronta un tour di anteprime su tutto il territorio nazionale, che accompagna la pellicola fino all’uscita del 29 ottobre.

Dietro la macchina da presa

Dio ride è scritto da Giovanni Veronesi, Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini e Nicola Deorsola, con la collaborazione di Paolo Portone e Jean Jacques Ilunga. La produzione è firmata Indiana Production, società Vuelta, insieme a Ogi Film e PiperFilm in collaborazione con Netflix: produttori Fabrizio Donvito, Benedetto Habib, Marco Cohen e Daniel Campos Pavoncelli per Indiana Production, Massimiliano Orfei, Luisa Borella e Davide Novelli per PiperFilm. La distribuzione nelle sale è di PiperFilm, le vendite internazionali di Piperplay.

Il comparto tecnico riunisce alcuni nomi noti del cinema italiano: la fotografia è di Maurizio Calvesi, la scenografia di Carmine Guarino, i costumi di Carlo Poggioli, il trucco di Alessandra Vita, le acconciature di Rodolfo Sifari, il casting di Nicola Deorsola, il montaggio di Patrizio Marone. Le musiche, prodotte da CAM Sugar e Indiana Production, portano la firma di Paolo Buonvino, tra i compositori più autorevoli e riconoscibili della scena contemporanea, di cui ci siamo occupati nella rubrica I Maestri del suono dedicata ai grandi autori delle colonne sonore.

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