Doveva essere la scommessa più folle del decennio: un poema di quasi tremila anni, girato interamente in pellicola IMAX 70mm, vietato ai minori e costato oltre duecentocinquanta milioni di dollari. Oggi che L’Odissea di Christopher Nolan ha superato il miliardo e mezzo di incasso nel mondo, Charlize Theron si toglie qualche sassolino dalla scarpa. E lo fa con una frase che suona come un promemoria per tutta Hollywood.
Theron, che nel film interpreta la ninfa Calipso, quella che tenta di trattenere Odisseo sull’isola di Ogigia con la promessa dell’immortalità, ha detto che l’operazione di Nolan ha ricordato all’industria una cosa semplice e spesso dimenticata: il pubblico non premia la prudenza, premia l’ambizione.

La difesa del grande schermo
Il ragionamento dell’attrice tocca un nervo scoperto. Mentre buona parte degli studios insegue lo streaming e taglia le uscite in sala, Nolan ha fatto il contrario. Ha girato con le macchine da presa più ingombranti e costose in circolazione, ha distribuito il film in decine di formati diversi e ha puntato tutto sull’esperienza collettiva della sala. La risposta è arrivata dai numeri, con biglietti per le proiezioni IMAX 70mm esauriti addirittura un anno prima dell’uscita.
Quello che manca all’industria
Il punto di Theron non è nostalgico. È una critica al modo in cui Hollywood costruisce i suoi listini, tutti franchise sicuri e sequel a basso rischio. L’Odissea parte da un testo antichissimo ma lo tratta come un blockbuster contemporaneo, con Matt Damon nei panni del re di Itaca e un cast enorme. La lezione, secondo l’attrice, è che il coraggio resta la merce più preziosa e più rara del cinema di oggi.
Che poi è la ragione per cui una storia vecchia di millenni, uscita in una sala buia, è riuscita a battere quasi tutti i film costruiti a tavolino per funzionare.












