Nel 2003 nella regione del Mustang, l’antico regno himalayano incastrato tra il Nepal e il Tibet, non arrivava neppure una strada. Due ragazzi che si conoscevano da pochi mesi ci salirono a piedi, con lo zaino in spalla e una piccola telecamera: Kasia Smutniak e Pietro Taricone. Lassù si fecero una promessa, tornare un giorno e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Insieme non ci sarebbero tornati più.
Da quella promessa nasce Mustang, il secondo documentario diretto da Kasia Smutniak, presentato oggi, lunedì 19 ottobre, alla 21ª Festa del Cinema di Roma, in concorso nella sezione Progressive Cinema. Il film arriverà nelle sale italiane il 23 novembre con Fandango Distribuzione.

La storia: una promessa fatta nel 2003 e mantenuta vent’anni dopo
Il corso degli eventi cambia il 29 giugno 2010, quando Pietro Taricone muore a 35 anni dopo un incidente di paracadutismo a Terni. La coppia era insieme da quasi dieci anni e aveva una figlia, Sophie. È lei, molti anni dopo, a ritrovare le immagini di quel primo viaggio dei genitori e quelle dei viaggi successivi, fatti con la madre quando era bambina.
Da qui il film segue il filo di una promessa che cambia forma senza perdersi: l’incontro con Kunzom, una donna del Mustang, e la costruzione di una scuola che permette ai bambini della regione di continuare a studiare senza doversi separare dalle famiglie. Sullo sfondo, un’idea che dà al film la sua chiave: il Samsara, il ciclo di trasformazione continua che nella cultura tibetana tiene insieme perdita e rinascita.
Sophie Taricone, la voce che tiene insieme vent’anni
A raccontare Mustang non è la regista ma sua figlia. Sophie Taricone è la voce narrante del film, e il trailer già lo lasciava intuire: le immagini inedite girate dai genitori nel 2003 scorrono sotto le sue parole, che ricostruiscono come Pietro convinse Kasia a partire per quel viaggio.
Secondo quanto raccontato da Smutniak a Vanity Fair, la svolta del progetto è arrivata proprio da una domanda di Sophie, che voleva sapere se il padre avesse con sé una telecamera. Da quel materiale ritrovato è partito il lavoro, e Sophie ha poi compiuto da sola il suo primo viaggio nel Mustang.

Da Mur a Mustang: la seconda regia di Kasia Smutniak
Con Mustang Kasia Smutniak torna dietro la macchina da presa dopo Mur, il documentario sul muro al confine tra Polonia e Bielorussia che le è valso il Nastro d’Argento Documentari 2024 per il Cinema del Reale. Questa volta lo sguardo si sposta dalla cronaca alla propria storia, con un lavoro che la regista riassume in una formula: «Sette anni di lavoro, oltre vent’anni di vita».
La sceneggiatura è firmata dalla stessa Smutniak con Marella Bombini. Il film è una produzione Fandango in associazione con Luce Cinecittà, realizzata con il contributo dell’Associazione Pietro Taricone e il sostegno dell’Unione Buddhista Italiana; producono Domenico Procacci, Laura Paolucci e la stessa regista. La fotografia è di Paolo Pisacane, il montaggio di Ilaria Fraioli, le musiche di Lorenzo Tomio.
Del film avevamo raccontato la genesi già a luglio e poi all’uscita del trailer.












