Home Curiosità‘Una pallottola spuntata’: dal flop TV al culto

‘Una pallottola spuntata’: dal flop TV al culto

Da Police Squad! a Liam Neeson: origini, trilogia con Leslie Nielsen e futuro della commedia demenziale con Frank Drebin.

by Mauro Terrone

Nel 1982 la ABC cancellò una serie comica dopo appena quattro episodi andati in onda, con una motivazione destinata a diventare leggendaria: chiedeva allo spettatore troppa attenzione. Da quel fallimento televisivo è nato uno dei percorsi comici più longevi e imitati del cinema americano, quello di Frank Drebin e di Una pallottola spuntata. Una saga che in trent’anni ha attraversato tre decenni di parodia poliziesca, ha trasformato un attore drammatico nel re della demenzialità e nel 2025 è tornata al cinema con un volto nuovo. Vale la pena ripercorrerla per intero, dalla radice televisiva dimenticata fino al ritorno con Liam Neeson.

Police Squad!, il flop televisivo da cui nasce tutto

Prima dei film esiste Police Squad!, in Italia Quelli della pallottola spuntata. La serie debutta sulla ABC il 4 marzo 1982 e nasce dalla mente del trio Zucker-Abrahams-Zucker, ovvero i fratelli David e Jerry Zucker insieme a Jim Abrahams, reduci dal successo di L’aereo più pazzo del mondo del 1980. Dopo aver preso di mira il cinema catastrofico, i tre puntano il mirino sul poliziesco televisivo, genere allora dominante nei palinsesti americani, parodiando in particolare le serie prodotte da Quinn Martin e i telefilm d’azione anni Cinquanta e Sessanta.

Leslie Nielsen interpreta il tenente Frank Drebin, affiancato da Alan North nei panni del capitano Ed Hocken, da Peter Lupus in quelli dell’agente Norberg e da Ed Williams nel ruolo dello scienziato Ted Olson. Ogni puntata apre con una trovata già memorabile: una guest star diversa viene annunciata nei titoli di testa e uccisa poco dopo, senza mai comparire nell’episodio vero e proprio. Ci passano, tra gli altri, Lorne Greene, William Shatner, Robert Goulet e Florence Henderson. La sigla stessa mente allo spettatore, perché il titolo mostrato sullo schermo non coincide mai con quello pronunciato dallo speaker.

La densità di gag è tale da pretendere uno sguardo costante: mentre in primo piano si svolge il dialogo, sullo sfondo accade sempre qualcos’altro. Proprio questa richiesta di attenzione decreta la fine anticipata della serie. La ABC la chiude dopo sei episodi complessivi, quattro trasmessi e due mandati in onda in seguito, e il responsabile della programmazione Tony Thomopoulos giustifica la cancellazione sostenendo che il pubblico dovesse concentrarsi troppo per cogliere le battute. Una spiegazione che la stampa dell’epoca accolse con sarcasmo, e che oggi suona come un involontario complimento. Le musiche portano la firma di Ira Newborn, compositore che resterà legato all’intera saga cinematografica e che troverà casa naturale nella nostra rubrica dedicata ai musicisti (#).

Leslie Nielsen, l’attore serio diventato icona comica

Per capire Una pallottola spuntata occorre capire la parabola del suo protagonista. Prima di Drebin, Leslie Nielsen era stato per decenni un interprete di ruoli drammatici, ricordato soprattutto per il cult fantascientifico Il pianeta proibito del 1956. La svolta arriva a sessant’anni suonati grazie proprio agli Zucker e ad Abrahams, che in L’aereo più pazzo del mondo lo scritturano contro ogni logica per la sua prima parte comica.

L’intuizione è geniale nella sua semplicità: affidare battute assurde a un volto autorevole, abituato all’inflessibilità del poliziesco e del melodramma. Nielsen non recita mai la comicità, la subisce con imperturbabile serietà, e da quel contrasto tra la gravità del portamento e l’idiozia delle situazioni scaturisce il meccanismo che lo renderà celebre. La faccia impassibile con cui pronuncia le castronerie di Drebin diventa la cifra di un’intera stagione della commedia americana. Insieme a lui, nel passaggio dalla serie ai film, solo Ed Williams conserva il proprio ruolo. Il capitano Hocken passa da Alan North a George Kennedy, mentre il maldestro Norberg viene affidato a O.J. Simpson.

