Home CuriositàPatty Jenkins boccia la fusione Paramount-Warner e la definisce un caos

Patty Jenkins boccia la fusione Paramount-Warner e la definisce un caos

Alla luncheon Through Her Lens di Tribeca e Chanel, la regista commenta il colosso appena nato dall'unione tra Paramount e Warner Bros. Discovery.

by Grazia Caporale

Patty Jenkins non usa mezzi termini sul terremoto che sta ridisegnando Hollywood. La regista di “Wonder Woman” ha commentato l’operazione che unisce Paramount e Warner Bros. Discovery definendola un vero caos, aggiungendo che il sistema degli studios versa in pessime condizioni.

Le sue parole arrivano in un momento tutt’altro che casuale. Il 18 settembre la FCC ha approvato un’ingente iniezione di capitali stranieri per finanziare l’operazione: la società risultante dalla fusione sarà per il 49,5% in mano a interessi esteri, inclusi i fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi, con la possibilità che tale quota salga fino al 100%. L’accordo, che secondo diverse stime vale complessivamente circa 111 miliardi di dollari, ha aperto una stagione di forte incertezza per l’industria.

La cornice in cui Jenkins ha parlato è la luncheon di Through Her Lens, il programma promosso da Tribeca e Chanel a sostegno delle registe emergenti. Halle Berry, Regina King e Meg Ryan figurano tra le protagoniste dell’edizione 2026, in veste di giurate dell’undicesima edizione dell’iniziativa, in programma dal 22 al 24 settembre, insieme alla direttrice della fotografia premio Oscar per “Sinners” Autumn Durald Arkapaw e all’attrice Ella Rubin. Nel programma, H.E.R., la compositrice Laura Karpman, la costumista Miyako Bellizzi, la regista Patty Jenkins, la casting director Cassandra Kulukundis e la produttrice Riva Marker guidano una serie di conversazioni durante il workshop.

Credit: Photo by SilverHub/REX/Shutterstock

Interpellata sulla nascita del nuovo colosso, Jenkins ha ammesso di aver preferito tenersi alla larga dalle notizie sul dossier, spiegando di aver scelto di non seguirlo proprio per il clima di confusione che lo circonda. La regista ha un rapporto di lunga data con Warner Bros., lo studio con cui ha realizzato il suo cinecomic dedicato all’eroina della DC.

Nonostante il giudizio severo, Jenkins non ha chiuso la porta a collaborazioni future. Alla domanda se accetterebbe di girare un film per Warner Bros. sotto la guida di Ellison, ha risposto con un “non si sa mai”, aggiungendo di non voler mai dire no a priori, perché i progetti sono tanti e diversi, e riconoscendo che lo studio ha continuato a produrre buoni film.

Il tono, in effetti, resta lontano dal pessimismo assoluto. Per Jenkins, chi oggi muove i primi passi dietro la macchina da presa incontra meno barriere rispetto a quando ha iniziato lei. La regista ha citato titoli realizzati con budget minimi eppure capaci di trovare il proprio pubblico e successo al botteghino, parlando di una vera e propria democratizzazione della possibilità di far arrivare i film agli spettatori.

Non tutti, però, condividono lo stesso ottimismo. Jane Rosenthal, tra le fondatrici di Tribeca e del programma Through Her Lens, ha offerto una lettura più cauta, sostenendo che i giovani autori affrontino oggi più ostacoli di un tempo e definendo il settore piuttosto in disordine, complice anche l’aumento del numero di film prodotti legato allo streaming. Sul futuro della fusione ha ammesso di non poter fare previsioni. Un possibile risvolto positivo, secondo Rosenthal, potrebbe arrivare dall’apertura di spazi per nuovi modelli di distribuzione indipendente, come lascia intuire l’iniziativa in quel campo annunciata di recente da AMC, la più grande catena di sale del Paese.

A chiudere il quadro, il senso stesso del programma. Fondato da Tribeca e Chanel nel 2015, Through Her Lens è diventato uno degli sforzi più visibili delle due realtà per far crescere i nuovi talenti, offrendo ai partecipanti l’accesso a registi, attori, produttori e maestranze affermate insieme ai fondi per portare avanti i loro progetti: nelle sue prime undici edizioni ha dato vita a 50 cortometraggi, con dieci progetti vincitori che hanno ricevuto il finanziamento completo. Un modello che, nel bel mezzo delle turbolenze degli studios, punta esattamente su quella spinta dal basso che Jenkins indica come la vera speranza del cinema di domani.

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