Home NewsJulianne Moore a Roma per The Debut: «Mai troppo tardi»

Julianne Moore a Roma per The Debut: «Mai troppo tardi»

Jesse Eisenberg le consegna il Premio alla Carriera e racconta il film nato dalla sua infanzia: nelle sale italiane dal 1° gennaio 2027

by Chiara Pavesi

Sedici anni fa, al Festival di Roma, era stato Paolo Sorrentino a consegnarle il Marc’Aurelio all’attore. Ieri sera, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, Julianne Moore è tornata a ricevere un riconoscimento alla carriera dalla stessa manifestazione, e stavolta a metterglielo in mano è stato l’uomo che le ha cucito addosso uno dei ruoli più spiazzanti degli ultimi anni: Jesse Eisenberg.

Moore, 65 anni, premio Oscar per Still Alice, ha ricevuto mercoledì 21 ottobre il Premio alla Carriera della 21ª Festa del Cinema di Roma, in occasione della proiezione di The Debut – La grande occasione, presentato nella sezione Grand Public. Il film, terza regia di Eisenberg, arriverà nelle sale italiane il 1° gennaio 2027 con I Wonder Pictures.

The Debut, la casalinga che scopre il palcoscenico

Mona Friedman, il personaggio di Moore, è una casalinga timida del New Jersey che vive ai margini della propria vita. Un giorno ottiene una parte minuscola in un musical amatoriale, Nosy Neighbors: deve interpretare Miss Danielle, la custode di un condominio di New York. È una comparsata, ma Mona la prende come la parte della vita, fino a trasformarsi in un’attrice di metodo disposta a tutto pur di difendere il suo piccolo ruolo, anche a costo di scontrarsi con il regista della compagnia.

Quel regista, Jerry, ha il volto di Paul Giamatti, già candidato all’Oscar per The Holdovers: un direttore di compagnia autoritario che intravede in Mona una scintilla e la spinge oltre i suoi limiti. Halle Bailey, la Ariel de La sirenetta, è Stef, una delle attrici della compagnia che accoglie Mona; nel cast ci sono anche Bernadette Peters, una delle grandi signore di Broadway, e lo stesso Eisenberg, che ha firmato sceneggiatura e canzoni originali. Producono A24 ed Emma Stone con Dave McCary. Il film ha esordito a Telluride ed è passato da Toronto e da Zurigo, dove Moore ha ricevuto il Golden Icon Award.

Jesse Eisenberg: «Ero come Mona da piccolo»

In conferenza stampa Eisenberg ha spiegato che The Debut nasce dalla sua storia personale. Da bambino era molto timido, si sentiva invisibile e fuori posto: «Ero come Mona da piccolo», ha raccontato, e una compagnia di teatro amatoriale gli ha dato per la prima volta una casa e un gruppo di persone che si sentivano come lui. Per questo definisce il film una lettera d’amore al teatro.

Il regista ha anche ammesso di aver scritto il copione pensando fin dall’inizio a Moore, immaginando la sua voce, il suo corpo e il suo volto in ogni singola pagina. Sul tono, sospeso tra realtà e fantasia, la spiegazione è semplice: il mondo del teatro di comunità è già di per sé surreale, e lui ha solo spinto un po’ più in là, verso il clownesco e il numero musicale.

Julianne Moore e il doppio ruolo: «Mona inizia come un’ameba»

Moore ha raccontato che la prima lettura della sceneggiatura l’ha costretta ad alzarsi e a girare attorno al tavolo della sala da pranzo per riprendere fiato, incredula di aver ricevuto un’occasione simile. Il regalo, secondo lei, è un doppio ruolo: Mona si trasforma insieme al personaggio che interpreta, Miss Danielle, e parte, nelle sue parole, «come un’ameba» per diventare una donna completa e forte.

Da qui il messaggio che l’attrice affida al film: «Non è mai troppo tardi e non è mai troppo presto» per ritrovare se stessi. Alla domanda su quanto un interprete metta di sé nei personaggi, Moore ha risposto definendo la recitazione un immenso atto di immaginazione, una libertà che riporta all’infanzia, pur ammettendo di aver attinto alla propria esperienza per costruire Mona.

L’attrice che a casa vuole essere una qualunque

Il passaggio più personale dell’incontro riguarda proprio l’invisibilità che tormenta Mona. Moore ha confessato che, lontano dai riflettori, ama struccarsi, indossare abiti qualsiasi, prendere la metropolitana e fare la spesa al supermercato: «Mi fa stare bene sentirmi una persona normale». Una frase che suona curiosa detta da una delle attrici più premiate della sua generazione, e che spiega bene perché il film le stia così addosso.

Sulle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, invece, nessuno dei due si è sbilanciato. Eisenberg ha detto di vivere la politica da cittadino privato che va a votare e di sentirsi a disagio a mescolare le due dimensioni, chiudendo con una battuta: «Non sono abbastanza intelligente da fare dichiarazioni pubbliche sulla vita pubblica». Moore ha preferito non rispondere.

Il ritorno a Roma, sedici anni dopo il Marc’Aurelio

Il legame tra Julianne Moore e la manifestazione romana non nasce oggi. Nel 2010, quando ancora si chiamava Festival Internazionale del Film di Roma, l’attrice arrivò con I ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko, fuori concorso, e ricevette il Marc’Aurelio all’attore da Paolo Sorrentino, appena rientrato dalle riprese di This Must Be the Place con Sean Penn.

In mezzo c’è il pezzo di carriera che l’ha consacrata definitivamente. L’Oscar per Still Alice è arrivato nel 2015, dopo quattro candidature andate a vuoto per Boogie Nights – L’altra Hollywood, Fine di una storia, Lontano dal paradiso e The Hours. Moore è anche la prima attrice americana ad aver vinto il premio per la migliore interpretazione femminile a Venezia, Berlino e Cannes, ha un Emmy per Game Change, dove era Sarah Palin, e nel 2022 ha presieduto la giuria della Mostra di Venezia. Due anni dopo, al Lido, era accanto a Tilda Swinton in La stanza accanto di Pedro Almodóvar, Leone d’oro 2024. In primavera Cannes le ha dedicato il Women in Motion Award.

Con Eisenberg è la seconda volta: lui l’aveva già voluta come protagonista del suo esordio da regista, When You Finish Saving the World (2022), nei panni di una madre in rotta con il figlio, Finn Wolfhard. The Debut alza la posta e le consegna un personaggio che parte dall’ombra e finisce sotto i riflettori, il percorso esattamente opposto a quello che Moore dice di desiderare quando torna a casa. Il pubblico italiano potrà giudicare dal primo giorno del 2027.

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