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“Il cielo in una stanza”, il documentario con Sayf nel carcere

Sette anni dopo La Nuova Scuola Genovese, Cabona e Dellacasa tornano con un film girato dentro la Casa di Reclusione di Chiavari, dove Sayf dialoga con i detenuti e omaggia Gino Paoli.

by Mauro Terrone

Sette anni dopo aver portato nelle sale i cantautori genovesi e i rapper della loro città, Yuri Dellacasa e Claudio Cabona tornano dietro una porta chiusa a chiave. Il 7 ottobre 2026 arriva su YouTube “Il cielo in una stanza”, il documentario girato dentro la Casa di Reclusione di Chiavari, con il musicista genovese Sayf che entra a dialogare con i detenuti. Non un evento musicale filmato, ma un film documentario che sceglie un luogo dove la parola libertà pesa più che altrove.

Un documentario che continua il discorso de La Nuova Scuola Genovese

Per capire da dove nasce questo progetto conviene tornare al 2022, quando Cabona e Dellacasa firmarono “La Nuova Scuola Genovese”, il docufilm che mise a confronto la tradizione del cantautorato ligure, da Gino Paoli a Fabrizio De André, con la generazione di rapper cresciuta negli stessi vicoli, da Tedua a Izi a Bresh. Quel film uscì nelle sale, entrò nella classifica dei titoli più visti del maggio 2022 e approdò poi su Prime Video, dove è tuttora disponibile. Restò come un ritratto di città, oltre che di musica.

“Il cielo in una stanza” è il capitolo successivo dello stesso sguardo, spostato in un perimetro più stretto e più difficile. La regia è di nuovo di Dellacasa, la scrittura di nuovo di Cabona, e Paolo Fossati, coregista di quel primo lavoro, qui firma la fotografia. C’è anche un filo che lega letteralmente le due opere: Gino Paoli, presente tra le voci de La Nuova Scuola Genovese, ritorna qui come autore del brano che dà il titolo al film. È la sua “Il cielo in una stanza”, uno dei classici assoluti della canzone italiana, a fare da filo conduttore del racconto.

La musica dietro le sbarre, non come svago ma come strumento

Il cuore del film è un laboratorio musicale che il carcere di Chiavari promuove da tempo, dentro un contesto dove l’accesso alla musica non è né immediato né scontato. Sayf partecipa a uno di questi incontri: ascolta i brani rap scritti dai detenuti, raccoglie le loro parole, si confronta con loro sul concetto di libertà. Il documentario costruisce il suo racconto su questo scambio, fatto di rime, letture e riflessioni che prendono forma senza filtri.

L’idea che attraversa tutta l’opera è che la musica, in quello spazio, non sia una concessione ma un’opportunità: uno strumento per rileggere il proprio vissuto, creare empatia, immaginare un altrove anche quando le sbarre restano parte della realtà. Il film sceglie di concentrarsi proprio su ciò che può attraversarle: una voce, una melodia, un ricordo.

Il finale con la tromba

Il tributo a Gino Paoli si chiude nel modo più diretto. Nel finale del documentario Sayf offre una sua interpretazione de “Il cielo in una stanza”, accompagnandosi con la tromba, strumento che suona fin da ragazzo. Una prima anticipazione di questa cover il pubblico l’aveva già ascoltata durante l’ultima edizione del Santissima Fest, la manifestazione che l’artista ha creato al Porto Antico di Genova.

Il progetto è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e si inserisce nelle attività dell’associazione “Il Cuore di Federico”. Sarà disponibile gratuitamente sul canale YouTube di Sayf dal 7 ottobre 2026.

Chi sono gli autori

Yuri Dellacasa, regista e visual storyteller nato a Genova nel 1995 e oggi con base a Milano, lavora tra documentario, pubblicità e narrazione visiva, con un’attenzione ricorrente alla musica e alle sottoculture. Claudio Cabona, giornalista professionista specializzato in musica, fa parte della redazione di Rockol e collabora con il Secolo XIX. Oltre a La Nuova Scuola Genovese, ha firmato con Paola Zukar il libro “Testi espliciti” sulla censura nella musica e, con Marracash, “Qualcosa in cui credere”. Un percorso in cui il racconto della musica e quello per immagini continuano a intrecciarsi, ed è dentro questo solco che si colloca anche il loro nuovo lavoro dietro le mura di Chiavari.

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