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“Carrie”, chi sono le donne con poteri del finale

Carrie sopravvive al ballo e fugge con Emaline, mentre una rete di donne psichiche la cerca: cosa mostra la serie, cosa dice Flanagan e le ipotesi dei fan

by Mauro Terrone

Una ragazza coperta di sangue di maiale balla lungo la strada principale di Chamberlain mentre alle sue spalle la scuola va a fuoco. Poche ore dopo sale in auto accanto all’amica che tutti credevano immaginaria e sparisce nella notte, senza sapere dove sta andando. Così finisce Carrie, la serie in otto episodi con cui Mike Flanagan ha riportato il romanzo d’esordio di Stephen King su Prime Video, disponibile per intero dal 7 ottobre.

Un finale che, più che chiudere, spalanca: negli ultimi due episodi compaiono donne con poteri che nel libro non esistono, un’organizzazione che osserva Carrie da lontano e una regista che non è affatto quello che sembra. Per orientarsi servono tre cose: quello che si vede sullo schermo, quello che Flanagan ha raccontato dopo l’uscita e le ipotesi che i fan stanno costruendo in attesa di una possibile seconda stagione.

ATTENZIONE SPOILER: da qui in avanti si parla apertamente anche del finale di stagione.

Carrie sopravvive, ed è la scelta che cambia tutto

Nel romanzo del 1974 Carrie muore dopo lo scontro con la madre, e lo stesso accade nel film di Brian De Palma del 1976. Flanagan ha spiegato alla Television Academy che la sopravvivenza della protagonista era decisa fin dall’inizio: dopo averla seguita per un intero semestre scolastico, vederla morire sarebbe stato troppo cupo, e secondo lui questa Carrie la salvezza se l’era guadagnata. Non è un inedito assoluto, perché già il film tv del 2002, pensato come pilota di una serie mai nata, la faceva fuggire con Sue Snell. Ma lì la fuga era un punto d’arrivo, qui diventa la porta d’ingresso a un mondo intero.

Il ballo resta una strage. Tommy Ross (Joel Oulette) muore colpito dalla passerella che crolla, il preside Grayle (Matthew Lillard) e Miss Desjardin (Amber Midthunder), che nel libro si salvano, qui non sopravvivono. Chris Hargensen (Alison Thornton) e Billy Nolan (Arthur Conti) riescono a scappare dalla scuola ma muoiono nell’auto distrutta. Su questo Flanagan è stato netto: la fine di Chris e Billy è opera di Carrie e di nessun altro. Prima di quel momento, però, a guidare era qualcun altro.

Courtesy of Prime Video

Emaline, l’amica che non era immaginaria

Per buona parte della stagione Emaline (Thalia Dudek) sembra un’amica immaginaria o un fantasma: Carrie le parla, gli altri non la vedono. Il finale ribalta tutto. Emaline è una ragazza in carne e ossa con il dono della proiezione astrale, capace cioè di mandare la propria coscienza lontanissimo dal corpo. Ed è fisicamente lei, alla fine, ad arrivare davanti alle macerie di casa White per caricare Carrie in macchina.

Al ballo, quando la morte di Tommy paralizza Carrie, Emaline le chiede di lasciarle il volante e Carrie acconsente. Flanagan ha usato proprio questa immagine: Emaline guida, ma Carrie è seduta in auto e guarda tutto. Il regista ha anche ricordato che la presa di controllo di un corpo altrui viene dall’universo allargato di King e che l’aveva già usata in Doctor Sleep.

Il dettaglio più rivelatore era sotto gli occhi di tutti fin dal secondo episodio, quando Emaline dice a Carrie, in apparenza scherzando, di essere una spia e che lei è la sua missione. Flanagan ha confermato che va presa alla lettera: un gruppo di donne con poteri si accorge di Carrie e la prima cosa che fa è mandare qualcuno a osservarla. Il punto è che nell’ultima scena Emaline si rifiuta di dire a Carrie dove stanno andando, per paura che altre donne possano leggerle nel pensiero e rintracciarle, mentre dall’altra parte la si descrive come pericolosa. La spia, insomma, potrebbe aver cambiato bandiera. Ed è il nodo più interessante che la serie lascia in sospeso.

