Kasia Smutniak apre un cassetto che custodiva da più di vent’anni. Dentro c’erano le immagini sgranate di un viaggio in Nepal, uno zaino in spalla, una piccola telecamera e Pietro Taricone accanto a lei, quando i due si conoscevano da poco. Da quel materiale nasce Mustang, il nuovo film documentario di cui sono state diffuse oggi le prime immagini.
Il titolo prende il nome dalla regione himalayana dove, nel 2003 l’attrice e regista andò per la prima volta insieme a Pietro Taricone e con lui coltivò un bellissimo sogno. Un luogo che, come racconta la sinossi ufficiale, non ha nemmeno una strada, e proprio per questo diventa parte di loro: lì i due si scambiano una promessa, tornare un giorno per proteggere quella cultura, ma il corso degli eventi cambia improvvisamente. Taricone è morto infatti nel 2010, a 35 anni, in seguito a un incidente durante un lancio con il paracadute: il documentario arriva quindi a sedici anni da quella tragedia, come ricordano diverse testate che hanno riportato l’annuncio.

È qui che entra in scena Sophie, la figlia nata dalla relazione tra Smutniak e Taricone, durata quasi un decennio. Molti anni dopo la figlia Sophie riscopre le immagini di quel primo viaggio e di quelli che sua madre ha fatto poi con lei da bambina, e in questo percorso nasce l’incontro con una donna speciale, Kunzom, con la quale si realizza la promessa fatta un tempo: costruire una scuola che permetta ai bambini della regione di studiare senza dover lasciare le proprie famiglie. Attraverso la voce di Sophie, il racconto ripercorre oltre vent’anni di vita, tra memoria personale e storia collettiva, in un viaggio che attraversa il tempo e le generazioni, cercando ciò che resta quando tutto si trasforma in quello che, in Mustang, viene chiamato Samsara.
Mustang non è un esordio: è il secondo capitolo di un percorso da documentarista che Smutniak ha avviato con Mur, viaggio lungo il confine tra Polonia e Bielorussia segnato dal muro costruito per bloccare il passaggio dei migranti, che le ha fatto vincere il Nastro d’Argento Documentari 2024 per il Cinema del Reale. Se quel primo lavoro affrontava un confine politico e geografico, con Mustang il registro cambia: come osservano diversi osservatori del settore, il film sposta lo sguardo su un confine più intimo, quello tra presenza e assenza, tra promessa privata e responsabilità concreta, lasciando che la storia personale della regista incontri la vita di una comunità lontana.

Sul piano produttivo, il film è scritto dalla stessa Kasia Smutniak insieme a Marella Bombini, con cui aveva già firmato Mur. È una produzione Fandango in associazione con Luce Cinecittà e con Pietro Taricone Onlus, con il sostegno dell’Unione Buddhista Italiana, realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura. A firmare la fotografia è Paolo Pisacane, il montaggio è di Ilaria Fraioli, le musiche sono composte da Lorenzo Tomio e il montaggio del suono porta la firma di Gianfranco Marongiu; Eleonora Savi è produttrice esecutiva, mentre alla produzione, insieme a Smutniak, figura ancora una volta Domenico Procacci. Il film è stato inserito nel listino Fandango per la seconda metà del 2026, insieme ad altri titoli documentaristici e di finzione della casa di distribuzione; la data di uscita nelle sale italiane, affidata a Fandango Distribuzione, non è stata invece ancora annunciata.
Quello che resta, dalle prime immagini diffuse, è la sensazione di un film costruito non per colmare un vuoto, ma per raccontare in quale forma quella promessa di vent’anni fa continui a vivere, attraverso una scuola, attraverso una regione lontana e attraverso lo sguardo di una figlia che ha scelto di completare, insieme alla madre, un racconto lasciato in sospeso.












