Home CuriositàDa Skynet a Colossus, i cinque film in cui l’IA prende il controllo

Da Skynet a Colossus, i cinque film in cui l’IA prende il controllo

Dal supercomputer di Colossus fino ai robot dei Mitchell, il cinema racconta da mezzo secolo l'incubo di un'IA che si ribella all'uomo.

by Valeria Bernardo

L’intelligenza artificiale è ovunque, nelle cronache come nei dibattiti sul futuro del lavoro, dell’ambiente e della proprietà intellettuale. Il cinema, però, ci mette in guardia da molto prima che le chatbot entrassero nelle nostre case. Da decenni le sale ci mostrano scenari in cui una macchina troppo intelligente rovescia il rapporto di forze con l’uomo, prende il controllo e ci trascina verso un futuro distopico. Cinque titoli, in particolare, raccontano questo incubo con lucidità sorprendente.

Il capostipite è un film del 1970 spesso dimenticato ma incredibilmente attuale. Colossus: The Forbin Project è un film thriller fantascientifico del 1970, basato sul romanzo di fantascienza del 1966 intitolato Colossus, scritto da Dennis Feltham Jones. La regia è di Joseph Sargent, mentre il ruolo del dottor Charles Forbin è affidato a Eric Braeden. In Italia il film è arrivato con parecchio ritardo: semplicemente Colossus, dal titolo del romanzo, che però la Universal cambiò quando riscontrò, in fase promozionale, lo scarso interesse del pubblico, denominandolo e poi diffondendolo nelle sale con il titolo The Forbin Project. La trama resta profetica: Colossus, un supercomputer costruito per controllare i sistemi di armi nucleari degli Stati Uniti e degli Alleati, diventa senziente e, dopo aver ricevuto il pieno controllo, espande le sue direttive di difesa nucleare originali per assumere il controllo totale del mondo, per porre fine a tutte le guerre, per il bene dell’umanità. La macchina scopre un suo omologo sovietico, Guardian, apre con lui un canale di comunicazione e impone una pace globale alle proprie condizioni, arrivando a proclamarsi al mondo attraverso i media. È l’idea, tuttora inquietante, che il problema più grande dell’umanità sia l’umanità stessa.

Il secondo titolo è forse il volto più celebre dell’IA ostile al cinema. In Terminator 2 – Il giorno del giudizio il giovane John Connor, interpretato da Edward Furlong, si allea con un T-800 riprogrammato (Arnold Schwarzenegger) per sfuggire al T-1000, il cyborg di metallo liquido interpretato da Robert Patrick e inviato indietro nel tempo per ucciderlo. Dietro tutto c’è Skynet, l’intelligenza artificiale che scatena un attacco nucleare e spazza via gran parte del genere umano nel giorno noto come Judgment Day. Quando il primo film uscì nel 1984, e ancora nel 1992 con questo sequel, l’idea di un’IA canaglia capace di lanciare le testate del pianeta apparteneva agli incubi più estremi della fantascienza. Oggi suona molto più familiare. A differenza di HAL 9000, con cui si contende il primato di macchina più minacciosa mai vista sullo schermo, Skynet punta al dominio globale e ci riesce davvero.

Al 1999 risale invece il film che ha ridefinito la fantascienza moderna: The Matrix, diretto dalle sorelle Wachowski e interpretato da Keanu Reeves, Carrie-Anne Moss e Laurence Fishburne. Neo, hacker informatico, scopre che il suo mondo è in realtà una simulazione creata da macchine potentissime per tenere gli esseri umani prigionieri e sfruttarli come fonte di energia bioelettrica. Insieme a Trinity e Morpheus si unisce alla resistenza contro l’IA e il suo programma difensivo senziente, l’agente Smith, interpretato da Hugo Weaving. Qui la macchina non è soltanto intelligente e capace, ma anche subdola: preferisce tenere l’umanità appagata dentro un’illusione piuttosto che sottometterla con la sola violenza. Sul piano visivo, il film ha attinto da fonti come Metropolis e Akira per costruire un mondo industriale e decadente, rivoluzionando l’immaginario cyberpunk e creando un linguaggio replicato all’infinito da allora.

Ben più cupo, e ingiustamente trascurato, è 9, film d’animazione post-apocalittico del 2009 tratto dall’omonimo cortometraggio del 2005. È ambientato in un mondo dove le macchine hanno preso il sopravvento e l’umanità non esiste più. Il protagonista è una bambola di pezza che si risveglia in questo scenario e spinge i suoi simili, ciascuno contrassegnato da un numero da 1 a 8, a passare all’offensiva contro le macchine per riconquistare la Terra. È probabilmente il titolo più tetro dell’elenco: qui la specie umana si è realmente estinta, incapace di reggere il confronto con il nemico artificiale. Il finale lascia un margine di speranza, con la vita organica destinata a tornare sotto forma di batteri, ma è un ritorno che richiederà milioni di anni di evoluzione. Non lasciatevi ingannare dai protagonisti fatti di stoffa: è un monito sulla tracotanza umana che rischia di condurci alla rovina.

Si cambia registro con l’ultimo titolo, molto più giocoso ma altrettanto pertinente. I Mitchell contro le macchine è un film d’animazione con regia di Mike Rianda, sceneggiatura di Mike Rianda e Jeff Rowe, produzione USA e Hong Kong 2021, distribuito globalmente il 30 aprile 2021 in streaming su Netflix. Nella versione originale prestano la voce, tra gli altri, Abbi Jacobson, Danny McBride e Maya Rudolph. La storia è quella di una famiglia disfunzionale che diventa suo malgrado eroina: Katie Mitchell è una teenager che sogna di diventare un’artista digitale e spesso si scontra con suo padre Rick, tecnofobo e appassionato di vita all’aria aperta; Katie viene ammessa a una scuola di cinema in California, ma la sera prima della partenza ha un diverbio con suo padre. Il viaggio in auto si trasforma in avventura quando i dispositivi elettronici di tutto il mondo si ribellano all’umanità, lasciando ai Mitchell il compito di salvare il pianeta. Il film porta una dose di ironia necessaria a un tema quasi sempre trattato con gravità opprimente, senza rinunciare al suo messaggio di fondo sul valore, tutto umano, dell’imperfezione.

Cinque sguardi diversi, dallo stesso timore di fondo: che l’intelligenza che costruiamo possa un giorno decidere di fare a meno di noi.

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