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Recensione: Slow Horses 6, la stagione più crudele

Sid Baker torna dal mondo dei morti, Coe no, e Hugo Weaving ruba la scena a tutti. Un finale tratto dritto dai romanzi di Mick Herron lascia River appeso a un filo.

by Chiara Pavesi

Attenzione: l’articolo contiene spoiler sulla sesta stagione

Un animale schiacciato sull’asfalto sotto la pioggia, poi un funerale in cui il nipote del defunto non può nemmeno dire che lavoro facesse il nonno. La sesta stagione di Slow Horses comincia così e non cambia mai davvero tono: è la più cupa della serie Apple TV con Gary Oldman, una delle più riuscite, e si chiude con un finale che rischia di farsi ricordare soprattutto per gli ultimi due minuti.

I sei episodi sono usciti un mercoledì alla volta su Apple TV, dal 16 settembre al 21 ottobre 2026, tutti diretti da Adam Randall, già regista della quarta stagione e premiato agli Emmy 2025 per la regia drammatica. Alla scrittura c’è un cambio importante: Gaby Chiappe prende il posto di Will Smith, lo sceneggiatore britannico (omonimo dell’attore) che aveva firmato le stagioni precedenti. La stagione adatta insieme due romanzi di Mick Herron, Joe Country e Slough House, il sesto e il settimo della serie letteraria.

Slow Horses 6, la trama: qualcuno uccide gli ex di Slough House

Il primo a morire è Struan Loy, il collega irritante e un po’ tonto interpretato da Paul Higgins, che torna dopo quattro stagioni di assenza solo per finire bruciato vivo. Dietro l’omicidio ci sono due sicari russi che si fanno chiamare Jim e Jane: lui è Kyle Soller, il Syril Karn di Andor, lei MyAnna Buring, vista in The Witcher. Il loro bersaglio sono tutti quelli che sono passati per Slough House, il palazzo londinese dove l’MI5 parcheggia gli agenti caduti in disgrazia. Nel secondo episodio provano a uccidere anche Moira Tregorian (Joanna Scanlan), la segretaria che aveva sostituito Catherine Standish per una stagione, mascherando il delitto da fuga di gas.

Nel frattempo la serie seppellisce David Cartwright, l’ex capo dei servizi segreti a cui Jonathan Pryce ha dato voce e memoria fin dalla prima stagione. Il funerale regala la scena più divertente della stagione: River (Jack Lowden) deve fare l’elogio funebre del nonno senza poter dire che è stato una spia, e finisce per celebrarne la carriera al ministero dei Trasporti, mentre Jackson Lamb se la ride per tutti gli autobus che il vecchio avrebbe salvato.

È lì che ricompare Frank Harkness, il padre mercenario di River, ex CIA, interpretato da Hugo Weaving. Frank lavora per qualcuno che vuole i fascicoli rubati dagli archivi dell’MI5, e quando uccide l’ex agente Andrew Nesmith lascia un testimone: il figlio Reece, interpretato da Lenny Rush, il giovane attore premiato ai BAFTA per la commedia Am I Being Unreasonable?. Intanto Slough House viene cancellata dai sistemi del servizio, gli stipendi spariscono e Lamb si dichiara in sciopero.

Courtesy AppleTV+

Al centro di tutto c’è Diana Taverner (Kristin Scott Thomas), salita ai vertici dell’MI5 e tenuta in pugno da due uomini: il politico Peter Judd (Samuel West) e il suo finanziatore Damien Cantor, un magnate dell’informazione con una rete televisiva in ascesa, interpretato da Harry Lloyd. Da dove venissero davvero quei soldi, e a cosa siano serviti, è il filo che lega la stagione.

Il ritorno di Sid Baker: Olivia Cooke e la sola concessione della serie

Sidonie Baker era stata colpita alla testa nella prima stagione e da allora la si credeva morta. Alla fine del secondo episodio River la ritrova in casa del nonno: Olivia Cooke torna con le cicatrici, tre anni di vuoto da spiegare e un’identità che l’MI5 ha tenuto in vita sulla carta per motivi suoi. Il nome di Sid, si scopre, è stato usato come copertura per un omicidio a Kazan, un’operazione fuori dai registri voluta da Taverner.