Il metodo ZAZ, la comicità come ingegneria di precisione

L’errore più comune, guardando un film della saga, è scambiarlo per cinema improvvisato e sciatto. In realtà la comicità di Zucker, Abrahams e Zucker è un lavoro di calcolo millimetrico. Il loro principio fondativo è la serietà assoluta: gli attori interpretano ogni scena come se fossero dentro un dramma o un poliziesco autentico, senza mai strizzare l’occhio allo spettatore. Il ridicolo nasce dalla distanza tra questa gravità e il non-senso di ciò che accade.

Il secondo pilastro è la stratificazione. In ogni inquadratura convivono più livelli comici: la battuta parlata, il gioco di parole, la gag visiva sullo sfondo, il cartello che si contraddice, l’oggetto fuori posto. Lo spettatore che guarda una sola volta ne coglie una frazione, e questo trasforma i film in oggetti da rivedere, ottimi candidati a resistere al tempo. È esattamente il tratto che aveva condannato Police Squad! in televisione e che al cinema, dove si può rimettere indietro e osservare meglio, diventa un punto di forza.

Il terzo elemento è il ritmo. Le gag si susseguono senza pause, con una densità che non lascia respiro e che rende quasi impossibile contarle tutte alla prima visione.

Una pallottola spuntata (1988), la parodia sfonda al botteghino

Il salto dal piccolo al grande schermo arriva nel 1988 con Una pallottola spuntata, titolo originale The Naked Gun: From the Files of Police Squad!, diretto da David Zucker su sceneggiatura scritta con Jerry Zucker, Jim Abrahams e Pat Proft. Il film recupera Frank Drebin e lo getta in un’avventura ancora più ambiziosa: sventare un attentato alla regina Elisabetta II in visita a Los Angeles.

Accanto a Nielsen troviamo Priscilla Presley nel ruolo di Jane Spencer, interesse amoroso del protagonista, George Kennedy come capitano Hocken, O.J. Simpson nei panni di Norberg e Ricardo Montalbán nella parte del ricco e viscido antagonista Vincent Ludwig. La pellicola alterna la parodia del poliziesco duro alla farsa slapstick, con una sequenza finale in uno stadio di baseball che resta tra le più celebri della saga, con Drebin travestito da arbitro nel disperato tentativo di fermare un omicidio.

I numeri danno ragione all’operazione. Prodotto dalla Paramount con un budget iniziale di circa dodici milioni di dollari, il film ne incassa oltre settantotto nei soli Stati Uniti, imponendosi come successo di critica e di pubblico. Nella memoria collettiva entrano non solo le gag, ma anche il camei di “Weird Al” Yankovic nei panni di se stesso. La saga complessiva, nei tre film originali, supererà i duecento milioni di dollari di incasso in patria.

Una pallottola spuntata 2½ – L’odore della paura (1991)

Il successo chiama il seguito, e nel 1991 esce Una pallottola spuntata 2½ – L’odore della paura, titolo originale The Naked Gun 2½: The Smell of Fear, di nuovo diretto da David Zucker. La formula resta invariata, ma l’obiettivo satirico si sposta sull’attualità: al centro c’è un intrigo legato alla politica energetica statunitense e alle lobby del petrolio, del carbone e del nucleare, decise a ostacolare uno scienziato favorevole alle fonti rinnovabili.

Drebin e Jane si ritrovano su fronti opposti prima di riconciliarsi, mentre l’antagonista è affidato al cantante e attore Robert Goulet, che si diverte a rovesciare la propria immagine da intrattenitore rassicurante. Il capitolo è forse il più compatto e a fuoco della trilogia originale, con un bersaglio politico più definito del primo film e la stessa valanga di gag. La coppia Nielsen-Presley funziona ormai come una macchina rodata, e il tono resta quello leggero e citazionista che il pubblico si aspetta.

Una pallottola spuntata 33⅓ – L’insulto finale (1994)

Il terzo capitolo, Una pallottola spuntata 33⅓ – L’insulto finale, in originale Naked Gun 33⅓: The Final Insult, arriva nel 1994 e segna un cambio dietro la macchina da presa: la regia passa a Peter Segal, mentre David Zucker resta alla sceneggiatura e alla produzione insieme a Robert K. Weiss. Drebin è ormai in pensione, dedito alle faccende domestiche, e il suo matrimonio con Jane attraversa una crisi. Il richiamo del dovere lo trascina in un ultimo caso, sulle tracce del terrorista Rocco Dillon, fino a una resa dei conti ambientata durante la cerimonia degli Oscar.

