Giorgio Armani non aveva ancora spento la prima candela dalla sua scomparsa che il suo nome è già tornato al centro di una storia cinematografica, questa volta però senza il suo consenso postumo né quello della famiglia. Il produttore Andrea Iervolino ha annunciato Armani: The King of Fashion, un biopic dedicato al percorso umano e professionale dello stilista, affidando la regia a Bille August. Poche ore dopo, l’Armani Group ha diffuso un comunicato per prendere ufficialmente le distanze dall’iniziativa.
Il progetto era stato presentato come un tributo alla figura che ha ridisegnato l’idea stessa di eleganza contemporanea. Il regista Bille August è stato scelto per dirigere ‘Armani: The King of Fashion’, film ispirato alla vita e all’eredità di Giorgio Armani, secondo l’annuncio diffuso dalla società di produzione di Iervolino. La reazione della famiglia e dell’azienda che porta il nome dello stilista non si è fatta attendere: “While aware of the existence of Andrea Iervolino & Bille August’s project, Armani: The King of Fashion, the Armani Group has never been involved in the initiative, nor has it authorized, supported, endorsed, or participated in its development or production”, si legge nel comunicato ufficiale. La nota prosegue chiarendo che “the company therefore considers itself entirely unrelated to the project and dissociates itself from both the director and the content of the project”.
Una precisazione arrivata a stretto giro, tanto che la dichiarazione è stata inviata alla testata che per prima aveva riportato la notizia della regia di Bille August, poco dopo l’annuncio ufficiale. Un dettaglio che racconta bene la rapidità con cui la famiglia ha voluto marcare la propria estraneità al progetto, prima ancora che si potesse consolidare una narrazione diversa nell’opinione pubblica.

Non si tratta di un caso isolato nel panorama dei biopic dedicati alla moda. Unauthorized fashion biopics aren’t new: la produzione del 2021 sulla famiglia Gucci, House of Gucci diretto da Ridley Scott, fu realizzata senza la cooperazione degli eredi della famiglia Gucci, che in seguito criticarono il film per quelle che descrissero come diverse inesattezze fattuali. Un precedente che oggi torna inevitabilmente alla mente osservando le dinamiche del progetto su Armani.
La regia è stata affidata a un nome di peso nel panorama del cinema d’autore europeo. Bille August è un regista veterano, i cui crediti includono The Best Intentions, Pelle the Conqueror e The Count of Monte Cristo, quest’ultimo realizzato in forma di miniserie nel 2025 e approdato in Italia su Rai1 con Sam Claflin protagonista. Il cineasta danese resta tra i pochissimi ad aver conquistato per due volte la Palma d’Oro a Cannes, un riconoscimento che rafforza le aspettative attorno al progetto, indipendentemente dalle polemiche che lo accompagnano. Presentando la scelta del regista, lo stesso Iervolino ha descritto il suo lavoro come “distinguished by elegance, emotional intelligence and a remarkable respect for the lives he portrays”.
Alla sceneggiatura lavorerà Bobby Moresco, premio Oscar per Crash e collaboratore di lunga data del produttore. Moresco, che ha già lavorato più volte con Iervolino, è al momento impegnato anche nella regia del biopic Maserati: The Brothers, con Al Pacino, Anthony Hopkins, Andy Garcia e Jessica Alba. La stessa società di produzione vanta inoltre il precedente di Ferrari, il film dedicato al fondatore della casa automobilistica emiliana diretto da Michael Mann con Adam Driver e Penélope Cruz.
Sul fronte narrativo, il film dovrebbe seguire l’ascesa di Armani dagli esordi fino alla costruzione di uno dei marchi più influenti della storia della moda. Nato a Piacenza nel 1934, Armani iniziò la propria carriera come vetrinista, per poi diventare apprendista del celebre stilista italiano Nino Cerruti; nel 1975 fondò la propria azienda insieme al compagno, l’architetto italiano Sergio Galeotti, con cui ebbe un lungo legame personale. Un capitolo della sua biografia che, va ricordato, non è mai stato oggetto di grande esposizione mediatica in vita: Armani era un uomo estremamente riservato, e resta da capire quanto la sceneggiatura di Moresco vorrà entrare in questa dimensione privata.

Il legame dello stilista con il cinema, del resto, non si è mai limitato al ruolo di soggetto: per decenni Armani ha vestito il grande schermo, contribuendo a definire l’immaginario di pellicole diventate iconiche. La sua collaborazione con Hollywood comprende il lavoro su American Gigolo del 1980 con Richard Gere, il film con Leonardo DiCaprio The Wolf of Wall Street e il dramma ambientato negli anni Trenta di Kevin Costner, The Untouchables. Non è un caso che, prima ancora di questo progetto, la sua figura fosse già stata raccontata al cinema: l’icona della moda era stata in precedenza soggetto di un cortometraggio del 2015 firmato da Martin Scorsese.
Sul fronte pratico, restano ancora molte incognite. Nessun nome è stato al momento accostato al ruolo del protagonista, e non è stata comunicata alcuna data per l’inizio delle riprese. Nulla è stato ancora annunciato riguardo al cast, mentre resta aperta anche la domanda su quanto il film sceglierà di raccontare della sfera privata dello stilista rispetto alla sua opera pubblica. Un’incertezza che si somma a quella, ben più delicata, sul rapporto tra la produzione e gli eredi: secondo alcune ricostruzioni circolate all’estero, non è ancora chiaro se Iervolino lavorerà con i familiari più stretti dello stilista, tra cui la sorella e altri parenti diretti, per la costruzione del racconto biografico.
Giorgio Armani si è spento il 4 settembre 2025, all’età di 91 anni, a causa di un’insufficienza epatica. La sua eredità, fatta di rigore sartoriale e di un’idea di eleganza capace di attraversare passerelle e red carpet per oltre quarant’anni, resta oggetto di un dibattito che il cinema, ancora una volta, sceglie di raccontare senza attendere il via libera di chi quell’eredità la custodisce per statuto e per sangue.












