Home FilmRecensione: “Amori e incantesimi”: quando l’emancipazione femminile si realizza attraverso la forza della congrega

Recensione: “Amori e incantesimi”: quando l’emancipazione femminile si realizza attraverso la forza della congrega

Dopo l’arrivo dell’attesissimo sequel è giunto il momento di riscoprire il cult del 1998 e capire cosa lo ha reso il perfetto comfort movie autunnale.

by Valerio Cicalini

Il lungometraggio diretto da Griffin Dunne narra la storia di Sally e Gillian Owens, due sorelle cresciute dalle zie dopo la morte dei genitori, vittime di un’antica maledizione familiare: ogni uomo che si innamora di una donna Owens è destinato a morte certa. L’anatema è stato lanciato involontariamente dalla capostipite Maria dopo essere sopravvissuta all’impiccagione ed essere stata abbandonata mentre era incinta, a causa della sua natura di strega. Le sorelle protagoniste scelgono di reagire al loro infausto destino in modi completamente diversi. Sally, più introversa e pacata, inibisce il proprio potere, vieta l’insegnamento della magia alle figlie dopo aver perso il marito Michael e cerca di conformarsi all’esistenza “standard” della cittadina in cui è cresciuta.

Al contrario Gillian, più estroversa e impulsiva, decide di fuggire dal luogo in cui si è sempre sentita un’intrusa e inizia a condurre una vita all’insegna dell’edonismo, senza mai legarsi sentimentalmente agli uomini che incontra. La situazione degenera quando diviene vittima di abusi da parte di Jimmy, un uomo tanto affascinante e carismatico quanto violento e disfunzionale. Le sorelle lo uccidono accidentalmente per difendersi e dopo aver tentato di riportarlo in vita senza successo attraverso un rituale finito male, decidono di sotterrarlo in giardino per occultare il cadavere. Tuttavia lo spirito di Jimmy tornerà a infestare la casa fino a quando non si impossesserà del corpo di Gillian. Gary Hallet, un detective incaricato di indagare sulla scomparsa dell’uomo, finirà per innamorarsi di Sally ed entrare in contatto con forze occulte e pericolose.

La maledizione della famiglia può essere interpretata come un’allegoria del trauma generazionale.  La paura dell’abbandono e il dolore per non essere accettate per ciò che si è davvero si tramutano in un meccanismo di difesa inconscio che non lascia spazio ad un legame profondo o duraturo con la persona che si ama. Inizialmente Sally nega la propria magia, e di conseguenza la propria identità, per non cadere nuovamente vittima di un male che non riesce a debellare. Tuttavia reprimere ciò che si è realmente e rifiutare la propria eredità non protegge davvero, ma ci rende solo estranei a noi stessi. Come suggerito da Gary all’interno della pellicola, le maledizioni funzionano solo se si crede in esse.

Togliere potere alla paura ereditata è quindi il metodo perfetto per debellare il flagello della famiglia. Abbracciando pienamente le sue abilità magiche e accettando il rischio di amare di nuovo, Sally rivela la propria natura alle donne del paese che fino a quel momento l’avevano guardata con sospetto e superstizione. L’apertura e il sostegno reciproco per esorcizzare Gillian integrano finalmente la famiglia Owens all’interno della società e dissipano la sventura che si è radicata nei secoli. Sally è ora finalmente libera di vivere la sua relazione con Gary e non deve più nascondere chi è nel profondo. Nella sequenza finale, il salto dal tetto di fronte a tutta la comunità cittadina rappresenta la riabilitazione pubblica della famiglia. Le streghe non balzano più per sfuggire ad un’impiccagione come fece Maria, ma per essere celebrate.

Dall’altra parte, invece, Gillian vive nel caos più assoluto perché non ha mai trovato un posto in cui poter essere sé stessa senza subire il giudizio altrui. Jimmy non è quindi una sfortuna capitata per caso ma è lo specchio della violenza che la strega infligge al proprio valore. Tuttavia sotterrare un abuso senza averlo prima elaborato e superato non lo elimina, ma lo rende un “fantasma” che infesta la propria vita continuando a darci il tormento. Per liberarla è quindi necessario spezzare l’influenza che l’abusatore esercita sulla vittima attraverso il sostegno e l’amore collettivo. Sarà proprio il supporto della congrega e il legame sororale a dare forza all’esorcismo separando definitivamente il corpo di Gillian dallo spirito di Jimmy.

L’estetica del film è indubbiamente Whimsigoth, uno stile che unisce il gotico tradizionale a elementi più sognanti e fiabeschi, richiamando il mondo della magia e dell’occulto. L’illuminazione di casa Owens risulta molto spesso soffusa attraverso l’utilizzo di candele consumate, lampade vintage in vetro colorato e la luce naturale filtrata dalle ampie finestre vittoriane. La villa d’epoca presenta al suo interno una cucina e una serra colme di erbe, vasi di vetro con ingredienti naturali, piantine di felce e mortai di pietra. La palette cromatica si allontana dal nero totale del gotico tradizionale e abbraccia principalmente tonalità gioiello profonde come il verde smeraldo, il blu notte, il rosso sangue o il prugna. L’estetica Whimsigoth non cerca di spaventare, ma di affascinare con un misticismo domestico e rassicurante. L’esempio perfetto per rappresentare quest’assunto è la celebre scena dei margarita di mezzanotte che unisce la convivialità famigliare a un’atmosfera velatamente sovrannaturale, al fine di mettere in scena il legame matriarcale delle Owens.

Grazie all’atmosfera autunnale e stregata, alla colonna sonora nostalgica e romantica e alla concezione di legame famigliare come rete di salvataggio e sicurezza, “Amori e incantesimi” si consolida come il perfetto comfort movie autunnale da vedere durante una giornata piovosa, e ci ricorda quanto sia importante trovare forza e unione nella congrega che amiamo.

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