Home News“Trainspotting” in 4K al cinema il 19, 20 e 21 ottobre

“Trainspotting” in 4K al cinema il 19, 20 e 21 ottobre

Il film di Danny Boyle tratto da Irvine Welsh torna sul grande schermo per tre giorni, con il monologo di Renton e la colonna sonora che ha segnato gli anni Novanta.

by Mauro Terrone

Una corsa a perdifiato per le strade di Edimburgo, due ragazzi inseguiti dalla sicurezza di un negozio, la batteria di Lust for Life di Iggy Pop e una voce fuori campo che elenca tutto ciò che la società ti chiede di scegliere: il lavoro, la carriera, la famiglia, il televisore enorme. Poi la chiusa: lui ha scelto di non scegliere la vita. Trent’anni dopo, quell’attacco resta uno dei più citati del cinema degli anni Novanta.

Trainspotting torna nelle sale italiane restaurato in 4K per il trentesimo anniversario dell’uscita, con un evento speciale di tre giorni: lunedì 19, martedì 20 e mercoledì 21 ottobre 2026. È l’occasione per rivedere sul grande schermo il film di Danny Boyle tratto dal romanzo di Irvine Welsh, e per chi è nato dopo il 1996 di scoprirlo nel posto per cui era stato pensato.

Renton e il suo gruppo di amici nella Scozia della crisi

Siamo a Edimburgo, nei primi anni Novanta, in un paese segnato dalla disoccupazione e dalla crisi economica. Mark Renton, interpretato da Ewan McGregor nel ruolo che lo ha consacrato, vive ai margini con un gruppo di amici legati dall’eroina e dagli eccessi: Sick Boy (Jonny Lee Miller), Spud (Ewen Bremner), Tommy (Kevin McKidd) e Begbie (Robert Carlyle), l’unico che non si buca ma che è il più pericoloso di tutti, violento e incontrollabile. Nel cast c’è anche una giovanissima Kelly Macdonald, all’esordio sul grande schermo nel ruolo di Diane. Renton prova a disintossicarsi, ricade, ci riprova, e ogni tentativo di uscire da quel giro lo allontana un po’ di più dagli amici di sempre.

Anche il titolo è una chiave di lettura. Il trainspotting è l’hobby, molto britannico, di osservare i treni e annotarne i numeri di serie: un passatempo che non porta da nessuna parte, proprio come la ricerca di evasione dei protagonisti.

Sette settimane, un budget minimo e una nomination all’Oscar

Trainspotting è il secondo film di Danny Boyle, arrivato dopo l’esordio di Piccoli omicidi tra amici e realizzato con la stessa squadra: il produttore Andrew Macdonald, lo sceneggiatore John Hodge e Ewan McGregor. Il budget era di appena un milione e mezzo di sterline e le riprese durarono sette settimane, in gran parte dentro una fabbrica abbandonata di Glasgow trasformata in set. Lo stesso Irvine Welsh compare in un piccolo ruolo, quello dello spacciatore Mikey.

Uscito nel Regno Unito il 23 febbraio 1996 e presentato fuori concorso al Festival di Cannes, il film incassò circa 72 milioni di dollari nel mondo e divise l’opinione pubblica: c’era chi lo accusava di rendere attraente la droga e chi ci vedeva il ritratto più onesto mai fatto di una generazione. John Hodge vinse il BAFTA per la sceneggiatura non originale e ottenne la nomination all’Oscar nella stessa categoria.

Da “Choose Life” a “Born Slippy”, la colonna sonora di una generazione

Il monologo “Choose Life” cambia significato nel corso del film: da rifiuto beffardo delle aspettative sociali diventa, nel finale, qualcosa di molto più ambiguo. A sostenerlo c’è una colonna sonora diventata leggendaria quanto il film, con Iggy Pop, Lou Reed, Blur, New Order e soprattutto Born Slippy .NUXX degli Underworld, che accompagna la sequenza finale e che proprio grazie a Trainspotting è diventata uno degli inni della club culture britannica.

Trent’anni dopo, la storia continua

Il mondo di Renton non si è mai davvero chiuso. Nel 2017 Boyle ha riunito lo stesso cast per T2 Trainspotting, sceneggiato ancora da Hodge, e quest’anno la storia è diventata anche un musical nel West End di Londra. Il restauro in 4K, di cui avevamo mostrato il trailer ad aprile, riporta ora il film dove è nato il suo culto: al buio di una sala, con il volume alto.

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