Home HBO Max‘Lanterns’, le Lanterne Verdi diventano un noir del Nebraska

‘Lanterns’, le Lanterne Verdi diventano un noir del Nebraska

Il primo episodio della nuova serie DC su HBO Max scommette sul giallo di provincia più che sul cinecomic, e la scommessa paga.

by Valeria Bernardo

Per anni le Lanterne Verdi hanno significato una cosa sola sullo schermo: spazio profondo, anelli che sparano luce e un film che a Hollywood si preferiva dimenticare. Lanterns, la serie arrivata in Italia su HBO Max il 17 agosto, riparte dal punto più lontano possibile da quell’immaginario. Una cittadina polverosa del Nebraska, un cadavere, uno sceriffo di contea. È la scelta più lucida che la DC potesse fare, e il primo episodio la difende bene.

Un giallo di provincia al posto della guerra stellare

La cosa che colpisce fin dai primi minuti è quanto poco Lanterns somigli a ciò che il titolo lascia immaginare. L’anello del potere c’è, uno solo per il momento, con la promessa di dare forma a qualunque cosa la mente riesca a immaginare, ma la serie sceglie di ambientare la storia lontanissimo dalle galassie, in una cittadina di provincia del Nebraska. Il caso da cui parte tutto è un omicidio a Rushville, e l’ingresso nella vicenda passa dallo sceriffo locale interpretato da Kelly Macdonald, con la frizione di giurisdizione tra il Corpo delle Lanterne e la polizia di contea a fare da porta d’accesso al mistero.

L’ispirazione dichiarata è quella dei grandi gialli televisivi d’autore. La somiglianza a True Detective non è solo un’operazione di richiamo: è evidente e fa davvero parte del tessuto della serie, con una trama che punta più sul lato umano che su quello supereroistico. Chi cerca costrutti verdi a ogni scena resterà spiazzato, ed è esattamente il punto. Il genere del poliziesco e quello del racconto supereroistico qui si contaminano invece di sovrapporsi.

Il DCU si gioca parecchio su questo debutto

Il contesto non va sottovalutato. Lanterns arriva dentro l’universo costruito da James Gunn e Peter Safran in un momento delicato, dopo il successo del nuovo Superman e l’accoglienza ben più tiepida di Supergirl. Il DCU aveva bisogno di una vittoria, e già dal primo episodio la serie dimostra di sapersi reggere sulle proprie gambe pur non essendo scritta né diretta direttamente da Gunn. Non è un dettaglio da poco: significa che questa DC sta imparando a delegare la propria identità ad autori con una voce riconoscibile.

E le voci qui pesano. Damon Lindelof e Tom King non sono nomi qualsiasi: portano un’idea di serialità stratificata che si sente in ogni scelta di struttura. La responsabilità, però, è duplice, perché Lanterns non è un esperimento isolato. Aaron Pierre riprenderà il ruolo di John Stewart anche in Man of Tomorrow, il nuovo film di Superman diretto da Gunn: quello che accade in questa stagione conta anche per il grande schermo.

Hal e John, due Lanterne che non dovrebbero coesistere

Il cuore del primo episodio, e probabilmente dell’intera stagione, è il rapporto tra i due protagonisti. Chandler costruisce un Hal Jordan lontano dall’eroe cristallino: fascino da vecchio cowboy, amarezza, solitudine, la sensazione che l’uomo scelto perché diceva di non avere paura sia ora terrorizzato da qualcosa. Pierre gli oppone un John Stewart controllato e disciplinato, imponente sul piano fisico, un ex marine addestrato per meritarsi il ruolo. Da questa asimmetria nasce la parte migliore: Hal improvvisa, John pianifica; uno possiede l’anello, l’altro no.

La struttura tiene insieme il tutto con ambizione. Il primo episodio si apre nel 1996, sposta quasi interamente il racconto nel 2016 e compie infine un salto nel 2026, e il tempo diventa subito parte del mistero: ciò che accade nel 2016 continua a produrre conseguenze almeno un decennio dopo. Il passaggio di consegne tra maestro e allievo, che in una serie meno ambiziosa sarebbe già bastato a riempire otto puntate, qui è solo uno degli strati. La gestione dei tre piani temporali non spaventa, anzi: è governata con mano sicura.

Dal film mai nato alla serie di Gunn

Vale la pena ricordare da dove arriva tutto questo, perché la gestazione è stata lunga e accidentata. Prima un film, poi una serie incentrata sul solo John Stewart, poi l’ingresso nel nuovo corso dei DC Studios. Lanterns si presenta oggi come una buddy series tra poliziesco e soprannaturale, con un unico caso orizzontale che abbraccia tre epoche e due vigilanti intergalattici che non dovrebbero coesistere. Il risultato ripaga l’attesa: la serie ha ricevuto un’accoglienza molto positiva, con il 95 per cento di giudizi favorevoli su Rotten Tomatoes su 55 recensioni e un 71 su 100 su Metacritic.

Restano le carte da scoprire. Il vero potere dell’anello, per ora, è stato solo un assaggio, anche in vista dell’arrivo di Sinestro, mentre Guy Gardner fa da filo conduttore con il resto dell’universo. Ma il primo episodio fa quello che un pilot deve fare: incuriosisce senza svelare, e lascia la voglia di sapere che cosa lega davvero il 1996, il 2016 e il 2026. Se la stagione mantiene questo passo, la DC in televisione ha trovato qualcosa di solido.

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