Il film chiude la trilogia con l’affetto un po’ stanco delle saghe al terzo giro, ma conserva l’inventiva della premiazione hollywoodiana presa di mira frontalmente. Va ricordata anche una circostanza extracinematografica che ne ha segnato la percezione: uscito nel marzo 1994, il film rappresenta l’ultima apparizione di rilievo di O.J. Simpson sul grande schermo prima che la sua vicenda giudiziaria, esplosa pochi mesi dopo, ne cancellasse la carriera. Un dettaglio che oggi getta un’ombra retrospettiva su un personaggio pensato come innocua spalla comica.

Perché la saga non è invecchiata

A distanza di decenni, i tre film originali restano vivissimi, e le ragioni sono precise. La prima è la natura stessa della loro comicità: le gag visive e i giochi di parole poggiano su meccanismi universali, non su riferimenti d’attualità deperibili, e questo li rende leggibili anche da chi non ha vissuto l’epoca. La seconda è la già citata stratificazione, che invita alla rivisione e che ha alimentato per anni la circolazione di singole scene e battute come materiale autonomo, molto prima che i social ne facessero clip virali.

La terza ragione è Nielsen. La sua imperturbabilità ha creato un modello di recitazione comica che ha influenzato tutto un filone, e ha consegnato Drebin alla galleria dei grandi maldestri dello schermo, accanto all’ispettore Clouseau della Pantera Rosa, altra saga che abbiamo raccontato nella sezione dedicata (#). Non è un caso che Una pallottola spuntata venga regolarmente citato tra le commedie demenziali di riferimento e che il primo film figuri in diverse liste di titoli imprescindibili.

Una pallottola spuntata (2025), il ritorno con Liam Neeson

Dopo oltre trent’anni la saga torna in sala. Nel 2025 esce un nuovo Una pallottola spuntata, diretto da Akiva Schaffer su sceneggiatura firmata con Dan Gregor e Doug Mand. Non un remake né un semplice riavvio, ma un seguito che eredita il testimone dalla generazione precedente: Liam Neeson interpreta Frank Drebin Jr., figlio dell’originale, chiamato a raccogliere la lentezza di riflessi e l’imperturbabile serietà del padre.

L’operazione ricalca l’intuizione fondativa della saga. Come a suo tempo Nielsen, anche Neeson viene sottratto al proprio registro abituale, quello dell’action man cupo e vendicativo reso celebre da Io vi troverò, e reindirizzato verso la comicità impassibile. Accanto a lui Pamela Anderson nel ruolo della protagonista femminile, insieme a Paul Walter Hauser, CCH Pounder, Kevin Durand, Cody Rhodes, Liza Koshy e Danny Huston. Non mancano i richiami alla tradizione, con Priscilla Presley che torna nei panni di Jane, ora vedova, e un cameo di Dave Bautista.

Il film sceglie la via dell’umiltà, consapevole di non poter competere con l’originale, e proprio per questo convince. L’accoglienza critica è positiva: sul portale Rotten Tomatoes il consenso si attesta all’87 per cento su oltre trecento recensioni, mentre su Metacritic la media dei giudizi è di 75 su 100. Un risultato tutt’altro che scontato per un ritorno arrivato a così tanti anni di distanza, che riesce a parlare tanto a chi ricorda Nielsen quanto a un pubblico nuovo. Uscito nelle sale italiane il 30 luglio 2025, il capitolo aggiorna le gag ai tempi presenti, dalla tecnologia al cinema di supereroi, senza tradire lo spirito demenziale della compagine originaria.

Il futuro incerto della saga

La domanda che accompagna ogni ritorno riguarda il seguito, e qui la risposta resta sospesa. Lo stesso Liam Neeson si è mostrato tiepido sull’ipotesi di rivestire i panni di Drebin Jr., descrivendo l’esperienza come un caso a sé difficilmente ripetibile. Gli sceneggiatori, dal canto loro, hanno ammesso di aver iniziato ad annotare idee per un possibile sviluppo, e la produzione ha confermato che la conversazione sul futuro del franchise è aperta.

A complicare il quadro subentrano dinamiche industriali: poco dopo l’uscita del film si è finalizzata l’acquisizione della Paramount da parte di Skydance, un passaggio societario che rimescola le carte su ogni progetto legato alle proprietà dello studio. In assenza di annunci ufficiali, un quinto capitolo resta al momento un’ipotesi e non una certezza. Quel che è certo è che, quarant’anni dopo la cancellazione di una serie giudicata troppo impegnativa per la televisione, il tenente Drebin è ancora sul grande schermo. Nessuna motivazione dirigenziale, a quanto pare, è riuscita a fermarlo.

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