Home Personaggi raccontatiDanny Elfman: ha inventato il suono gotico di Tim Burton

Danny Elfman: ha inventato il suono gotico di Tim Burton

Da Oingo Boingo alle sale, un ritratto del compositore che ha dato voce ai mostri gentili di Tim Burton e non ha mai smesso di reinventarsi.

by Redazione

Un coro di voci bianche che sale da un cimitero innevato, una celesta che tintinna come ghiaccio, un tema che sembra insieme una ninnananna e una minaccia. Bastano poche battute per riconoscere una firma: quella di Danny Elfman, l’uomo che ha insegnato a Hollywood come suona la malinconia dei diseredati, dei mostri gentili, delle creature che non trovano posto nel mondo. Prima ancora di scrivere una sola nota per il cinema, Elfman cantava. Era la voce e principale autore della band new wave Oingo Boingo nei primi anni Ottanta, e quella provenienza spiega più di mille analisi la sua musica: teatrale, ritmica, spudoratamente melodica, allergica al minimalismo compassato di tanti colleghi.

Il debutto con Burton e la nascita di un suono

La svolta arriva da un incontro. Elfman, noto come leader degli Oingo Boingo, finì all’attenzione di un giovane Tim Burton e di Paul Reubens, che gli chiesero di scrivere la colonna sonora di Pee-wee’s Big Adventure. Era il 1985, il primo lungometraggio di Burton, e nessuno dei due immaginava che stesse cominciando uno dei sodalizi più fecondi della storia del cinema. Da allora Elfman ha collaborato con Burton in 18 progetti nell’arco di quarant’anni, a partire proprio dall’esordio del 1985 e più di recente sul sequel del 2024 Beetlejuice Beetlejuice.

Da quel primo film nasce una grammatica precisa. Elfman lavora per temi riconoscibili, non per tappeti sonori; ama i cori infantili, la celesta, gli archi che si torcono tra il fiabesco e il macabro, un valzer che può diventare marcia funebre nel giro di quattro battute. È musica che non ha paura di essere emotiva, che abbraccia il grottesco senza mai scivolare nel ridicolo. Il segreto è proprio questo equilibrio: sotto la superficie gotica c’è sempre una tenerezza ferita.

Batman, Edward mani di forbice, l’incubo prima di Natale

Se un ascoltatore dovesse indicare tre pietre miliari, sarebbero probabilmente queste. Il tema di Batman del 1989 ha ridefinito cosa poteva essere la musica di un cinecomic: cupo, imperioso, quasi wagneriano, l’opposto della fanfara eroica classica. Edward mani di forbice, è forse la sua partitura più amata, il ritratto sonoro perfetto della diversità dolente cara a Burton, tutto costruito su quei cori celestiali e su una melodia che è insieme carillon e lacrima.

E poi c’è The Nightmare Before Christmas, dove Elfman non firma soltanto la colonna sonora ma presta la voce al protagonista Jack Skellington cantando le canzoni del film. Un legame così forte che il compositore continua a rivestire quel ruolo dal vivo: ha ripreso la parte di Jack Skellington in The Nightmare Before Christmas Live all’Hollywood Bowl nell’ottobre 2025. Questi lavori, insieme a titoli come Beetlejuice, restano il cuore del suo repertorio da concerto: a Colorado Springs Elfman ha eseguito un medley di partiture per i film di Burton, con suite tratte da Batman, Edward mani di forbice, The Nightmare Before Christmas e Beetlejuice.

Non solo Burton: la versatilità di un artigiano

Sarebbe però un errore ridurre Elfman al suo compositore di casa gotico. La sua carriera è una prova di versatilità straordinaria. È stato candidato quattro volte all’Oscar e ha collaborato con registi come Gus Van Sant, Sam Raimi, Peter Jackson, Ang Lee, Guillermo del Toro, Brian De Palma e David O. Russell, firmando oltre cento film tra cui Milk, Will Hunting genio ribelle, Big Fish, Men in Black, Il lato positivo, American Hustle, Justice League e Spider-Man. Il tema saltellante e dispettoso di Men in Black è agli antipodi del cupo lirismo di Batman, eppure porta la stessa firma; la scrittura più intima e sommessa di Will Hunting genio ribelle dimostra che l’uomo dei cori spettrali sa anche sparire dietro le immagini quando serve.

