Il diavolo veste Prada 2 è ancora nelle sale e i numeri parlano già da soli: oltre 433 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, a fronte di un budget stimato intorno ai 100 milioni. Un risultato che, tenendo conto dell’inflazione, si appresta a superare il botteghino totale del primo capitolo del 2006 nel giro di poche settimane. E quando un franchise mostra questi numeri, la domanda su un possibile terzo atto smette di essere retorica.
David Frankel, che ha diretto entrambi i lungometraggi a distanza di vent’anni, ha rilasciato dichiarazioni a Variety con una cautela che suona, a ben sentirla, come una porta lasciata socchiusa di proposito. “Guardate, c’abbiamo messo vent’anni a fare questo qui. E avevo già detto all’epoca ‘mai più’. E invece eccoci qui. Perciò di certo non vi direi ‘mai più’. Vediamo cosa succede. Se ci fosse un’opportunità per rivisitare i personaggi e passare qualche altro mese insieme a questo meraviglioso cast, naturalmente mi piacerebbe farlo.”

Il valore di quella dichiarazione sta proprio in ciò che non dice. Frankel non si sbilancia, non annuncia, ma nemmeno esclude. E per un regista che aveva giurato di non tornare su quel set, il solo fatto di non pronunciare la parola “mai” è già un segnale.
Il contesto industriale rende tutto ancora più interessante. Il sequel è prodotto e distribuito dai 20th Century Studios, la branca della Disney che ha ereditato il catalogo Fox dopo l’acquisizione del 2019. Con Miranda Priestley interpretata da Meryl Streep che ha registrato con questo film la partenza più remunerativa della sua carriera a 76 anni, e con Anne Hathaway ed Emily Blunt nuovamente in campo, il cast ha dimostrato di saper trainare un pubblico trasversale, capace di mixare nostalgia e attrazione per qualcosa di nuovo.

Vale la pena ricordare che il primo Diavolo veste Prada, uscito nel 2006, non fu un blockbuster immediato nel senso più commerciale del termine. Fu il tempo a costruirne la mitologia: due decenni di repliche televisive, streaming, citazioni nella cultura pop e un personaggio come Miranda Priestley diventato archetipo culturale. Quella base di fandom consolidata è la vera spiegazione del trionfo del sequel, e probabilmente anche l’argomento più solido a favore della continuazione.
Al momento un terzo capitolo non è confermato, né da Frankel né da 20th Century Studios. Ma quando un franchise genera certi numeri e il regista storico si dice disponibile, le variabili in gioco cambiano natura: non si tratta più di chiedersi se l’opportunità esista, ma di quanto tempo occorra per crearla.












