Un androide che guarda gli esseri umani e trova bellissimo proprio ciò che li rende lenti, fragili, imperfetti. Paul Bettany ha raccontato così, ieri mattina a Roma, il personaggio che lo accompagna da oltre dieci anni: Visione, nato sul grande schermo in Avengers: Age of Ultron e oggi protagonista assoluto di VisionQuest.
L’attore inglese ha presentato la serie alla 21ª Festa del Cinema di Roma, nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, insieme al giovane co-protagonista Ruaridh Mollica. VisionQuest, creata da Terry Matalas (già showrunner di Star Trek: Picard), è disponibile su Disney+ dal 14 ottobre. In serata i due sono passati sul red carpet tra fan e cosplayer vestiti da Visione, prima della proiezione dei primi due episodi e dei primi dieci minuti del terzo, mostrati in anteprima esclusiva.
Visione, l’altra faccia dell’intelligenza artificiale
Il tema che ha attraversato tutto l’incontro è stato l’intelligenza artificiale. Bettany ha messo uno di fronte all’altro i due volti sintetici dell’universo Marvel: Ultron, che guarda l’umanità con disprezzo, la vuole sottomettere e non sopporta la sua inefficienza, e Visione, che di quella stessa inefficienza si è innamorato. Nella sua lettura Visione rappresenta la versione positiva del futuro dell’IA, una tecnologia che vuole far crescere le persone invece di sostituirle.
Alla domanda sull’impatto dell’IA sul lavoro degli attori, Bettany ha risposto con un paragone storico: chi avesse visto nascere la sgranatrice di cotone, due secoli fa, avrebbe avuto paura della Rivoluzione Industriale, e probabilmente anche lui sarebbe stato tra quelli. Mollica ha aggiunto che il pubblico cerca nell’arte proprio ciò che è umano, ed è lì che le macchine non possono arrivare.
Bettany contro lo snobismo verso i supereroi
Il passaggio più sentito è arrivato quando si è parlato del pregiudizio che ancora accompagna i cinecomic. Per Bettany è «fin troppo facile snobbare le storie di supereroi». Quando incontra gli appassionati di WandaVision, ha raccontato, rivede il bambino che era: bullizzato a scuola, messo ai margini, spaventato all’idea di non trovare un posto nel mondo degli adulti. Raggiungere con una storia toccante chi non frequenta il cinema d’autore, per lui, conta quanto qualsiasi altra cosa.
Sulla Marvel, accusata spesso di produrre in serie, l’attore ha difeso lo studio con un’immagine precisa: non una macchina che sforna prodotti, ma una boutique.

Da WandaVision a VisionQuest, l’ultimo capitolo di una trilogia
VisionQuest chiude idealmente la trilogia aperta da WandaVision nel 2021 e proseguita con Agatha All Along nel 2024. Bettany ha ricordato come in WandaVision, con Elizabeth Olsen, avessero costruito un universo che parlava di romanticismo ma anche di dolore e di amore perduto. E ha svelato un retroscena: sul set erano convinti che la serie sarebbe uscita dopo The Falcon and the Winter Soldier, che pensavano destinata ad aprire il catalogo Marvel su Disney+. Il regista, ha scherzato, gli aveva mentito.
Questa volta Visione è un fuggiasco. Dopo essere stato ricostruito e aver ritrovato i ricordi, vive nell’ombra finché una taglia sulla sua testa non lo costringe alla fuga insieme a un ragazzo misterioso, che potrebbe essere suo figlio reincarnato. Sulla sua strada torna anche Ultron, ancora con la voce di James Spader. Bettany ha detto di essersi divertito con tutte le incarnazioni del personaggio, a partire dal Visione delle origini, un onnipotente ingenuo, fino all’innamorato e a quello morto e riportato in vita. Chi vuole ripassare le tappe può partire dalla guida ai film e alle serie Marvel da vedere prima di VisionQuest, mentre il nostro giudizio sulla serie è nella recensione in anteprima.
Ruaridh Mollica, l’allievo di Visione
Accanto a Bettany sedeva Ruaridh Mollica, attore scozzese di origini italiane al suo esordio nell’universo Marvel. Il pubblico americano lo ha conosciuto in The Franchise, la serie HBO che prendeva in giro proprio i grandi franchise di supereroi, mentre il ruolo da protagonista in Sebastian gli è valso una candidatura ai British Independent Film Awards. In VisionQuest interpreta il giovane che affianca Visione nella fuga: annunciato inizialmente con il nome di Tucker, il personaggio è stato poi rivelato come la versione adulta di Tommy, uno dei gemelli di Wanda e Visione. Una curiosità: il fratello Billy, nell’MCU, ha il volto di Joe Locke, con cui Mollica aveva già condiviso il palco nello spettacolo teatrale Clarkston.

Mollica ha raccontato di aver sentito subito una sintonia con Bettany già al provino dal vivo a New York, e che questo lo ha aiutato a superare le insicurezze dell’ingresso in un franchise così grande. Il consiglio ricevuto dal collega è stato semplice: dimenticare laser, robot e fantascienza, e pensare alle emozioni e alla verità dei sentimenti che stanno sotto la pelle sintetica di Visione.
L’italiano di Bettany e Jennifer Connelly
Il momento più leggero è arrivato con una domanda sulle battute in italiano presenti nella serie. Bettany ha raccontato di esercitarsi con la lingua grazie alla moglie, Jennifer Connelly, che la parla fluentemente, ammettendo però di andare in difficoltà proprio quando prova a parlarla davanti a lei.
Una storia sull’accettazione di sé
A chiudere l’incontro è stata una risposta asciutta. Interrogato su cosa racconti davvero VisionQuest, Bettany l’ha definita la storia di un uomo che deve accettare chi è. Un uomo che, nel suo caso, è un robot: ed è forse proprio questo che rende Visione il personaggio più umano dell’intero universo Marvel. A dare voce alla sua ricerca ci sono le musiche di Michael Giacchino, a cui abbiamo dedicato un ritratto nella rubrica I Maestri del suono.












