Home FilmVenezia 83: Martone, Fanelli e Ronan cambiano pelle al Lido 

Venezia 83: Martone, Fanelli e Ronan cambiano pelle al Lido 

La corsa al Leone d'Oro affidata a NAZA e a Un peu avant minuit, mentre Scherzetto di Martone, Emanuela Fanelli e Saoirse Ronan si prendono il fuori concorso: la nona giornata al Lido.

by Mauro Terrone

Giovedì è piovuto sul Lido, e la pioggia ha fatto quello che a Venezia 83 stava già succedendo da solo: ha spostato il baricentro. Nella nona giornata la corsa al Leone d’Oro è avanzata sottovoce, affidata a due film piccoli e severi, mentre tutto il resto, le star, i gesti plateali, le trasformazioni, si accendeva lontano dal concorso, fuori gara.

Toni Servillo che invecchia dentro una casa napoletana, Emanuela Fanelli invecchiata di ventitré anni per finta, Saoirse Ronan che passa dietro la macchina da presa: al Lido, giovedì, si è parlato soprattutto di tempo, e di quanto costa cambiare pelle. Il paradosso della giornata è che i due film chiamati a giudicare, quelli in concorso, raccontavano esattamente la stessa cosa, ma con la voce bassa.

NAZA, il concorso guarda a Gaza dal buio dei tetti di Tel Aviv

Il primo dei due titoli in gara è anche il più duro. NAZA, in anteprima mondiale in Sala Grande, è diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro autori di No Other Land, il documentario premiato con l’Oscar nel 2025. Prodotto dal Guardian con James Wilson e con Jonathan Glazer come produttore esecutivo, dura ottanta minuti ed è costruito per sottrazione: girato di notte sui tetti di Tel Aviv, raccoglie le testimonianze anonime di ventiquattro tra ufficiali dell’intelligence e soldati israeliani. Il titolo riprende un acronimo militare, dall’ebraico Nezek Agavi, che si traduce come danno collaterale.

Secondo i registi, quelle voci servono a ricostruire dall’interno i meccanismi che stanno dietro le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, dai sistemi di tracciamento fino alle procedure che decidono la sorte di interi edifici. La critica presente al Lido lo ha accolto come un lavoro rigoroso e necessario, un documentario che sceglie il buio e il silenzio e chiede allo spettatore di ascoltare più che di guardare. Arriverà nelle sale italiane a fine settembre distribuito da I Wonder Pictures.

Un peu avant minuit, Nicolas Pariser e l’uomo che fa i conti col tempo

L’altro titolo in concorso porta la firma di Nicolas Pariser, francese, alla sua prima volta in gara a Venezia dopo due passaggi alla Quinzaine di Cannes: un autore che Alberto Barbera ha indicato tra le sorprese più forti di questa selezione. Un peu avant minuit, titolo internazionale One Minute to Midnight, segue Léo, quarantanove anni, il volto di Melvil Poupaud. Sul punto di lasciare la compagna, Léo scopre della morte del padre biologico, un italiano che non ha mai conosciuto, e prima di partire per l’Italia a sbrigare le pratiche ereditarie passa una settimana a Parigi a fare il bilancio della propria vita.

È un film di parola, fatto di lunghe camminate e piani sequenza, che usa la crisi privata di un uomo di mezza età per guardare a quella, ben più grande, delle democrazie europee. Nel cast Chiara Mastroianni, Golshifteh Farahani, Anaïs Demoustier, Clara Pacini e Micha Lescot. Alcune sequenze sono state girate in Emilia-Romagna, tra Ferrara, Bondeno e Sasso Marconi. E qui si chiude il cerchio con il fuori concorso: perché Léo che ripercorre le sue occasioni mancate è lo stesso movimento del protagonista del film più atteso della serata.

Scherzetto, Martone e Servillo tornano al Lido dopo cinque anni

Mario Martone mancava da Venezia dal 2021, dai tempi di Qui rido io. Ci torna fuori concorso con Scherzetto, adattamento dell’omonimo romanzo di Domenico Starnone e settima collaborazione con Toni Servillo. Servillo è Daniele Mallarico, illustratore settantenne, vedovo, trapiantato a Milano, che torna nella casa napoletana della sua infanzia per badare qualche giorno al nipotino di cinque anni. Da quel confronto tra un vecchio e un bambino nasce un duello che oscilla di continuo tra commedia, malinconia e una spruzzata di thriller psicologico, con la casa affacciata sui binari come un teatro dei fantasmi.

L’accoglienza ha diviso. Una parte della critica lo ha salutato come una delle più belle sorprese italiane del festival, per la leggerezza apparente e per il gioco vero che si instaura tra Servillo e il piccolo Lorenzo Perrotta. Un’altra lo ha trovato incompiuto, dal ritmo affaticato, un film che promette più di quanto mantiene. Alla proiezione Serena Rossi, nel cast nel ruolo della figlia di Mallarico, ha ricevuto il Premio Campari Passion for Film. Scherzetto arriverà nelle sale con 01 Distribution.

Peccato, Emanuela Fanelli si presenta invecchiata di ventitré anni

La provocazione più chiacchierata della giornata è arrivata prima ancora della proiezione, sul red carpet. Emanuela Fanelli, quarant’anni, si è presentata al Lido truccata e vestita come una donna di sessantatré: ventitré anni aggiunti di proposito, un piccolo manifesto contro l’ossessione per l’eterna giovinezza e insieme la promozione perfetta per Peccato, la serie di Valerio Vestoso in cui interpreta una versione futura di se stessa, ambientata nel 2049. Un mockumentary che ricostruisce una carriera immaginaria tra finte interviste e materiali d’archivio.

Per Fanelli è un ritorno rovesciato: l’anno scorso era la conduttrice del festival, quest’anno ne diventa protagonista con un progetto che gioca proprio su quel confine tra realtà e finzione. Sul red carpet, accanto a lei, il gruppo di interpreti della serie, da Alessandro Borghi a Geppi Cucciari a Paola Cortellesi. La serie è annunciata prossimamente su HBO Max.

Saoirse Ronan passa dietro la macchina da presa con Paper Plane

Se Fanelli cambia età, Saoirse Ronan cambia mestiere. L’attrice irlandese ha portato agli Orizzonti Corti Paper Plane, il suo esordio alla regia, che firma anche come interprete. È il gesto più netto della giornata sul tema della trasformazione: una delle attrici più premiate della sua generazione che sceglie di raccontare da un’altra sedia, quella del regista. La pioggia ha costretto a un red carpet ridotto, ma la sostanza è tutta nel cortometraggio e in quel passaggio di ruolo.

Verso il Leone d’Oro

Restano due giorni. Sabato 12 settembre la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal assegnerà i premi, e la cerimonia di chiusura vedrà l’esibizione di Francesca Michielin. La nona giornata lascia in eredità una domanda che vale per l’intero festival: quanto pesa, nella memoria di un’edizione, ciò che accade dentro il concorso rispetto a ciò che lo circonda. Perché giovedì il Lido ha fatto rumore soprattutto fuori gara, ma le cose che restano, forse, le hanno dette sottovoce due film piccoli, uno sul buio di Gaza e uno su un uomo che cammina per Parigi cercando di capire dove ha sbagliato.

Related Articles