La sera del 27 ottobre 1966 diciassette milioni di americani guardano un bambino con la coperta sotto il braccio aspettare, seduto in un campo di zucche, una divinità che non arriverà mai. Intorno a lui, Snoopy combatte il Barone Rosso dalla cuccia, Charlie Brown riceve un sasso a ogni porta, e sotto tutto questo scorre un valzer di pianoforte, leggero e un po’ malinconico. Si chiama The Great Pumpkin Waltz, e l’ha scritto un pianista jazz di San Francisco con i baffi a manubrio che tutti chiamano Dr. Funk. Sono passati sessant’anni da It’s the Great Pumpkin, Charlie Brown, lo speciale del Grande Cocomero, come lo hanno sempre chiamato le traduzioni italiane, e Vince Guaraldi è ancora l’uomo che ha dato un suono ai Peanuts. Basta suonare quattro note di Linus and Lucy, in qualunque parte del mondo, perché qualcuno sorrida senza sapere bene perché.
Vince Guaraldi, il ragazzo italoamericano di North Beach
Vince Guaraldi nasce Vincent Anthony Dellaglio il 17 luglio 1928 a North Beach, il quartiere italiano di San Francisco. La madre, Carmella Marcellino, divorzia dal padre biologico e sposa Anthony Guaraldi, che adotta il bambino e gli dà il cognome con cui diventerà famoso. La musica è di casa: gli zii materni Joe e Maurice “Muzzy” Marcellino lavorano entrambi nella scena musicale della città, e Vince comincia a studiare pianoforte a sette anni, in parte vivendo al piano di sopra della nonna Jenny.
Dopo il liceo Lincoln e un passaggio breve al San Francisco State College, finisce sotto le armi durante la guerra di Corea, ma non a suonare: fa il cuoco. Quando torna, la San Francisco degli anni Cinquanta è una delle capitali del jazz della West Coast, e Guaraldi ci entra dalla porta dei club. Nel 1951 incide i primi brani pubblicati con il Mambo Trio del vibrafonista Cal Tjader, a metà decennio forma un suo trio con il chitarrista Eddie Duran e il contrabbassista Dean Reilly e suona stabilmente all’hungry i, il locale dove passano comici e musicisti destinati a diventare celebri. Nel 1955 registra dal vivo al Black Hawk due brani che sono già un autoritratto, Ginza e Calling Dr. Funk, e va in tour con la Third Herd di Woody Herman. Poi torna da Tjader per un gruppo dalle forti influenze latine, con Mongo Santamaría e Willie Bobo alle percussioni: è da lì che arriva quel gusto per il ritmo sincopato che resterà nelle sue mani per sempre.
Cast Your Fate to the Wind, il lato B che vinse un Grammy
La svolta arriva per caso, ed è una storia di dischi rovesciati. Nel 1962 la Fantasy Records pubblica Jazz Impressions of Black Orpheus, un album pensato per cavalcare la moda della bossa nova reinterpretando le musiche di Antônio Carlos Jobim e Luiz Bonfá per il film Orfeo negro. Il singolo dovrebbe essere Samba de Orpheus, ma i disc jockey girano il 45 giri e si innamorano del lato B, un brano originale di Guaraldi intitolato Cast Your Fate to the Wind.
Il pezzo resta diciannove settimane nella classifica dei cento singoli più venduti, arriva al ventiduesimo posto e nel 1963 vince il Grammy come miglior composizione jazz originale. Per un pianista che fino a quel momento suonava nei club è un salto enorme, e Guaraldi lo racconta con un’ironia che dice molto di lui: non si era venduto, diceva, si era comprato un posto.
L’incontro con Lee Mendelson e la nascita di Linus and Lucy
Nel 1963 il produttore televisivo Lee Mendelson sta preparando un documentario su Charles M. Schulz, il creatore dei Peanuts, e cerca una musica. La trova mentre attraversa il Golden Gate Bridge: alla radio passa Cast Your Fate to the Wind, e Mendelson capisce che quel suono, adulto e insieme giocoso, è perfetto per il mondo di Charlie Brown. Contatta Guaraldi, che poco tempo dopo lo chiama al telefono per fargli sentire un brano appena scritto, ancora senza titolo.