Adelaide, la regista che non era una regista

Dal primo episodio una voce fuori campo raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti per un documentario sul ballo. È quella di Kate Siegel, moglie di Flanagan e presenza fissa del suo cinema, da Il gioco di Gerald a La caduta della casa degli Usher. Solo negli ultimi minuti si scopre chi è davvero: Adelaide, a capo di un gruppo di donne con poteri psichici che tiene d’occhio Carrie. Il documentario è una copertura, e le interviste servono a raccogliere informazioni e a interferire con i ricordi dei testimoni.

La scena chiave è il suo incontro con Margaret White, sopravvissuta al crollo della casa: durante l’intervista Adelaide le ferma lentamente il cuore, lo stesso modo in cui Margaret muore nel romanzo per mano della figlia. Qui invece Carrie non uccide la madre, e la donna che lo fa si porta via un testimone scomodo. Curiosità: il nome Adelaide non viene mai pronunciato nei dialoghi, compare soltanto nei titoli di coda. Flanagan ha raccontato di averla pensata come un narratore nascosto, da rivelare come personaggio cruciale soltanto alla fine, così da costringere lo spettatore a rileggere tutta la struttura a interviste.

Courtesy of Prime Video

Le altre donne del finale e la stirpe delle streghe

Accanto ad Adelaide compaiono altre ragazze del gruppo, interpretate da Delainey Hayles, Cassandra Naud e Ruth Codd. Alcune si intravedono già nel primo episodio, quando una ragazza lontana da Chamberlain avverte l’onda psichica dei poteri di Carrie che si risvegliano. Di loro la serie dice pochissimo, e Flanagan lo ha ammesso apertamente: delle donne incontrate negli episodi 7 e 8 vorrebbe raccontare molto di più.

Il contesto però la serie lo semina con cura. Diversi episodi si aprono con brevi prologhi dedicati a donne di epoche diverse dotate di poteri simili, da Giovanna d’Arco alle madri capaci di una forza sovrumana per salvare i figli, e la serie chiarisce che queste capacità appartengono solo alle donne. L’ipotesi più condivisa è che Adelaide e il suo gruppo siano le eredi, o le custodi, di una lunga genealogia di donne che il mondo ha chiamato streghe. Flanagan ha spiegato che l’idea non tradisce King: il romanzo accenna più volte ad altre ragazze con lo stesso dono, solo che nelle versioni precedenti Carrie non viveva abbastanza per scoprire di non essere sola.

Amanda e chi vuole fermare le ragazze come Carrie

Se Adelaide vuole Carrie dalla sua parte, Amanda (Katee Sackhoff) rappresenta l’impulso opposto. Nel settimo episodio incontra Margaret e le propone di eliminare la figlia prima che faccia del male a qualcuno. Flanagan ha raccontato come è nata: nel libro Margaret è convinta che Carrie debba morire, e in un mondo con altre ragazze come lei è plausibile che altri genitori abbiano avuto lo stesso impulso, e che qualcuno ci sia anche riuscito. Amanda viene da lì, e con lei chi vorrebbe fermare le ragazze sotto la protezione di Adelaide.

Da qui nasce un’altra domanda che i fan si fanno: quando Emaline parla di persone che danno la caccia a lei e a Carrie, intende il fronte di Amanda o proprio il gruppo di Adelaide? La serie non lo dice, e probabilmente non è un caso.

Una nota per i fan di fantascienza: proprio il settimo episodio è una piccola rimpatriata di Battlestar Galactica. Oltre a Sackhoff, a Michael Trucco e a Tahmoh Penikett, che interpreta il padre di Carrie, in una scena all’assemblea scolastica compaiono Tricia Helfer, Aaron Douglas e Rekha Sharma, una battuta a testa. Flanagan, grande fan della serie, ha raccontato di aver passato la giornata a fare foto con tutti.