Il ritorno di un personaggio dato per morto è una scelta rischiosa per una serie che ha sempre fatto del cinismo una regola, e la stagione la gestisce bene. I dialoghi tra River e Sid nel terzo episodio sono tra le cose più leggere mai viste in Slow Horses, e Lowden cambia perfino il modo di muoversi: per la prima volta River sembra uno che ha qualcosa da perdere. Il quinto episodio porta i due fino a un bacio, nel mezzo di una fuga. È l’unica concessione sentimentale della serie, e a guardarla tutta di fila si capisce che serve a caricare la molla del finale.

La morte di Coe e il prezzo pagato da Slough House

Il quarto episodio toglie di mezzo J.K. Coe, il più silenzioso e imprevedibile degli agenti, interpretato da Tom Brooke dalla quarta stagione. Coe affronta Jim in un bagno e la macchina da presa stacca prima della fine dello scontro: quando River entra, trova solo il corpo. È una morte asciutta, senza musica e senza addii, e proprio per questo pesa più di molte altre. Nel romanzo Joe Country il personaggio muore in modo diverso, ma la serie ha scelto la sottrazione e ha fatto bene.

Courtesy AppleTV+

Il colpo arriva anche a Lamb, in ritardo. Nel finale scopre la morte di Coe due episodi dopo gli altri, e Oldman gli concede un cedimento di un secondo prima di ricomporsi: è il momento più bello della sua stagione, perché racconta in un gesto quanto Lamb tenga ai suoi “joe”, gli agenti che finge di disprezzare.

Hugo Weaving e Kristin Scott Thomas, i veri motori della stagione

Se la sesta stagione funziona, il merito è soprattutto dei due personaggi che stanno sopra River e lo usano. Weaving fa di Frank Harkness un uomo che ha cresciuto i figli come soldati e che non se ne pente, ma lascia filtrare quel poco di umanità che basta a rendere la scena finale tra padre e figlio, davanti a un bicchiere, la più vicina a una riconciliazione che questa serie si possa permettere. Quando River gli rinfaccia di non essere stato un padre normale, Frank gli chiede con aria seccata se avrebbe preferito un macchinista o un postino: una battuta che dice tutto il personaggio.

Kristin Scott Thomas, dal canto suo, passa buona parte della stagione con le spalle al muro, e Taverner non è mai stata così fragile. Il suo piano, una vendetta contro i russi pagata con denaro che arrivava proprio dai russi attraverso Cantor, è un capolavoro di ironia spionistica, e Scott Thomas lo regge alternando lucidità glaciale e panico appena trattenuto. Quando arriva a sacrificare Sid, consegnandola ai russi con un aereo diretto in Bulgaria, la serie mostra fino in fondo di cosa sia capace il suo personaggio.

Resta invece sospeso il filo più intimo: nel primo episodio Catherine Standish (Saskia Reeves) scopre che è stato Lamb a uccidere Charles Partner, il suo vecchio capo e traditore dell’MI5, un segreto custodito dalla seconda stagione. La rivelazione cade, pesa, e poi non porta a nessun chiarimento tra i due. Può essere una scelta coerente con lo spirito di Herron, dove nessuno fa i conti fino in fondo, ma lascia la sensazione di un’occasione rimandata.

Courtesy AppleTV+

Il finale della sesta stagione, spiegato (attenzione, spoiler)

L’ultimo episodio raduna quasi tutti nella casa di campagna di Taverner, trasformata in rifugio: gli Slow Horses, ex compresi, con Louisa Guy (Rosalind Eleazar) di nuovo in squadra, Roddy Ho (Christopher Chung), Shirley Dander (Aimee-Ffion Edwards), Emma Flyte (Ruth Bradley), Moira e il piccolo Reece. La scena migliore arriva prima degli spari: una cena che degenera in resa dei conti, con Shirley e Louisa che si rinfacciano anni di scelte sbagliate, Moira che prova a fare da paciera e Shirley che lancia a Louisa il diamante rubato nella seconda stagione. È Slow Horses nella sua forma più pura, una famiglia disfunzionale che si ferisce a parole.