I riconoscimenti raccontano questa ampiezza. Nel corso della carriera Elfman è stato onorato con quattro candidature all’Oscar, tre Emmy tra cui quello per la miglior sigla originale per Wednesday del 2023, un Grammy nel 1990, il Disney Legend Award nel 2015 e il Lifetime Achievement Award della Society of Composers and Lyricists nel 2022.

Mercoledì, ovvero il ponte con Burton che arriva a oggi

La collaborazione con Burton non è un capitolo chiuso da celebrare al passato. Con la serie Netflix Wednesday i due hanno trovato un terreno nuovo. Nel dicembre 2021 fu annunciato che Elfman si univa alla serie per comporre il tema originale e co-firmare la colonna sonora con Chris Bacon. Per Elfman era una prima volta: non aveva mai lavorato alla televisione episodica, se non componendone i temi, e ha spiegato di aver chiamato un partner, Chris Bacon, per affrontare una sfida che temeva avrebbe avuto una curva di apprendimento schiacciante.

Il tema di Mercoledì è diventato uno dei più riconoscibili degli ultimi anni, con quell’inconfondibile schiocco di dita che ammicca alla sitcom classica della Famiglia Addams. Un’eccezione che dice molto del rapporto tra i due autori: Elfman ha raccontato che di solito Burton è categorico nel non voler riprendere temi preesistenti, come per Batman o Il pianeta delle scimmie, dove ha sempre voluto partire da zero, ma con Wednesday si è mostrato più aperto. Nella seconda stagione, uscita nel 2025, il tema di Elfman resta la firma d’apertura mentre lo score, con 59 tracce, è composto da Chris Bacon, che torna alla serie dopo aver collaborato con Elfman sulla colonna sonora della prima stagione. Per chi voglia approfondire l’immaginario del regista, il ritratto dedicato a Tim Burton è il naturale complemento a questa lettura.

Il presente: horror, Dracula e il ritorno del rock

A oltre settant’anni, Elfman non ha alcuna intenzione di trasformarsi in un classico da museo. Il suo presente è fittissimo. I suoi progetti recenti includono la musica per il mondo Dark Universe di Universal Orlando e le colonne sonore per il Dracula: A Love Tale di Luc Besson del 2025, per Dead Man’s Wire di Gus Van Sant, presentato al Toronto Film Festival 2025, e per Send Help di Sam Raimi del 2026. Proprio l’incontro con Raimi lo riporta al brivido puro: Send Help è il film del 2026 diretto da Sam Raimi con Rachel McAdams e Dylan O’Brien, e la colonna sonora di Elfman, con 23 tracce, è uscita per Hollywood Records il 30 gennaio 2026.

C’è poi il ritorno alle radici, quelle di frontman. Nel 2021 Elfman ha pubblicato l’ambizioso doppio album Big Mess, che univa rock spigoloso e archi sinfonici, e il progetto è culminato nel suo acclamato concerto al Coachella del 2022, From Boingo, to Batman, to Big Mess and Beyond. E la storia continua: Elfman ha annunciato un tour per l’autunno 2026 a sostegno di un nuovo album, con date che partono il 7 settembre all’Aragon Ballroom di Chicago e tappe a Detroit, Toronto, Boston, New York, Philadelphia e San Francisco. Non solo cinema, dunque, ma anche una carriera musicale autonoma che negli ultimi anni lo ha visto perfino contribuire con diversi arrangiamenti d’archi all’album Don’t Be Dumb di A$AP Rocky del 2026.

La sua firma inconfondibile

Alla fine, ciò che rende Elfman un maestro non è un singolo trucco ma una coerenza di visione. In un panorama in cui molte colonne sonore tendono all’anonimato funzionale, la sua musica pretende di essere ascoltata, di raccontare, di emozionare senza vergogna. Il coro di voci bianche, la celesta, il valzer che si incrina: sono strumenti di un teatro emotivo dove ogni mostro nasconde un cuore e ogni fiaba una crepa. Da quel primo film per Burton nel 1985 fino alle sale del 2026, Danny Elfman ha continuato a fare la stessa, ostinata cosa: dare voce a chi, nel silenzio, non l’avrebbe avuta.

Related Articles