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Festival del cinema di Berlino 2026: tutte le recensioni dei film

by Mauro Terrone

Il Festival del cinema di Berlino 2026 è entrato nel vivo nella capitale tedesca e la prima indicazione di rotta arriva dal film d’apertura: No Good Men, firmato dalla regista afghana Shahrbanoo Sadat.

La Berlinale, in programma dal 12 al 22 febbraio, si muove come sempre tra vetrina internazionale e termometro del presente, con una line-up che mette insieme prime mondiali di alto profilo e titoli capaci di intercettare un pubblico più curioso, non necessariamente “da concorso”.

Tra i film più attesi segnalati dal programma spicca At the Sea, con Amy Adams, affiancato da Rose, guidato da Sandra Hüller. Sul fronte delle grandi presenze internazionali, Queen at Sea schiera un cast con Juliette Binoche, Tom Courtenay e Florence Hunt. E poi c’è Rosebush Pruning, che riunisce Callum Turner e Riley Keough, con un ensemble che include anche Jamie Bell, Lukas Gage, Elena Anaya, Tracy Letts, Elle Fanning, Pamela Anderson.

Le prime recensioni pubblicate in questi giorni restituiscono uno spaccato piuttosto netto di ciò che Berlino sta offrendo nel 2026: film che puntano sull’energia del racconto, altri che lavorano per sottrazione, e alcuni che si prendono il rischio di cambiare tono a metà strada.

No Good Men viene letto come un film che gioca inizialmente con un impianto quasi da commedia di situazione, facendo credere allo spettatore di trovarsi davanti a una storia “semplice”, per poi lasciare riemergere, con forza, le tensioni e la violenza che erano state seminate all’inizio. L’impressione è quella di un’opera “modesta” per scala produttiva, ma ambiziosa per intelligenza e capacità di ribaltare le aspettative, fino a un cambio di passo più cupo.

In concorso trova spazio anche Rosebush Pruning, descritto come una commedia nera spinta e volutamente sopra le righe, con un gusto per l’eccesso visivo e per un tipo di provocazione che non mira all’eleganza, quanto all’urto. Nel giudizio critico pesa anche il confronto, dichiarato, con il precedente Motel Destino (2024) di Karim Aïnouz, rispetto al quale questo nuovo lavoro viene percepito come un ulteriore salto nel territorio della decadenza “candy-colored”.

Fuori dal concorso principale, Panorama propone Mouse, diretto da Alex Thompson e Kelly O’Sullivan. Il film viene raccontato come un’esperienza “umana” e ricca, capace di consolidare la traiettoria del duo dopo il loro debutto del 2024, Ghostlight. Il commento critico sottolinea anche un elemento pratico, tipico del circuito festivaliero: la speranza che la presenza a Berlino possa favorire una distribuzione pronta a portarlo rapidamente al pubblico.

A lato, Everybody Digs Bill Evans si presenta come uno degli oggetti più particolari del pacchetto 2026: un film definito intimo e sperimentale, con un’idea forte al centro, riassumibile in una domanda che va oltre il singolo titolo, ma che spesso torna nei migliori documentari e nei film musicali: da dove nasce la magia dell’arte e che fine fa? Il risultato viene indicato come “straordinario” anche per la capacità di tenere insieme l’ordinario e l’eccezionale, lasciando allo spettatore lo spazio per completare il senso.

Il quadro, per forza di cose, è destinato ad ampliarsi giorno dopo giorno, man mano che le proiezioni proseguono e le reazioni si stratificano. Per ora, la sensazione è che Berlino 2026 stia puntando su film con identità marcate, capaci di cambiare registro, di spingere sul grottesco o di inseguire l’intimità, senza ridursi a un’unica idea di “cinema da festival”.

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