Willy il Coyote ha inseguito Beep Beep per settant’anni senza mai afferrarlo. In Coyote vs. Acme cambia strategia: invece di ordinare l’ennesima cassa di esplosivo, fa causa a chi gliela vende. È la premessa più semplice e più intelligente che il marchio Looney Tunes abbia portato al cinema da decenni, e per una volta la vicenda dietro le quinte è persino più rocambolesca di quella sullo schermo. Il film, distribuito in Italia da Lucky Red dal 2 settembre, arriva in sala dopo essere stato dato per morto due volte.
Coyote vs. Acme, di cosa parla il film
Dopo che ogni ordigno della Acme Corporation gli si è ritorto contro nella caccia a Beep Beep, Willy il Coyote decide di rivolgersi a un tribunale. Assume Kevin Avery (Will Forte), un avvocato da cartellone pubblicitario più abituato agli incidenti stradali che alle aule importanti, e con lui trascina la Acme in giudizio per la lunga catena di prodotti difettosi. Ad affiancare Avery c’è la nipote Paige (Lana Condor), mentre dall’altra parte del banco siede Buddy Crane (John Cena), avvocato di grido della Acme e, non a caso, ex datore di lavoro di Kevin. Nel cast anche Tone Bell, P.J. Byrne, Martha Kelly e Luis Guzmán, con Eric Bauza a dare voce alla galleria di personaggi Looney Tunes che affolla il film, da Bugs Bunny a Daffy Duck a Titti.
La regia è di Dave Green, la sceneggiatura di Samy Burch su un soggetto scritto con James Gunn e Jeremy Slater. Il punto di partenza è geniale e reale: un articolo umoristico di Ian Frazier pubblicato sul New Yorker nel 1990, costruito come un vero atto di citazione redatto dall’avvocato del Coyote contro la Acme. Il film prende quello spunto e lo espande in un legal movie vero e proprio, con fase istruttoria, processo e perfino un’appendice in un’aula del Congresso, ambientato in un mondo dove i cartoni convivono con gli esseri umani.

Il film che Warner Bros. voleva far sparire
Qui la storia diventa quasi imbarazzante nel suo essere perfetta. Coyote vs. Acme è un film su un piccolo che porta in tribunale una corporazione senza volto per i danni che gli ha inflitto. Nel novembre 2023 la corporazione senza volto che lo aveva prodotto, Warner Bros. Discovery, ha deciso di accantonarlo per uno sgravio fiscale, cancellando un lavoro già finito costato circa 72 milioni di dollari. Il film doveva sparire in un cassetto contabile, come già accaduto a Batgirl.
La reazione del pubblico e dell’ambiente ha costretto lo studio a fare marcia indietro e a lasciare che gli autori cercassero un altro distributore. Dopo mesi di trattative andate a vuoto, nel marzo 2025 è arrivata Ketchup Entertainment, che ha acquistato i diritti mondiali per circa 50 milioni e ha riportato il film sul grande schermo. Difficile trovare un caso in cui la trama di un film e la sua lavorazione si specchino così: la Acme del racconto e lo studio della realtà finiscono per assomigliarsi, e questa coincidenza dà al film un peso che nessuna sceneggiatura avrebbe potuto programmare a tavolino.
L’eredità di ‘Chi ha incastrato Roger Rabbit’
Il paragone che quasi tutta la critica ha tirato fuori è con Chi ha incastrato Roger Rabbit, ed è il paragone giusto, a patto di intendersi. Il film di Robert Zemeckis del 1988 non era un film Looney Tunes: era un’operazione a sé, capace di far coesistere cartoni e attori in carne e ossa dentro una cornice noir. Coyote vs. Acme non ne raccoglie il marchio ma la lezione, cioè l’idea che l’incontro tra disegno e ripresa dal vivo funzioni davvero solo quando i due mondi si prendono sul serio a vicenda.
È un punto che pesa, perché il Coyote è appena il quarto ibrido live action della saga Looney Tunes dopo Space Jam, Looney Tunes: Back in Action e Space Jam: A New Legacy, e quei precedenti hanno un rapporto altalenante con la critica. Stavolta il lavoro di animazione affidato a DNEG e la colonna sonora di Steven Price sembrano puntare più all’artigianato che alla nostalgia facile. La delizia esilarante di cui parla Frank Scheck sull’Hollywood Reporter, che lo colloca tra i migliori ibridi mai realizzati, nasce proprio da qui.

Willy il Coyote come eroe tragico
C’è poi una lettura che il film sembra rivendicare fin dalla premessa, ed è la più bella. Willy il Coyote è il perdente per definizione: insegue da sempre qualcosa che non prenderà mai, e ogni suo piano gli esplode letteralmente in faccia. Portarlo in tribunale significa dargli finalmente una voce e una possibilità di rivalsa, trasformare la gag infinita in una storia con una posta in gioco. Brian Vanhooker su Polygon lo definisce la commedia più divertente del 2026 e sottolinea come le trovate non si limitino a riciclare i corti degli anni Quaranta. Non tutti sono d’accordo su come regga la struttura: Danny Leigh sul Financial Times osserva che la presenza degli attori rallenta il ritmo forsennato tipico dei Looney Tunes, pur trovando la storia sorprendentemente tenera e sottilmente arguta.
Coyote vs. Acme, com’è stato accolto dalla critica
L’accoglienza è quasi unanime, e per una larga parte della critica siamo davanti al miglior film Looney Tunes mai realizzato. Le voci fredde però esistono e vanno registrate, perché una recensione onesta non nasconde il dissenso: Mark Kennedy dell’Associated Press liquida il film chiedendo ironicamente un intervento sullo script, e Kevin Maher del Times lo giudica confuso e non superiore al già tiepido Looney Tunes: Back in Action. Resta il fatto che, per un film destinato al macero fiscale, arrivare in sala con questa reputazione è già di per sé un lieto fine che il Coyote, per una volta, si è meritato. A noi è piaciuto e non poco.
Coyote vs. Acme è nelle sale italiane con Lucky Red: vale il biglietto, e vale ancora di più la storia che si porta dietro.
Scheda tecnica
Cast principale
- Will Forte – Kevin Avery
- Lana Condor – Paige Avery
- John Cena – Buddy Crane
- Tone Bell – Sal Maltese
- Luis Guzmán – giudice Troppogrosso