Quel brano diventerà Linus and Lucy, la sigla non ufficiale di tutti i Peanuts. Il documentario, intitolato A Boy Named Charlie Brown, non andrà mai in onda perché Mendelson non riesce a trovare uno sponsor, ma la musica esce comunque nel 1964 come Jazz Impressions of A Boy Named Charlie Brown. Il seme è piantato.
A Charlie Brown Christmas, il jazz che la CBS non voleva
Il primo speciale animato dei Peanuts arriva in televisione il 9 dicembre 1965 sulla CBS. A Charlie Brown Christmas viene realizzato in fretta, con pochi soldi, e finito una decina di giorni prima della messa in onda. Ai dirigenti della rete non piace quasi niente: le voci di bambini veri al posto degli attori professionisti, il tema anticonsumista e soprattutto quella colonna sonora jazz, considerata troppo sofisticata per un cartone per bambini. Lo mandano in onda solo per rispettare l’impegno con lo sponsor, convinti che sarà il primo e l’ultimo.
Lo guardano più di quindici milioni di persone, la critica è quasi unanime, e lo speciale vince l’Emmy come miglior programma per bambini. La musica del Vince Guaraldi Trio, con Christmas Time Is Here, Skating, Christmas Is Coming e una versione di Linus and Lucy rimasta nella storia, diventa un disco che non è mai uscito di catalogo. Le parole di Christmas Time Is Here le scrive lo stesso Mendelson, in un quarto d’ora, su un tovagliolo, e a cantarle è un coro di bambini di una chiesa di San Rafael, poco a nord di San Francisco. Quelle voci leggermente stonate sono parte del miracolo: suonano vere, non da studio. Nel 1996 l’album è doppio disco di platino e da allora ha continuato a vendere a ogni dicembre, fino a diventare uno dei dischi natalizi più amati d’America.

It’s the Great Pumpkin, Charlie Brown: sessant’anni di Grande Cocomero
Dopo il Natale arriva Halloween. It’s the Great Pumpkin, Charlie Brown debutta sulla CBS il 27 ottobre 1966, il giorno dopo un’anteprima canadese sulla CBC, ed è un trionfo: quasi la metà del pubblico televisivo di quella sera, circa diciassette milioni di spettatori, e il primo posto della settimana negli ascolti Nielsen a pari merito con Bonanza. È il primo grande speciale di Halloween della televisione americana, e apre la strada a tutti quelli che verranno.
La colonna sonora viene registrata il 4 ottobre 1966 agli studi Desilu di Gower Street, a Hollywood, con le orchestrazioni di John Scott Trotter. Guaraldi guida un sestetto in cui il flauto di Ronald Lang disegna un contrappunto prezioso sopra il pianoforte, e la versione di Linus and Lucy che apre lo speciale è considerata una delle migliori mai incise. Il cuore emotivo è The Great Pumpkin Waltz, un valzer che accompagna l’attesa di Linus con una tenerezza mai ridicola. Per la lunga sequenza di Snoopy asso dell’aviazione, che occupa circa un quarto della durata, Guaraldi e Trotter scelgono invece canzoni dell’epoca della prima guerra mondiale, suonate da Schroeder alla festa: un’idea che trasforma il cane di Charlie Brown in un personaggio a sé, con una popolarità tutta sua.
Dietro le quinte, la storia più famosa riguarda il sasso. Schulz voleva che Charlie Brown ricevesse un sasso invece delle caramelle, Mendelson lo trovava troppo crudele, e alla fine si decide per tre sassi, uno a ogni porta, con la stessa battuta ripetuta. Dopo la messa in onda lo studio di Schulz riceve pacchi di caramelle spediti da bambini che volevano consolare Charlie Brown. Curiosamente, questa musica così famosa non avrà una pubblicazione ufficiale completa fino al 2018, oltre cinquant’anni dopo, e una riedizione ripulita arriverà nel 2022.
Oltre i Peanuts: la messa jazz e Bola Sete
Ridurre Guaraldi a Charlie Brown sarebbe un errore. Tra il 1963 e il 1965 forma un duo con il chitarrista brasiliano Bola Sete, con cui incide Vince Guaraldi, Bola Sete and Friends e From All Sides: è il periodo in cui esplora la bossa nova e comincia a usare il piano elettrico, che negli anni Settanta diventerà una parte importante del suo suono.
