In occasione del suo 25° anniversario, “Millennium Actress” verrà infatti trasmesso nelle sale dall’undici al tredici maggio in versione restaurata 4K. Le opere di Kon, sempre ricche di complessità e talvolta difficili da comprendere, esercitano sullo spettatore un fascino e un’ambiguità di significato che non è così comune trovare attualmente nel panorama cinematografico.
Il film d’animazione si apre con un prologo ambientato su una base lunare, dove una donna si prepara a partire per la Terra. Il frastuono provocato dalla navicella che sta per decollare anticipa immediatamente la scossa di terremoto al di là dello schermo. Ben presto infatti lo spettatore scopre che l’inizio della storia è solo un film di fantascienza visionato dal giornalista Genya Tachibana. Questo inizio metacinematografico rivela sin da subito la vera natura della pellicola, ovvero una mescolanza continua tra realtà e finzione dove la sfera privata e la vita cinematografica si fondono in continuazione. Genya Tachibana, insieme al cameraman Kyoji, vuole realizzare un documentario su Chiyoko Fujiwara, la stella dei Ginei Studios, definendola la più grande attrice del secolo.

Il cuore della storia risale alla giovinezza di Chiyoko, durante la seconda guerra sino-giapponese, quando incontra un misterioso pittore e rivoluzionario fuggiasco. Egli porta con sé un quadro che desidera finire di dipingere e una chiave che, a suo dire, apre “la cosa più importante del mondo”. Nonostante le pressioni della madre, che la vorrebbe moglie e genitrice devota al Paese, Chiyoko sceglie la carriera di attrice come unico mezzo per ritrovare l’amato. Spera infatti che, diventando famosa, il suo volto possa raggiungerlo ovunque egli sia e favorire la loro riunione. La narrazione fonde magistralmente i ricordi personali della protagonista con le scene dei suoi film. Ogni personaggio interpretato da Chiyoko è infatti la sua controparte filmica e tutti i risvolti di trama sono aneddoti romanzati del suo amore travagliato in cui lei insegue costantemente il proprio ideale.
La polizia che la perseguita nei film incarna gli ostacoli politici e sociali che la separarono dal pittore mentre l’attrice Eiko Shimao, gelosa della giovinezza e del successo della protagonista, interpreta sempre la figura cinica e disillusa che scoraggia e impedisce le imprese di Chiyoko. Invece dal punto di vista tecnico l’inseguimento dell’attrice millenaria per le vie della città richiama la macchina a mano della Nouvelle Vague, del Neorealismo e del mockumentary. Persino la sua corsa verso il treno dell’innamorato cita i i classici addii del cinema sentimentale e struggente. Satoshi Kon ama giocare con le metafore per evidenziare la natura dei personaggi e le dinamiche che li coinvolgono, e in quest’opera si possono notare principalmente tre allegorie potenti.

La prima è sicuramente quella del terremoto che rappresenta lo scompiglio e la distruzione delle nostre certezze personali in cambio di un nuovo piano di vita. Gli eventi più importanti dell’esistenza di Chiyoko saranno infatti scanditi dall’arrivo delle scosse sismiche, partendo proprio dalla sua nascita, che segna contemporaneamente anche la morte del padre sotto le macerie. Il secondo simbolo ricorrente all’interno del film è invece quello dei fiori di loto. Vengono associati all’attrice millenaria perché sono i suoi preferiti e li coltiva con amore nel suo giardino. Nella cultura buddista rappresentano la purezza nel fango poiché crescono immacolati in acque torbide; esattamente come Chiyoko che mantiene intatta la sua innocenza e dedizione nonostante la corruzione del mondo in cui si muove e i dolori subiti. Infine c’è lo spirito che offre all’attrice il tè della longevità e che l’accompagna nelle fasi più cruciali della sua vita.
Questo spettro è in realtà la personificazione della sua coscienza, tormentata da un sentimento conflittuale di amore e odio verso sé stessa per il dolore che si infligge nel perseguire un amore impossibile. Inizialmente Chiyoko accetta la bevanda pensando sia veleno, metafora del desiderio di togliersi la vita, ma il suo amor proprio inconscio la spinge a continuare. Negli ultimi istanti di vita in ospedale, l’attrice ringrazia Genya per averle riportato la chiave, permettendole di “aprire la porta dei ricordi” e di morire serena. Il finale la mostra di nuovo a bordo dello Shuttle, esattamente come nel prologo.

La navicella lascia la Terra (il luogo che rappresenta la ricerca incessante di una vita) e la luna (simbolo di speranza per il pittore e d’amore platonico per Chiyoko) per dirigersi nell’ignoto dello spazio e continuare a perseguire il suo obiettivo. Non a caso negli ultimissimi secondi del lungometraggio animato, l’attrice millenaria pronuncia la celebre frase: “Dopo tutto, è il fatto di inseguirlo ciò che amo davvero”. Lo spettatore comprende così che la vera ragione di vita non risiedeva nel pittore in sé, ma nel viaggio costellato di ostacoli e nella ricerca incessante che l’hanno resa l’attrice millenaria. L’ossessione è stata, a tutti gli effetti, il suo carburante per l’eternità.
Perché rivederlo dopo 25 anni?
- La struttura metanarrativa rende il lungometraggio dinamico e accattivante.
- L’ossessione declinata come motore del cambiamento di Chiyoko e non come un comportamento disfunzionale potrebbe generare dibattiti complessi e costruttivi.
- La pellicola si presta molto bene ad essere riguardata più volte grazie alla grande quantità di simbolismi nascosti che potrebbero arricchire l’interpretazione della storia ad ogni visione.
Siete pronti a vedere con i vostri occhi come una ragazza qualsiasi sia riuscita a diventare un’attrice millenaria?
Scheda tecnica
Cast principale
- Miyoko Shōji – Chiyoko Fujiwara (70 anni)
- Mami Koyama – Chiyoko Fujiwara (20-40 anni)
- Fumiko Orikasa – Chiyoko Fujiwara (10-20 anni)
- Shōzō Īzuka – Genya Tachibana
- Shouko Tsuda – Eiko Shimao
- Hirotaka Suzuoki – Junichi Ōtaki
