Quando House of the Dragon andò in onda per la prima volta, George R.R. Martin usò un’immagine per parlare delle modifiche apportate al suo materiale: l’effetto farfalla. Un piccolo battito d’ali oggi, scrisse, può scatenare una tempesta molto più avanti. Cambia un dettaglio in apparenza secondario e rischi di dover riscrivere tutto ciò che ne discende. Il finale della terza stagione è il momento in cui quelle ali cominciano a battere sul serio, e più di un dettaglio lascia intuire che la tempesta arriverà nella quarta e ultima stagione.
Da qui in avanti l’articolo contiene spoiler pesanti. Non solo sull’ottavo episodio della terza stagione, ma anche su eventi del romanzo di George R.R. Martin, Fuoco e Sangue, che la serie deve ancora portare sullo schermo. Se volete arrivare vergini alla quarta stagione, fermatevi qui.
Il confronto tra la serie e il libro non è un esercizio da appassionati puntigliosi. Le scelte compiute da Ryan Condal e dai suoi autori, alcune felici, altre più discutibili, stanno ridisegnando la geografia della Danza dei Draghi. E poiché la quarta stagione dovrà chiudere i conti con una storia che sulla pagina è già scritta, capire cosa è stato spostato, tagliato o riscritto è il modo migliore per intuire dove andrà a parare.

Tumbleton, due battaglie diventano una
Nel romanzo Tumbleton non è teatro di uno scontro solo, ma di due, la Prima e la Seconda Battaglia di Tumbleton, separate nel tempo e decisive entrambe per l’esito della guerra. La serie le comprime e ne ribalta la premessa. Nel testo è la città a essere controllata dai Neri, mentre Lord Ormund Hightower vi marcia contro con il suo esercito. Nella serie accade il contrario: sono i Verdi a occuparla e i Neri a doverla riconquistare.
Cambiano anche i protagonisti dello scontro. Nel libro, la prima battaglia non coinvolge affatto Daemon con Caraxes, né Corlys Velaryon, né Gwayne Hightower, che nelle pagine di Martin è già morto a quel punto. Sono tutte presenze aggiunte dalla serie, e la più vistosa è la cattura di Corlys, che nel testo non avviene mai. Quello che invece resta fedele è il destino di Ormund, ucciso dai guerrieri del Nord guidati da Roddy la Rovina in mezzo al caos, tanto nel libro quanto nell’episodio.

Hugh, da carnefice a uomo tradito
È la modifica più gravida di conseguenze, e riguarda i cosiddetti Due Traditori. Nel romanzo, Ulf il Bianco e Hugh Martello sono due bastardi Targaryen di umili origini saliti in sella a un drago, e sono entrambi figure spregevoli, ampiamente detestate. Durante la battaglia tradiscono insieme Rhaenyra, incendiando con i loro draghi sia l’esercito dei Neri sia la città. Da lì la storia li ricorda come i Due Traditori.
La serie riscrive tutto. A tradire, nel finale, è solo Ulf, e per una ragione precisa: l’umiliazione subita da Ormund, che lo prende a calci mentre lui smaltisce la sbornia. Hugh, invece, viene trasformato in un uomo rispettabile, e gli si costruisce attorno una motivazione tutta nuova: una moglie, Kat, che nel libro non esiste nemmeno. Lo vediamo abbandonare la battaglia per cercarla e disperarsi quando la trova morta. Non incendia nulla, non tradisce nessuno, almeno per ora.
È qui che le ali della farfalla battono più forte. Nell’originale, la doppia defezione di Ulf e Hugh è uno snodo capitale della guerra. Averla dimezzata, e aver reso Hugh un personaggio che il pubblico può compatire, apre scenari imprevedibili: la serie potrebbe recuperare il suo tradimento più avanti, oppure trasformarlo in un conflitto personale con Ulf. In entrambi i casi, la quarta stagione dovrà fare i conti con una casella che il libro dava per acquisita e che ora è tutta da giocare.

La morte di Helaena, stesso gesto, ragioni opposte
Il salto di Helaena dalla finestra c’è anche in Fuoco e Sangue. Nel libro la regina si getta dal Torrione di Maegor e muore all’istante, trafitta dagli spuntoni sottostanti, a soli ventun anni, dopo mesi di prigionia. Fin qui la serie è fedele. Ma il contesto che porta a quel gesto è completamente diverso, ed è proprio su questo che Martin ha polemizzato apertamente.
Nel romanzo, ciò che spinge Helaena verso il baratro è la notizia della morte atroce del figlio più piccolo, Maelor. Le circostanze restano volutamente ambigue, ma è quella perdita a fare da innesco. Nella serie il figlio non c’è, e l’innesco diventa la rivelazione di Mysaria: Aegon è vivo e il bambino resterà per sempre un ostaggio. Il punto debole, come già notato nella nostra recensione del finale, è che nella versione televisiva la figlia di Helaena è ancora viva e nelle mani di Rhaenyra, il che rende il suicidio meno comprensibile. Martin aveva criticato in anticipo proprio questa scelta, accusando gli autori di far morire il personaggio quasi senza una ragione solida. Il finale prova a costruirgliela, ma l’obiezione resta in piedi.