Nel 1965 la Grace Cathedral di San Francisco, la cattedrale episcopale sulla collina di Nob Hill, gli commissiona una messa. Guaraldi, cattolico praticante, scrive una liturgia jazz con influenze latine e tempi di valzer, registrata il 21 maggio 1965 e pubblicata come At Grace Cathedral. È uno dei suoi lavori più audaci, e mostra un musicista capace di portare il jazz in chiesa con la stessa naturalezza con cui lo portava nei cartoni animati.

Non tutto è facile. Nel 1965 Guaraldi scopre che la Fantasy gli riconosce appena il 5 per cento delle vendite dei suoi dischi e fa causa all’etichetta. La lite si chiude solo nel 1967, quando Saul Zaentz rileva la Fantasy e i due ritirano le rispettive azioni: il nuovo accordo dà a Guaraldi una parte molto più alta dei diritti sulle opere passate e future.
Il film, l’Oscar sfiorato e gli speciali successivi
In tutto Guaraldi firma le musiche di quindici speciali televisivi dei Peanuts, da A Charlie Brown Christmas in avanti, oltre al documentario Charlie Brown and Charles Schulz. Nel 1969 arriva anche il primo lungometraggio per il cinema, A Boy Named Charlie Brown, che recupera il titolo del vecchio documentario mai trasmesso. Qui Guaraldi lavora con un settetto e scrive temi come Skating, Blue Charlie Brown e Charlie Brown and His All-Stars, mentre John Scott Trotter cura la parte orchestrale e Rod McKuen le canzoni. La colonna sonora ottiene la candidatura all’Oscar, e perde contro un avversario impossibile: Let It Be dei Beatles.
L’ultima sessione: It’s Arbor Day, Charlie Brown
Il 6 febbraio 1976 Vince Guaraldi si sveglia con un malessere, ma va comunque in studio, ai Wally Heider Studios, per completare le registrazioni di It’s Arbor Day, Charlie Brown. La sera suona il primo set al Butterfield’s, un locale di Menlo Park, e lo chiude con Eleanor Rigby dei Beatles. Durante la pausa si sente male nel motel accanto e muore poco dopo, alle 23.07, all’arrivo allo Stanford Hospital. Ha 47 anni. La causa, inizialmente indicata come infarto, è la rottura di un aneurisma dell’aorta addominale. Fumatore accanito, si lamentava da tempo di dolori allo stomaco e al petto, e gli era stata prescritta una cura per l’ulcera senza ulteriori esami. Sua madre disse che se n’era andato come avrebbe voluto, al pianoforte.
L’eredità di Dr. Funk
Lee Mendelson ha detto che i Peanuts, in televisione, non sarebbero diventati quello che sono senza la musica di Guaraldi, e basta immaginare lo speciale di Natale con una colonna sonora orchestrale qualsiasi per capire che aveva ragione. Guaraldi ha fatto una cosa che pochissimi compositori sono riusciti a fare: ha dato a un gruppo di bambini disegnati una musica che non li tratta da bambini. Il jazz di Linus and Lucy è complesso, sincopato, adulto, eppure lo canticchiano generazioni che di jazz non sanno niente. Come Danny Elfman per il gotico di Tim Burton (#) o Jerry Goldsmith per la fantascienza (#), Guaraldi ha legato il suo nome a un immaginario fino a renderlo inseparabile.
Il suo lavoro è stato raccontato nel documentario The Anatomy of Vince Guaraldi (2010) e nella biografia di Derrick Bang Vince Guaraldi at the Piano, e la sua musica è ancora così viva che nel 2026 la società di produzione fondata da Mendelson ha avviato cause per gli usi non autorizzati dei suoi brani. Ogni anno, tra ottobre e dicembre, i suoi valzer e i suoi accordi tornano nelle case di mezzo mondo. Sessant’anni dopo, Linus aspetta ancora il Grande Cocomero, e ad aspettarlo con lui c’è sempre quel pianoforte.
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