Alla fine di Bastardi senza gloria, mentre incide una svastica sulla fronte del colonnello Hans Landa, il tenente Aldo Raine si volta verso il suo compagno e dichiara di aver appena firmato il suo capolavoro. Per diciassette anni quella battuta è rimasta il sigillo di una delle sequenze più discusse del cinema di Quentin Tarantino. Oggi assume un significato diverso, perché il regista ha detto a chiare lettere ciò che quella frase sembrava anticipare.
Il film è arrivato nelle sale il ventuno agosto duemilanove e da allora ha continuato a dividere e affascinare gli appassionati. Ambientato nella Francia occupata dai nazisti, racconta le imprese di un gruppo di soldati ebrei americani decisi a eliminare i vertici del Terzo Reich, mentre una giovane sopravvissuta prepara la propria vendetta. La storia segue un gruppo di guerriglieri cacciatori di nazisti, mentre una ragazza ebrea nascosta nella Francia occupata vuole vendicare la sua famiglia uccisa contro i nazisti che finiscono per organizzare una prima cinematografica nel suo cinema.
Il progetto ha attraversato una lunga gestazione prima di diventare il film che conosciamo, con un cast corale che riunisce Brad Pitt, Christoph Waltz e Mélanie Laurent. La prova di Waltz nei panni del colonnello Hans Landa è valsa all’attore l’Oscar come miglior attore non protagonista, uno dei riconoscimenti più celebrati della pellicola. A distanza di anni l’opera resta tra le più solide della filmografia del regista, con un consenso critico che il tempo non ha scalfito.

Quella battuta si è avverata diciassette anni dopo
Il punto è che la frase pronunciata da Aldo Raine non era soltanto la chiusura brutale di una missione. Molti hanno letto in quella dichiarazione un ammiccamento del regista al proprio pubblico, un commento sul valore dell’opera stessa. E nell’estate del duemilaventicinque quella lettura ha trovato conferma diretta.
Ospite del podcast The Church of Tarantino, il regista ha stilato una sorta di classifica personale dei suoi film. Ha detto di considerare Kill Bill il film che era nato per fare, Bastardi senza gloria il suo capolavoro e Once Upon a Time in Hollywood il suo preferito. Ha aggiunto che Bastardi senza gloria è anche la sua migliore sceneggiatura, con The Hateful Eight e Once Upon a Time in Hollywood subito dietro.
Il cortocircuito è evidente. La battuta con cui Raine definisce il suo lavoro un capolavoro coincide con il giudizio che Tarantino ha dato del film intero. Quando Aldo Raine dice “credo che questo possa essere il mio capolavoro”, è più di una battuta sulla svastica che sta per incidere sulla fronte di Hans Landa: strizza l’occhio allo spettatore. Un gioco di specchi tra il personaggio e l’autore, che dopo diciassette anni ha trovato la sua conferma esplicita.

Cosa aspetta chi ama Tarantino oggi
La stessa conversazione ha toccato anche il futuro del regista, che da tempo dichiara di volersi fermare dopo dieci film. Il progetto a lungo indicato come suo decimo e ultimo lavoro, The Movie Critic, è stato accantonato. Ambientato nel 1977, era nato come una serie televisiva in otto episodi, un’idea che il regista aveva anticipato nel 2022. Tarantino ha spiegato che il progetto è stato abbandonato perché troppo simile ai suoi lavori precedenti.
Nel frattempo il suo universo cinematografico continua a espandersi anche senza di lui alla regia. Novembre porta l’uscita in IMAX di The Adventures of Cliff Booth, lo spinoff sequel di Once Upon a Time in Hollywood guidato da Brad Pitt, che Tarantino non dirige, con David Fincher alla regia, ma di cui ha scritto la sceneggiatura, la prima volta in trent’anni che qualcun altro dirige un suo copione. Tarantino ha rinunciato a dirigere il progetto perché l’idea che il suo decimo e ultimo film fosse un sequel non lo entusiasmava.
Sul suo vero addio al cinema restano quindi molte incognite. La conferma del produttore Robert Richardson che il prossimo film di Tarantino punta a un avvio nell’estate del 2027 è comunque un segnale incoraggiante per chi attende il ritorno del regista dietro la macchina da presa. Nel dubbio su quale sarà l’ultima parola della sua carriera, resta quella di Aldo Raine su quella collina francese, che nel frattempo è diventata la firma di un autore convinto di aver già girato il suo capolavoro.












