Home FilmRecensione: “Trainspotting”, l’autodistruzione provocata dalla dipendenza

Recensione: “Trainspotting”, l’autodistruzione provocata dalla dipendenza

Il capolavoro di Danny Boyle torna al cinema in versione restaurata 4K dal 19 al 21 ottobre in occasione del suo trentesimo anniversario.

by Valerio Cicalini

Il cult del 1996 segue le vicende di Mark Renton (Ewan McGregor), un giovane eroinomane di Edimburgo che rifiuta la vita ordinaria e consumistica per dedicarsi completamente alla tossicodipendenza. Intorno a lui ruota un gruppo di amici: Spud, un ragazzo ingenuo e pacifico, Sick Boy, un cinico appassionato di cinema, Tommy, inizialmente l’unico pulito del gruppo, e Francis Begbie, un uomo violento e alcolizzato che non fa uso di droga ma è dedito alla criminalità. Dopo un primo tentativo andato a vuoto di disintossicazione, Mark ricade nel tunnel della droga e inizia a commettere piccoli furti per procurarsi farmaci e sostanze stupefacenti.

La situazione precipita quando la figlia neonata di Sick Boy muore a causa della totale trascuratezza dei genitori. Anche Tommy, dopo essere stato lasciato dalla sua ragazza, inizia a fare uso di eroina e perde la vita dopo essersi ammalato di AIDS. Nel frattempo Renton tenta di rifarsi una vita a Londra come agente immobiliare, ma viene presto rintracciato dai vecchi compagni che sfruttano il suo appartamento come base per i loro traffici. Il punto di svolta della pellicola giunge quando il gruppo conclude a Londra un grosso affare di droga, rivendendo una partita di eroina per sedicimila sterline. Durante la notte, Renton ruba la borsa con i soldi e fugge per inseguire una vita normale, lasciandosi definitivamente alle spalle il mondo della tossicodipendenza.

Il celebre monologo iniziale e finale del film mette in luce le caratteristiche dello stile di vita standard e borghese, fatto di carriere, mutui, lavatrici e maxischermi. Renton e i suoi amici scelgono deliberatamente l’eroina come alternativa drastica a una società che percepiscono come monotona, vuota e preimpostata.

La droga viene raccontata come uno strumento di piacere illusorio, che inizialmente allevia il dolore e le preoccupazioni attraverso l’inibizione dello stato di coscienza, ma a lungo andare deteriora il corpo e lo spirito attraverso la dipendenza. La scenografia contribuisce a rendere visibile il degrado interiore dei protagonisti attraverso appartamenti fatiscenti, sporchi e disordinati. L’eroina arriva ad intossicare non solo il singolo, ma anche i rapporti interpersonali all’interno del gruppo. Mark e i suoi compagni non sono uniti da un legame amicale sano e sincero, ma dall’apatia e dalle dipendenze condivise. L’ambiente sociale della Scozia post-industriale della fine del ventesimo secolo si rivela una vera e propria prigione per Renton, e i suoi tentativi di ripulirsi e costruirsi una vita a Londra vengono costantemente sabotati dai suoi stessi amici.

Proprio per questo, nel finale, Mark decide di rubare la borsa con i soldi al fine di tagliare definitivamente i ponti con un gruppo che lo avrebbe riportato nella spirale della droga o dietro le sbarre di una prigione. Tradire i propri amici divieni quindi l’unico modo possibile per emanciparsi da un passato complicato e scegliere finalmente la vita. Tuttavia Renton si dimostra scorretto solo con i membri più problematici del gruppo, ovvero Sick Boy e Francis. Prima di andare via, lascia infatti una quota dei soldi in una cassetta di sicurezza per Spud, l’unico amico genuino, fragile e innocente della compagnia.

Perché rivederlo dopo 30 anni?

  • Il film mostra la droga e i suoi effetti senza edulcorazioni moralistiche e ne descrive sia l’estasi iniziale che il baratro della disperazione successivo.
  • La pellicola non parla esclusivamente di tossicodipendenza negli anni novanta, ma anche del bisogno di fuggire da una società capitalistica asfissiante. Pertanto mette in crisi un modello che ancora oggi è più vivo che mai.
  • La regia dinamica e i brani iconici (da Lust for Life di Iggy Pop a Born Slippy degli Underworld) confermano l’impatto e l’iconicità che ha contraddistinto il lungometraggio fino al suo trentesimo anniversario.

Siete pronti ad assistere da vicino ai deliri psicologici dell’eroina senza rimanerne intimoriti?

FILM
★★★★☆ 4/5

Scheda tecnica

  • Genere: drammatico, commedia nera
  • Nazione: Regno Unito
  • Uscita: 04/10/1996
  • Durata: 94 min
  • Piattaforma / Distribuzione: Adler Entertainment (riedizione 4K)
  • Produzione / Network: Channel Four Films, Figment Films, The Noel Gay Motion Picture Company
  • Regia: Danny Boyle
  • Sceneggiatura: John Hodge
  • Basato su: Trainspotting, romanzo di Irvine Welsh
  • Fotografia: Brian Tufano
  • Montaggio: Masahiro Hirakubo

Cast principale

  • Ewan McGregor – Mark Renton
  • Ewen Bremner – Spud
  • Jonny Lee Miller – Sick Boy
  • Kevin McKidd – Tommy
  • Robert Carlyle – Begbie

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