Cassian Andor torna in libreria, questa volta come oggetto da studiare pagina dopo pagina. The Art of Star Wars: Andor è un art book pubblicato da Abrams Books il 30 giugno 2026, scritto da Phil Szostak, e copre sia la prima sia la seconda stagione della serie Disney+ Star Wars: Andor. Il volume, dal sottotitolo The Complete Series, arriva dunque a saga conclusa e prova a restituire il lavoro che ha reso la serie di Tony Gilroy la più premiata dell’universo Star Wars.
Il formato è quello imponente a cui la collaborazione tra Lucasfilm e Abrams ci ha abituati. L’hardcover contiene 288 pagine di artwork e approfondimenti su carta lucida di alta qualità, misura 30 cm per 27,5 cm, ed è un libro robusto e sorprendentemente pesante. Il racconto parte dalle origini stesse del progetto. Il libro comincia con uno sguardo al percorso della serie e alla sua genesi dopo Rogue One, incluso il momento in cui Tony Gilroy venne convinto a salire a bordo e l’avvio dei lavori artistici sotto il nome in codice Whitesnake.

A guidare il lettore è un autore che il mestiere lo conosce bene. Phil Szostak, creative art manager di Lucasfilm, lavora al fianco dei reparti artistici di Star Wars dal 2008; diplomato alla School of Visual Arts di New York, ha diretto per oltre tre anni il JAK Films Art Department allo Skywalker Ranch prima di unirsi al team di narrative design di Star Wars: 1313, ed è anche autore dei volumi The Art of Star Wars dedicati a The Mandalorian, The Rise of Skywalker e The Last Jedi.
Al di là delle immagini, il libro documenta l’intero arco produttivo. Attraverso interviste approfondite con Gilroy, la star Diego Luna e i visualist di Lucasfilm, Szostak ripercorre ogni tappa della produzione di Andor, dalle discussioni seguite all’uscita di Rogue One fino alla post-produzione degli ultimi episodi della seconda stagione. Il perimetro geografico è ampio: il volume attraversa le location che hanno definito la serie, tra cui Kenari, Ferrix, Aldhani, Narkina 5, Mina-Rau, Ghorman e Yavin 4, celebrando l’eredità di tutti i ventiquattro episodi.

La parte più curiosa per chi ha amato la serie riguarda ciò che non è mai arrivato sullo schermo. Tra le trame accantonate, il libro racconta che si sarebbe dovuto rivelare come Perrin Fertha fosse a conoscenza dei rapporti tra Mon Mothma e la ribellione, scegliendo però di non intervenire. Un’altra scena tagliata, collocata nel primo arco narrativo, mostrava l’inesperienza di Syril Karn come leader: un ufficiale gli consegnava i pezzi di un blaster, ma non sapendolo montare era l’ufficiale stesso a farlo per lui. Il materiale rivela inoltre che alcuni membri dell’Imperial Security Bureau erano stati inizialmente pensati come alieni, con il concept art che indica come Avril Heert, l’assistente di Dedra Meero, fosse in origine concepita come un’umanoide dalla pelle blu, forse una Chiss.
C’è spazio anche per un aneddoto di design che rivela le radici cinematografiche della serie. Il production designer Luke Hull ha raccontato di aver voluto che la TIE Avenger somigliasse quasi all’astronave aliena di Flight of the Navigator.
Il richiamo al cinema non è casuale, perché la forza di Andor è sempre stata la sua natura concreta e materica. Come sintetizza la presentazione ufficiale, ogni pezzo di concept art, dalle uniformi dell’ISB agli abiti da lavoro di Ferrix, fino alle celle asettiche della prigione di Narkina 5, ha una tattilità che salta fuori dalla pagina. Il contrasto tra i due mondi della serie emerge con particolare evidenza. Accanto alle astronavi e alle location, spicca il design dei costumi, dal vestiario pratico e logoro di Ferrix agli abiti eleganti dei personaggi di Coruscant.

Non manca l’attenzione ai crediti, un dettaglio che i lettori di questi volumi conoscono bene. Come sempre in un libro Star Wars, gli artisti sono accreditati a ogni pagina per ogni immagine, e all’inizio del volume compare anche una sezione “Who’s Who” con i nomi delle persone presenti all’interno, tra registi, produttori, artisti, costumisti e sceneggiatori.
Il libro chiude un capitolo che è stato tutto tranne che marginale nella storia recente del franchise. Alle nomination degli Emmy 2025 Andor stagione 2 aveva ottenuto 14 candidature, inclusa quella per Outstanding Drama Series, per poi conquistare 5 statuette. Il riconoscimento più prestigioso è arrivato alla scrittura. Dan Gilroy ha vinto l’Emmy per Outstanding Writing for a Drama Series per l’episodio “Welcome to the Rebellion”, rendendo Andor la prima serie Star Wars di sempre a vincere un Emmy per la scrittura. Vale la pena ricordare come era stata suddivisa la stanza degli sceneggiatori: Tony Gilroy ha scritto i primi tre episodi, Beau Willimon gli episodi 4-6, Dan Gilroy gli episodi 7-9 e Tom Bissell gli episodi 10-12.

Chi volesse recuperare o rivedere la serie la trova senza difficoltà. Le stagioni 1 e 2 di Andor sono disponibili in streaming su Disney+. Il volume, dal canto suo, è già in vendita: The Art of Star Wars: Andor (The Complete Series), pubblicato da Abrams Books e scritto da Phil Szostak, è disponibile ora presso Amazon e altri rivenditori momentaneamente solo in lingua inglese.












