Per una volta la Rai mette da parte don Camillo e Peppone e punta la macchina da presa sull’uomo che li ha inventati. Domenica 20 settembre, in prima serata su Rai 1, arriva Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano, la prima fiction dedicata alla vita dello scrittore emiliano, con Giuseppe Zeno nei suoi panni e la regia di Andrea Porporati. Sarà disponibile anche in streaming su RaiPlay.
L’appuntamento è per domenica 20 settembre, in prima serata su Rai 1, con un film tv della durata di cento minuti. È la prima volta che la televisione italiana dedica un’opera intera alla vita di Guareschi, e non ai personaggi che lo hanno reso celebre nel mondo.

A vestire i panni dello scrittore è Giuseppe Zeno, affiancato da un gruppo di interpreti di peso. Benedetta Cimatti è Ennia, l’amata moglie sempre al suo fianco. Andrea Roncato interpreta il padre, Primo Augusto Guareschi. Maurizio Donadoni presta il volto all’editore Angelo Rizzoli, mentre Salvatore Striano è il produttore cinematografico Peppino Amato. Nel cast anche Andrea Gherpelli.
La regia è di Andrea Porporati, che firma anche la sceneggiatura con la collaborazione di Marco Ferrazzoli. Il soggetto porta le firme di Porporati, Simone Ortolani, Roberto Vecchi, Emiliano Procucci e Gloria Giorgianni. Il progetto si è avvalso della consulenza esclusiva di Alberto Guareschi, figlio dello scrittore, ed è liberamente ispirato al libro Chi sogna nuovi gerani?, biografia curata dai figli Alberto e Carlotta e pubblicata da Rizzoli. La fiction è prodotta da Anele in collaborazione con Rai Fiction, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso l’Emilia-Romagna Film Commission e il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura.

Il film racconta gli alti e bassi della vita di uno degli autori più letti al mondo, con oltre venti milioni di copie in centoquarantadue lingue. Una figura cardine della cultura italiana che, con il suo sguardo di uomo libero, ha saputo catturare la realtà dando vita a personaggi memorabili come don Camillo e Peppone. Ma il ritratto va oltre il Mondo Piccolo: emerge l’intellettuale ironico e irriverente, quello che per il suo tono sferzante finì spesso per scontrarsi con le istituzioni e con il potere del suo tempo.
C’è un particolare, ricordato in occasione della presentazione del film al Senato, che spiega meglio di ogni sinossi perché questa storia meritasse un racconto tutto suo. Il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella ha sottolineato che Guareschi è l’unico giornalista in ottant’anni di storia repubblicana ad aver scontato per intero una pena detentiva per diffamazione, arrivando a rifiutare la grazia. È il seme del titolo, quella frase nata nei lager tedeschi da cui il film prende il nome, e insieme la chiave di lettura di un uomo che scelse la coerenza anche quando costava carissima.












