Nell’agosto del 2026 Kyle Chandler infila l’anello e la divisa verde di Hal Jordan, il veterano del Corpo delle Lanterne Verdi che in Lanterns prende sotto la sua ala la recluta John Stewart interpretata da Aaron Pierre. La serie HBO punta tutto sull’attrito tra il ragazzo idealista e il maestro disilluso, e affida a Chandler il ruolo che gli riesce meglio da sempre: l’uomo qualunque a cui tocca un peso più grande di lui. Sessant’anni, la faccia onesta e un po’ stanca, lo sguardo di chi preferirebbe una vita normale. Quella maschera Chandler la porta da trent’anni. E la indossò per la prima volta in una serie che in Italia molti ricordano con un affetto sproporzionato rispetto alla fama che ebbe altrove: Ultime dal cielo.
Da Gary Hobson a Hal Jordan: l’uomo comune secondo Kyle Chandler
Prima dell’Emmy vinto nel 2011 per il coach Eric Taylor di Friday Night Lights, prima dei ruoli in Argo, Zero Dark Thirty, The Wolf of Wall Street e Manchester by the Sea, prima del padre di famiglia corroso di Bloodline, Chandler era Gary Hobson: un agente di borsa di Chicago con la vita che gli frana addosso e un dono che non ha chiesto. La linea che unisce tutti questi personaggi non cambia mai, ed è la ragione precisa per cui la HBO lo ha voluto come Hal Jordan. Chandler non fa mai il predestinato né il supereroe di nascita. Fa l’uomo perbene messo alle strette, quello che vorrebbe voltarsi dall’altra parte e non ci riesce. Ultime dal cielo è il luogo dove quella figura nasce, con vent’anni di anticipo sul divismo.

Il giornale del giorno dopo
Il congegno di Ultime dal cielo sta in una frase: ogni mattina Gary Hobson trova sullo zerbino il Chicago Sun-Times del giorno dopo. Non le notizie di oggi, quelle di domani. Ha ventiquattr’ore per impedire che la cronaca stampata su quelle pagine si avveri: l’incendio, l’incidente d’auto, la rapina finita male, il bambino che cade dalla finestra. Nessuna spiegazione, nessuna origine del prodigio: il quotidiano arriva e basta, e con lui la responsabilità. La serie CBS, in onda dal 1996 al 2000 per quattro stagioni e circa novanta episodi, costruisce su questa idea semplicissima un meccanismo quasi perfetto. Ogni puntata è insieme un piccolo giallo rovesciato, perché si conosce il finale ma non il modo per evitarlo, e una parabola morale sul dovere di intervenire.
Il gatto rosso e le regole non scritte
A consegnare il giornale non è un fattorino ma un gatto soriano rosso, che compare con la copia davanti alla porta e sparisce appena Gary prova a seguirlo. Quel gatto è la firma della serie, il tocco di meraviglia che tiene tutto sospeso tra la commedia e il fantastico gentile. Le regole restano volutamente non dette. Gary all’inizio pensa di sfruttare il dono per sé, giocare in borsa, vincere qualche scommessa, e la vita gli presenta puntualmente il conto: il giornale non serve ad arricchirsi, serve a salvare qualcuno. Da lì in avanti la routine si ripete e non stanca mai, perché gli sceneggiatori variano di continuo il vincolo di partenza. Che cosa succede se Gary deve salvare una persona che detesta, se il giornale finisce distrutto, se scopre di non essere l’unico a riceverlo. La forza di Ultime dal cielo sta tutta qui: un’idea minima trattata con inventiva massima.

Gary, Chuck e Marissa: la piccola comunità del segreto
Attorno a Gary ruotano due figure che completano il quadro morale della serie. Chuck Fishman, interpretato da Fisher Stevens, è l’amico d’affari che vede nel giornale del futuro un’occasione di guadagno e rappresenta la tentazione, la voce che chiede perché mai non approfittarne. Marissa Clark, interpretata da Shanésia Davis-Williams, è cieca, conosce il segreto di Gary ed è la sua coscienza: chi non può leggere quelle pagine è proprio la persona che gli ricorda a cosa servono. Il trio regge l’intera impalcatura emotiva dello show, che alterna il registro della commedia leggera a quello del piccolo dramma quotidiano senza mai forzare la mano.
Un’idea che veniva da lontano
Il colpo di genio di Ultime dal cielo non era del tutto inedito. Il meccanismo del sapere in anticipo cosa accadrà affonda le radici in Accadde domani di René Clair, film del 1944 in cui un giornalista riceve dal futuro le notizie del giorno seguente, con tutte le complicazioni del caso. La serie CBS prende quello spunto e lo trasforma in formato televisivo settimanale, diventando a sua volta capostipite di una piccola stirpe di racconti sul conoscere il domani, da Tru Calling a Journeyman. Ultime dal cielo resta il più riuscito del gruppo perché non usa mai il prodigio come effetto speciale, ma come dilemma etico ricorrente, ed è per questo che si lega naturalmente al filone del fantastico gentile raccontato nelle nostre rubriche.

Il piccolo culto italiano di Ultime dal cielo
In Italia la serie arrivò su Canale 5, che la mandò in onda in chiaro tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, e trovò un pubblico affezionato che ancora oggi la ricorda con nostalgia. Il tono rassicurante, la promessa che le cose brutte possono essere fermate se qualcuno decide di darsi da fare, ne fecero un appuntamento familiare, adatto a una fascia pomeridiana e serale generalista. In Svizzera la stessa edizione italiana passò sull’emittente RSI con il titolo Anteprima straordinaria, a conferma di quanto quel doppiaggio abbia fatto da veicolo per un intero bacino di spettatori di lingua italiana. Fuori dai confini nazionali Ultime dal cielo non è mai stata un titolo di culto, ed è proprio questa sproporzione ribaltata a renderla un piccolo tesoro della memoria televisiva italiana.
Il rifacimento annunciato e mai nato
Nel 2022 la CBS ha ordinato la produzione del pilot di una nuova versione di Ultime dal cielo. L’idea di partenza cambiava protagonista e prospettiva: al centro non più un agente di borsa ma una giornalista ambiziosa che comincia a ricevere il quotidiano dal futuro e si ritrova a dover cambiare le notizie invece di riportarle. La scrittura era affidata a Melissa Glenn, con DeVon Franklin e Bob Brush alla produzione. Da allora il progetto non ha più dato notizie concrete di sé, e la sensazione è che sia rimasto in un limbo. Forse è meglio così. Più che un rifacimento, una serie chiusa in modo pulito come questa meriterebbe semmai un ritorno che sciolga i nodi lasciati aperti dal finale, non una ripartenza da zero con un altro volto.

Cosa resta di Ultime dal cielo
Ultime dal cielo resta una delle idee più limpide mai messe in una serie televisiva: sapere in anticipo cosa accadrà e doverci fare qualcosa, ogni singolo giorno, senza tregua. Non un potere da esibire, ma un obbligo morale travestito da giornale. In un panorama seriale che oggi rincorre l’iperbole e il colpo di scena, la sua misura gentile è quasi rivoluzionaria proprio perché non alza mai la voce. E c’è un motivo in più per riscoprirla adesso. Il Kyle Chandler che presta corpo e disillusione a Hal Jordan è lo stesso attore che qui, giovane e ancora sconosciuto, ha costruito la figura che avrebbe portato per tutta la carriera. Guardare Gary Hobson è come vedere la prima pennellata di un ritratto che ci è diventato familiare: l’uomo comune che sceglie, ogni mattina, di non voltarsi dall’altra parte.












