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“Mustang”, Kasia Smutniak mantiene la promessa del 2003

Il documentario nasce dal viaggio in Nepal del 2003 con Pietro Taricone: in concorso alla Festa del Cinema di Roma, in sala a novembre con Fandango

by Valeria Bernardo

Nel 2003 due ragazzi che si conoscono da pochi mesi riempiono uno zaino, prendono una piccola videocamera e partono per una delle regioni più isolate del Nepal: il Mustang, l’antico regno di Lo, incastrato tra l’Himalaya e il confine con il Tibet, dove la strada non arriva nemmeno. Lei è Kasia Smutniak, lui è Pietro Taricone. Lassù si scambiano una promessa: tornare un giorno e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Insieme, non ci torneranno più.

Da quel viaggio nasce Mustang, il nuovo documentario diretto da Kasia Smutniak, di cui sono stati diffusi oggi il trailer e il poster. Il film sarà presentato in Concorso nella sezione Progressive Cinema alla 21ª Festa del Cinema di Roma, in programma dal 13 al 25 ottobre, e arriverà nelle sale italiane a novembre con Fandango Distribuzione.

Una promessa fatta sull’Himalaya, mantenuta vent’anni dopo

Il racconto parte dalle immagini girate in quel primo viaggio, quando tutto era ancora davanti. Molti anni dopo è la figlia, Sophie, a ritrovarle, insieme ai filmati dei viaggi che la madre ha fatto con lei da bambina negli stessi luoghi. Da questa riscoperta prende forma l’incontro con Kunzom, una donna del posto, e con lei la promessa diventa qualcosa di concreto: una scuola che permette ai bambini della regione di proseguire gli studi senza dover lasciare le proprie famiglie.

A tenere il filo è la voce di Sophie, che ripercorre oltre vent’anni di vita intrecciando la memoria privata con la storia collettiva. Il film si muove tra amore, perdita e ricordo, alla ricerca di ciò che resta quando tutto cambia: quel flusso continuo che nel Mustang, terra di tradizione buddhista, chiamano Samsara.

Pietro Taricone, il volto che il pubblico non ha dimenticato

Per milioni di spettatori Pietro Taricone era stato “il Guerriero” della prima edizione del Grande Fratello, nel 2000, prima di costruirsi un percorso da attore tra cinema, fiction e teatro. È morto il 29 giugno 2010, a 35 anni, dopo un incidente con il paracadute a Terni. Sophie aveva pochi anni.

Mustang non è quindi soltanto un film su un luogo lontano, ma il modo in cui una famiglia ha scelto di tenere viva una parola data. Non a caso tra i sostenitori del progetto figura l’Associazione Pietro Taricone, accanto all’Unione Buddhista Italiana. Le prime immagini del film erano state mostrate a luglio: qui avevamo raccontato come Kasia Smutniak ricorda Pietro Taricone.

Dopo Mur, la seconda regia: Smutniak torna con Procacci e Fandango

Con Mustang l’attrice, nata in Polonia e italiana d’adozione, firma il suo secondo documentario. Il primo, Mur, la portava lungo il confine tra Polonia e Bielorussia, davanti al muro costruito per fermare i migranti, e le è valso il Nastro d’Argento Documentari 2024 per il Cinema del Reale. Se lì lo sguardo si posava su una frontiera politica, qui il viaggio diventa intimo e personale.

Il film è scritto da Kasia Smutniak con Marella Bombini ed è una produzione Fandango in associazione con Luce Cinecittà, prodotta da Domenico Procacci, Laura Paolucci e dalla stessa Smutniak, con Eleonora Savi come produttrice esecutiva. La fotografia è di Paolo Pisacane, il montaggio di Ilaria Fraioli, le musiche di Lorenzo Tomio e il montaggio del suono di Gianfranco Marongiu. Le vendite internazionali sono affidate a Fandango Sales.

Alla Festa, Mustang corre nella stessa competizione che quest’anno vede Jan Komasa alla guida della giuria.

Il trailer di Mustang

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