Poi arrivano Jane, sopravvissuta all’incidente del quinto episodio, e gli uomini di Frank, e la stagione si inceppa. Lo scontro a fuoco è lungo, confuso, costruito su personaggi che corrono da una dependance all’altra sparando a vuoto, e dimostra che in questa serie le parole sono armi molto più efficaci dei proiettili. Ne escono comunque due momenti forti: Frank che uccide Emma Flyte, l’agente più competente della stanza, e Frank che salva River da Jane all’ultimo istante, giustificandolo come semplice buona tattica.

A giochi chiusi Cantor viene sacrificato come capro espiatorio, Taverner si salva ancora una volta scaricando le colpe su chiunque, e Lamb brinda con i suoi a chi non ce l’ha fatta. Sembra la fine. River riceve la notizia di una luce accesa in casa del nonno, capisce che è il segnale di Sid, la trova sotto la doccia, prepara il vino, e crolla a terra prima di riempire i bicchieri.

Per chi non ha letto i libri, è un colpo basso. Ma non è un’invenzione della serie: il romanzo Slough House si chiude allo stesso modo, con River avvelenato dal Novichok, l’agente nervino di origine sovietica, lasciato dai sicari russi sulla maniglia della porta. Nel libro il suo destino resta in sospeso fino al romanzo successivo, Bad Actors, che sarà la base della settima stagione.

Il giudizio: la stagione più crudele, e una delle migliori

La sesta stagione di Slow Horses corregge il passo falso della quinta, che aveva spinto troppo sulla commedia: qui l’umorismo resta, ma al servizio di una storia che parla di sopravvivenza, di agenti dimenticati e di un servizio segreto che si mangia i suoi figli. Il cast è al massimo, con Weaving e Scott Thomas sopra tutti, e la scelta di riportare Sid dà alla stagione un cuore che la serie raramente si concede.

Courtesy AppleTV+

I difetti stanno nei punti in cui la serie prova a essere un’altra cosa: lo scontro a fuoco del finale, che allunga senza aggiungere, e la capacità quasi soprannaturale di Taverner di uscire indenne da qualsiasi disastro, che a questo punto comincia a sembrare una comodità di sceneggiatura. Quanto al cliffhanger, è crudele e fedele insieme: toglie a River l’unico momento di felicità che la serie gli abbia mai dato, ed è esattamente il tipo di scherzo che il mondo di Herron riserva ai suoi personaggi.

Slow Horses 7 e 8: cosa sappiamo

La settima stagione è confermata da tempo e porterà sullo schermo Bad Actors. Il cast si è già allargato con cinque nuovi attori e il ritorno di James Callis, come abbiamo raccontato nel nostro articolo sulla settima stagione. Il 15 settembre 2026 Apple ha annunciato anche un’ottava stagione di sei episodi, tratta dal romanzo Clown Town. Una data per la settima non c’è ancora: se la serie mantiene il ritmo di un ritorno all’anno, il nuovo appuntamento cadrebbe nell’autunno 2027.

Per chi vuole ripartire dall’inizio, o convincere qualcuno a farlo, la nostra guida a Slow Horses racconta la serie dalla prima stagione, mentre Down Cemetery Road porta su Apple TV un altro romanzo di Mick Herron. Chi cerca altre storie di spie può partire dalla nostra selezione di serie come Lioness.

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★★★★☆ 4/5

Scheda tecnica

  • Genere: thriller, spionaggio
  • Nazione: Regno Unito
  • Uscita: 16/09/2026
  • Stagioni: 6  ·  Puntate: 6
  • Piattaforma / Distribuzione: Apple TV
  • Produzione / Network: See-Saw Films
  • Regia: Adam Randall
  • Sceneggiatura: Gaby Chiappe
  • Basato su: Joe Country e Slough House di Mick Herron

Cast principale

  • Gary Oldman – Jackson Lamb
  • Jack Lowden – River Cartwright
  • Kristin Scott Thomas – Diana Taverner
  • Olivia Cooke – Sidonie “Sid” Baker
  • Hugo Weaving – Frank Harkness

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