Home NewsJenna Ortega: Mercoledì con Klara? «Non durerebbe a lungo»

Jenna Ortega: Mercoledì con Klara? «Non durerebbe a lungo»

Alla Festa del Cinema di Roma l'attrice risponde alla nostra domanda su Mercoledì e un'amica artificiale, mentre Waititi la paragona alla Cabiria di Fellini

by Mauro Terrone

Il microfono passa tra i giornalisti in sala e arriva la domanda che molti fan si erano fatti dal giorno dell’annuncio del film: cosa farebbe Mercoledì Addams con un’amica artificiale come Klara? L’abbiamo posta noi di likeinamovie.it a Jenna Ortega, oggi alla Festa del Cinema di Roma insieme a Taika Waititi per presentare Klara e il Sole, e lei ha risposto senza pensarci un secondo, con lo sguardo di chi quel personaggio lo conosce fin troppo bene.

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Jenna Ortega e la domanda su Mercoledì: «Non durerebbe a lungo»

«Non durerebbe molto a lungo», ha esordito Ortega. «L’amico artificiale non parlerebbe mai e in qualche modo finirebbe per deprimersi. La fine è la fine». Poi una pausa, un sorriso, e la correzione di rotta: «Ma penso proprio che a Mercoledì piacerebbe avere qualcuno che esegua i suoi ordini. Vediamo tutti come tratta Mano». E per chiudere il discorso ha alzato le braccia al cielo mimando un’esplosione: ecco cosa toccherebbe alla povera Klara.

La battuta funziona perché è esatta. Nella serie di Tim Burton l’unico essere che Mercoledì tollera davvero accanto a sé è Mano, la mano mozzata della famiglia Addams, trattata a metà tra il complice e il maggiordomo. Un’amica artificiale programmata per essere gentile, entusiasta e sempre disponibile sarebbe per lei un fastidio da smontare pezzo per pezzo. Ed è proprio la distanza tra le due figure a dire quanto sia cambiato il lavoro di Ortega: poco dopo, parlando del film, l’attrice ha tenuto a precisare che Klara è diversa dai personaggi interpretati finora, «e di certo lei non è depressa».

Klara e il Sole, il robot che non doveva sembrare un robot

Il cuore della conferenza è stato il lavoro sul personaggio. Ortega ha raccontato di non sapere, alla prima lettura della sceneggiatura, quale fosse il giusto equilibrio per dare corpo a un androide: il cinema ne ha mostrati di ogni tipo, alcuni fatti di metallo, altri con la pelle sopra come in Terminator, e spesso «in modo molto ovvio». La scelta condivisa con Waititi è stata opposta: il robot non doveva distrarre lo spettatore, ma somigliare a un essere umano.

Per arrivarci Ortega ha lavorato su una fisicità volutamente goffa, presa in prestito dalla commedia fisica, perché Klara è un modello che sta ancora imparando a muoversi nel mondo, e ha raccontato di aver avuto un po’ più di libertà nel costruirla. Il resto lo fanno l’intelligenza emotiva e lo stupore del personaggio, che secondo l’attrice sono il vero ponte tra la storia e il pubblico.

Taika Waititi e Giulietta Masina: il riferimento a Le notti di Cabiria

Il passaggio più sorprendente, almeno per un pubblico italiano, è arrivato da Waititi. Il regista ha spiegato di aver pensato a Ortega per Klara perché gli ricordava Giulietta Masina in Le notti di Cabiria, il film di Federico Fellini del 1957 che valse alla Masina il premio per la migliore interpretazione femminile a Cannes e all’Italia l’Oscar per il miglior film straniero.

Il paragone, a pensarci, è meno azzardato di quanto sembri. Cabiria è una figura che il mondo continua a ferire e che continua, ostinatamente, a credere nella bontà degli altri, fino a quel sorriso finale tra le lacrime che è rimasto nella storia del cinema. Klara è costruita sulla stessa fede quasi infantile: un’Amica Artificiale convinta che il Sole possa guarire chi ama. Che il regista di Jojo Rabbit abbia cercato proprio lì il modello per la sua protagonista dice molto del film che ha voluto fare, più vicino al melodramma che alla fantascienza.

Waititi e l’intelligenza artificiale: il rischio è sostituire le persone

Waititi ha raccontato di essersi imbattuto per caso nel romanzo di Kazuo Ishiguro e di esserne rimasto colpito soprattutto per il modo in cui Klara osserva il mondo. Per questo il suo adattamento parla meno di tecnologia e più della scoperta delle emozioni. Sul presente però il regista non è stato tenero: i social network hanno già indebolito i rapporti tra le persone, ma l’intelligenza artificiale rappresenta un pericolo diverso, perché quei rapporti rischia di sostituirli, come accade a chi dopo troppe delusioni si lega emotivamente a un avatar.

Ortega ha seguito la stessa linea, con lo sguardo della sua generazione: i giovani vivono un’ansia sociale più forte di un tempo, ha detto, e l’intelligenza artificiale la sta acuendo. È un tema che attraversa questa edizione della Festa, dove appena ieri Paul Bettany raccontava la sua Visione come un’intelligenza artificiale che ama i nostri difetti (qui il nostro resoconto).

Jenna Ortega sul successo dopo Mercoledì

Non poteva mancare una domanda sulla popolarità esplosa con Mercoledì. Ortega ha ammesso che il successo, a certi livelli, può essere persino terrificante, e che a tenerla in equilibrio è il sostegno della famiglia, che non le mette pressione. «Sono consapevole di essere una figura pubblica», ha detto, ma cercare di piacere a tutti non è ragionevole: prima o poi qualcuno si arrabbia. La sua regola è più semplice, essere gentile con le persone che ha intorno.

Klara e il Sole al cinema dal 22 ottobre

Klara e il Sole, presentato nella sezione Grand Public, è scritto e diretto da Taika Waititi a partire dall’omonimo romanzo del Premio Nobel Kazuo Ishiguro. Ortega è Klara, un’Amica Artificiale che trova casa accanto alla giovane Josie, interpretata da Mia Tharia, ragazza malata in un rapporto difficile con la madre, che ha il volto di Amy Adams. Nel cast anche Steve Buscemi e Natasha Lyonne. Il film arriva nelle sale italiane il 22 ottobre con Eagle Pictures.

Per sapere se Waititi è riuscito a trasformare il romanzo di Ishiguro in cinema, la nostra recensione di Klara e il Sole vi aspetta. E se volete ripercorrere la strada che ha portato il film a Roma, qui trovate l’annuncio dell’anteprima alla Festa.

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