Dieci milioni di biglietti staccati in poco più di due mesi, in un Paese che sulle mappe dell’animazione mondiale non compare quasi mai. Jumbo – La voce di Don, esordio nel lungometraggio di Ryan Adriandhy, ha fatto dell’Indonesia un caso da manuale: primato assoluto per un film d’animazione nel Sud-est asiatico, un successo costruito lontano dai poli produttivi di Hollywood e del Giappone. Dal 15 ottobre arriva nelle sale italiane distribuito da Amaranta Frame, dopo l’anteprima al Giffoni Film Festival, dove ha raccolto l’applauso convinto della platea più giovane.
Una favola su Don, il bambino che voleva alzare la testa
Deriso dai coetanei con il soprannome di Jumbo, Don sogna di dimostrare quanto vale partecipando a un talent show con uno spettacolo ispirato al libro di fiabe scritto dai suoi genitori, ormai scomparsi. Quando un bullo gli ruba il libro, il suo cammino cambia direzione: incontra Meri, una bambina fantasma che arriva dal mondo degli spiriti e che ha bisogno di aiuto per ricongiungersi con i propri genitori. I due partono insieme per un viaggio tra mondi diversi, imparando ad appoggiarsi l’uno all’altra e scoprendo cosa significa davvero l’amicizia. Sotto la superficie da avventura per bambini, il film lavora su materia adulta: il lutto, la solitudine, il bisogno di essere visti. È probabilmente la ragione per cui ha tenuto le sale piene ben oltre il pubblico dei più piccoli.
Un primato costruito fuori dai grandi poli dell’animazione
Prodotto da Visinema Studios in coproduzione con Springboard Entertainment e Anami Films, scritto da Adriandhy insieme a Widya Arifianti, Jumbo è arrivato a circa 10 milioni di spettatori, diventando il film d’animazione più visto nella storia dell’Indonesia e la produzione d’animazione col maggior incasso mai registrata nel Sud-est asiatico. Numeri che pesano ancora di più se si considera come sono stati ottenuti: cinque anni di lavorazione e oltre 420 tra artisti, animatori e tecnici, tutti indonesiani, senza appaltare nulla all’estero. Per raccontare quella gestazione lenta Adriandhy ha scelto un’immagine presa dalla sua cultura, quella del kue lapis, il dolce tradizionale che si prepara con pazienza, uno strato dopo l’altro. L’attenzione, in patria, non è passata inosservata nemmeno sul piano del prestigio: Jumbo è stato il primo film d’animazione a ottenere una candidatura come miglior film ai Citra Award, i massimi riconoscimenti del cinema indonesiano.

La voce, dal titolo al doppiaggio italiano
Non è un caso che il titolo italiano scelto da Amaranta Frame sia Jumbo – La voce di Don. La voce è il centro di gravità del film, il tema attorno a cui ruota il percorso del protagonista: un bambino che deve trovare il coraggio di farsi sentire. Ed è anche il punto in cui l’edizione italiana si gioca la sua parte. Il doppiaggio riunisce alcune delle voci più riconoscibili del nostro cinema, da Luca Ward a Mario Cordova e Angiola Baggi, accanto alle giovani voci dei protagonisti. Per un film che nasce in una lingua distante e viene portato in una sala italiana, l’adattamento non è un dettaglio tecnico ma la porta d’ingresso: è il lavoro che decide se l’emozione costruita a Giacarta arriva intatta a Roma o a Milano.
Un percorso nelle scuole costruito sul doppiaggio
Su questa stessa idea Amaranta Frame ha impostato un progetto didattico rivolto alle scuole primarie e secondarie, presentato da Paolo Ruffini, che usa proprio il doppiaggio come chiave per entrare nella costruzione di un film. Quattro moduli, dedicati all’adattamento del testo, alle giovani voci, ai professionisti del settore e alla musica, accompagnano gli studenti lungo il tragitto che porta un’opera pensata e realizzata in Indonesia fino alla sua versione italiana. È un modo per mostrare, dietro lo schermo, il lavoro linguistico, interpretativo e creativo che di solito resta invisibile.
Con Jumbo – La voce di Don, Amaranta Frame porta in Italia un’animazione che arriva da un mercato ancora poco rappresentato nelle nostre sale, proseguendo una ricerca tra cinematografie emergenti. E lo fa con un film che, dietro la sua storia di spiriti e di libri di fiabe, parla a chiunque abbia mai avuto bisogno di trovare la propria voce.