Il piccolo Maelor cancellato
La sparizione di Maelor è forse il taglio più pesante dell’intera terza stagione, ed è la prova più eloquente dell’effetto farfalla. Nel libro, dopo la caduta di Approdo del Re, il bambino viene fatto uscire di nascosto dalla città e affidato a un cavaliere della Guardia Reale, con l’ordine di condurlo a Vecchia Città. I due vengono intercettati a Bitterbridge da una folla inferocita, e lì trovano entrambi la morte. La testa del piccolo viene poi mandata a Rhaenyra: secondo una fonte la regina pianse, secondo un’altra sorrise e ordinò di bruciarla. Un momento tra i più orribili di tutta la Danza.
La serie lo elimina del tutto, e non è un dettaglio da poco. Fu lo stesso Martin, in un intervento poi rimosso, a spiegare quanto quel taglio pesasse. Maelor da solo conta poco, ammise, non ha nemmeno una battuta e non fa nulla se non morire, ma dove, quando e come muore conta eccome: la sua fine tiene insieme più trame, motiva il suicidio di Helaena e alimenta la rabbia popolare che riempirà le strade di Approdo del Re. Toglierlo, avvertiva l’autore, significa indebolire tutto ciò che a quella morte è legato. La terza stagione, su questo punto, gli ha dato ragione.

Rhaenyra, nelle pagine di Martin è ancora più spietata
Uno degli effetti collaterali più curiosi dell’adattamento è che la Rhaenyra televisiva, per quanto il finale la dipinga fredda e crudele, resta comunque più lacrimosa e più umana della sua controparte letteraria. Nel libro, la regina che si impadronisce di Approdo del Re è una sovrana implacabile. Fa giustiziare per tradimento i nemici dichiarati e persino gli alleati esitanti, quelli che tentano di rientrare all’ultimo nelle sue grazie e che lei liquida come amici infedeli. Ordina che Tyland Lannister venga consegnato ai torturatori per farsi rivelare dove ha nascosto il tesoro della corona. Confina il Gran Maestro nelle segrete.
È una Rhaenyra che agisce per calcolo politico e sete di potere, senza le lacrime e i cedimenti che la serie le concede. Paradossalmente, dunque, l’adattamento che nel finale sembra infierire sulla regina, mostrandola sempre più mostruosa, parte comunque da una base più morbida di quella scritta da Martin. La differenza è nel percorso: il libro ci consegna una donna già dura, la serie ce la fa vedere diventare tale, gradino dopo gradino.

Alicent, un’amicizia che il libro non conosce
Tutta la relazione tra Rhaenyra e Alicent, così centrale nella serie, è in buona parte un’invenzione televisiva. Nel romanzo le due non sono amiche, e il compromesso che nella seconda stagione apre le porte di Approdo del Re ai Neri semplicemente non esiste: nel testo, Alicent chiude le porte della città, e Rhaenyra entra grazie alla strategia sua e di Daemon.
Ancora più netta è la divergenza sul destino di Alicent. Nella serie viene mandata ad Harrenhal in una improbabile missione per uccidere il figlio Aemond, con la vita di Helaena usata come ricatto. Nel libro nulla di tutto questo accade: Alicent resta prigioniera ad Approdo del Re, confinata e risparmiata soltanto in nome del padre che un tempo le voleva bene. La serie ha costruito su questo rapporto alcune delle sue scene migliori, ma lo ha fatto allontanandosi radicalmente dalla storia originale, e con essa dai moventi dei personaggi.

La profezia, l’aggiunta più estranea al testo
Arriviamo alla modifica che nel finale ha fatto più discutere, e che nel libro semplicemente non ha alcun fondamento. Il monologo con cui Rhaenyra si proclama pubblicamente il principe che fu promesso, evocando la canzone di ghiaccio e fuoco e la minaccia di un male antico, è pura invenzione della serie. Fuoco e Sangue non nomina mai quella profezia, e non contempla alcuna dichiarazione pubblica del genere da parte della regina. Lo ha confermato lo stesso showrunner Ryan Condal.
È un innesto che collega House of the Dragon al più ampio universo de Il Trono di Spade, ma che a molti, e a chi scrive, appare il corpo estraneo più vistoso dell’intera stagione. La Danza dei Draghi funziona come dramma politico sull’ambizione e sulla successione, e caricarla di destini cosmici la avvicina pericolosamente al fantasy che vorrebbe trascendere. Il parallelo con Daenerys, che ne Il Trono di Spade si muoveva tra profezie simili, è evidente e non del tutto lusinghiero.

Cosa possono cambiare queste ali di farfalla
Sommate insieme, queste divergenze disegnano una quarta stagione che non potrà limitarsi a trascrivere il libro. Il tradimento dimezzato di Ulf e Hugh, l’assenza di Maelor, la riscrittura di Alicent lasciano buchi che gli autori dovranno colmare in modo originale. E ci sono nodi ancora più tecnici: l’assenza di certi elementi della mitologia dei draghi, a partire da Sheepstealer, rischia di complicare snodi che sulla pagina dipendevano proprio da loro, soprattutto nella traiettoria futura di Daemon.
Il paradosso della terza stagione è che le modifiche hanno funzionato meglio che nella seconda, regalandoci un antagonista memorabile come Ormund e un finale di grande impatto. Ma le ali di farfalla evocate da Martin hanno cominciato a battere, e la tempesta è rimandata all’ultimo atto. La quarta stagione dovrà dimostrare che tutti questi cambiamenti erano scommesse vinte, e non debiti da pagare. Lo scopriremo soltanto quando la Danza dei Draghi arriverà al suo passo conclusivo.

Dove vedere House of the Dragon 3 in streaming
La terza stagione di House of the Dragon è disponibile in Italia su Sky Atlantic e in streaming su NowTV e HBO Max, con l’ottavo e ultimo episodio arrivato il 10 agosto. Fuoco e Sangue di George R.R. Martin, il romanzo da cui la serie è tratta, è edito in Italia da Mondadori. La disponibilità dei singoli contenuti sui cataloghi cambia con frequenza, quindi conviene verificare al momento della lettura.












