George Clooney è salito sul palco della Sala Grande come sa fare solo lui, tra autografi, sorrisi e un italiano da turista innamorato, e ha di fatto aperto Venezia 83 nel modo più prevedibile e più efficace: prendendosi tutta la scena. Il Leone d’Oro alla carriera consegnato mercoledì sera ha dato alla serata inaugurale un baricentro sicuro, quello di un divo che al Lido si muove come a casa propria. Ma la Mostra, appena partita, ha già voltato pagina: la giornata di giovedì porta sul red carpet due maestri come Werner Herzog e Martin McDonagh, e riporta il cinema italiano al centro con Gianni Amelio. Il festival, insomma, smette subito di essere una serata di gala e diventa quello che deve essere.
Clooney e il Leone alla carriera: l’apertura di rito, fatta bene
La cerimonia inaugurale, condotta per la prima volta da una coppia, Greta Scarano e Nicolas Maupas, ha ruotato tutta attorno a lui. La laudatio è stata affidata a Laura Dern, compagna di set in Jay Kelly, mentre sul palco si è esibito Tutti Fenomeni. Ritirando il premio, Clooney ha ricordato quanto Venezia sia il suo festival del cuore e ha scherzato sul fatto che un riconoscimento alla carriera sia anche il segnale che gli anni passano.
Nulla di sorprendente, ed è esattamente il punto. Clooney è uno degli ultimi divi capaci di reggere da solo il peso simbolico di una serata come questa, e la scelta di aprire con lui è una dichiarazione di intenti: un’edizione che guarda molto all’Italia e all’Oriente, con Hollywood più contenuta del solito, si concede comunque la sua stella di garanzia. Sullo sfondo, la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal, chiamata a decidere il 12 settembre chi porterà a casa il Leone d’Oro.
Ink di Danny Boyle: il primo film in gara
Ad aprire ufficialmente la corsa al Leone d’Oro è stato Ink, quindicesimo lungometraggio di Danny Boyle e adattamento della pièce di James Graham candidata ai Tony nel 2019. Il film ricostruisce il 1969 e la nascita del tabloid The Sun sotto la spinta di Rupert Murdoch e del direttore Larry Lamb, con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy. In Italia lo distribuirà Lucky Red.
Sulla carta è materiale perfetto per Boyle: l’ascesa di un giornalismo popolare e spregiudicato, raccontata con l’energia e il montaggio nervoso che sono la sua firma. Un film sul potere dell’informazione che apre un festival è una scelta tutt’altro che neutra, e vale la pena vedere se la messa in scena regge la tesi o se si limita a illustrarla.

La giornata dei maestri: Herzog e McDonagh in concorso
Se l’apertura è stata glamour, giovedì la Mostra alza l’asticella sul piano autoriale. Alle 17 in Sala Grande arriva Bucking Fastard, ritorno alla finzione di Werner Herzog dopo sette anni. Il regista tedesco porta a Venezia la storia vera di due gemelle inglesi legate al punto di parlare all’unisono, condividere gli stessi sogni e arrivare ad amare lo stesso uomo: a interpretarle sono Kate e Rooney Mara, con Orlando Bloom e Domhnall Gleeson. Un soggetto di ossessione e simbiosi che è terreno naturale per il cinema di Herzog.
In serata tocca a Martin McDonagh con Wild Horse Nine: alla vigilia del colpo di Stato cileno del 1973, due agenti della CIA al centro di una vicenda che, conoscendo l’autore di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, difficilmente sarà lineare. Nel cast John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Tom Waits e Parker Posey. Due film che, da soli, giustificano la giornata. Nel pomeriggio spazio anche ai documentari fuori concorso, da Everest: The Other Side dei premi Oscar Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin a Burgundy sul mondo del vino francese.
Il cinema italiano riparte da Amelio
Fuori concorso, la giornata consegna all’Italia il suo appuntamento più pesante: Nessun dolore di Gianni Amelio. Al centro c’è Davide, giovane libraio romano la cui esistenza viene ribaltata dall’arrivo improvviso di un bambino venuto dal Nord Africa, in un racconto che intreccia accoglienza e responsabilità. Sul red carpet Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, un terzetto che da solo dice la statura del progetto.
È il segnale che l’edizione dei cinque titoli italiani in concorso fa sul serio, e che Venezia 83, passata la vetrina della prima sera, torna a essere quello che conta davvero: un festival di cinema.