Margaret White e il potere che aveva sempre negato

L’ultima rivelazione riguarda la madre. Margaret (Samantha Sloyan) sopravvive al crollo della casa grazie alla telecinesi, un dono che possiede fin da bambina e che ha sempre attribuito a Dio. Flanagan ha precisato che il suo potere non è mai stato forte come quello della figlia e che lei lo ha represso per tutta la vita. È la chiave per rileggere la loro guerra: Margaret ha passato anni a temere in Carrie qualcosa che riconosceva in se stessa, e le due scoprono quanto si somigliano solo alla fine, quando ormai è troppo tardi.

Le teorie: dalla luccicanza alla Torre Nera

La pista più solida porta a Shining. Parlando del dono di Carrie, Adelaide usa la parola inglese “shine”, quella che il pubblico italiano conosce come luccicanza grazie al film di Stanley Kubrick. Flanagan ha detto di essere stato felicissimo di inserirla e di credere che King l’avrebbe usata anche per Carrie, se avesse scritto i suoi libri in un ordine diverso. Da lì al passo successivo il salto è breve: in Doctor Sleep, che lo stesso Flanagan ha diretto, la setta del Vero Nodo si nutre proprio di bambini dotati della luccicanza, e c’è chi immagina quella minaccia, o qualcosa di simile, sulle tracce di Carrie.

La seconda teoria guarda più lontano, alla Torre Nera. Flanagan ha ribadito di recente che il suo adattamento della saga resta un progetto concreto e che Carrie potrebbe collegarsi a quell’universo. Al momento però nessun legame ufficiale esiste tra Carrie, Doctor Sleep e La Torre Nera: è speculazione, per quanto alimentata dal regista stesso.

La terza pista è L’istituto, il romanzo di King su una struttura segreta che rapisce bambini con poteri. Adelaide ricorda la signora Sigsby che la dirige, con la differenza che lei i poteri li ha. Secondo quanto riportato da Entertainment Weekly, Flanagan ha citato il libro come fonte d’ispirazione, chiarendo però che i suoi diritti riguardano solo Carrie: le donne di Adelaide sono una sua invenzione, non un crossover. Lo stesso King, ha raccontato il regista, ha accolto con entusiasmo i nuovi personaggi e ha avuto parecchie idee su tutti e tre.

Carrie 2, cosa sappiamo della seconda stagione

Ad oggi Prime Video non ha rinnovato la serie. Flanagan ha più volte detto che il suo scenario ideale è un arco in tre stagioni, ma per ora è un desiderio, non un annuncio. E i tempi non sarebbero brevi: il regista è impegnato con The Exorcist: Martyrs, atteso per marzo 2027. Dalla sua Carrie ha incassato almeno un sostegno pesante, quello di Stephen King, che ha definito la serie brillante.

Le domande aperte sono molte: chi sia davvero Adelaide e cosa voglia da Carrie, da che parte stia Emaline, dove sia diretta quell’auto, e se Carrie scoprirà mai che a uccidere sua madre è stata proprio la donna che vuole accoglierla.

La nostra lettura

Salvare Carrie è la scelta giusta per una serie che ci ha chiesto otto ore di empatia: farla morire dopo averla vista ridere, sperare e innamorarsi della vita avrebbe avuto il sapore della punizione. Convince meno la tentazione di spartire le responsabilità del ballo con un’altra ragazza, perché la forza del romanzo stava proprio nella rabbia di Carrie che trabocca. Flanagan però si è tenuto stretto il momento decisivo: Chris e Billy sono suoi, e su quella scelta Carrie dovrà costruire tutto ciò che verrà. Se una seconda stagione arriverà, il centro non sarà più la ragazza perseguitata, ma la ragazza che decide da che parte stare. E la sua prima scelta, salire su quell’auto con una spia che non dice dove sta andando, fa già venire i brividi.

Per tornare indietro alla serie nel suo insieme, qui c’è la nostra recensione di Carrie, mentre qui si può ripercorrere l’annuncio del progetto di Flanagan.

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