Home Recensione‘House of the Dragon 3’, recensione di un finale spietato

‘House of the Dragon 3’, recensione di un finale spietato

Nutrimento forzato, una profezia fuori posto e una battaglia campale mai vista prima: l'ottavo episodio chiude la stagione al suo apice.

by Mauro Terrone

Con la corona in testa e una cotta di maglia addosso, Rhaenyra si affaccia sulla folla di Approdo del Re come una regina guerriera. Poi apre bocca, e invece della guerra che sta combattendo parla di un’antica profezia, di un male oscuro da respingere, di un destino sacro inciso nel sangue della sua stirpe. Perfino i suoi sostenitori si scambiano occhiate imbarazzate. È in quel momento, più che in qualsiasi campo di battaglia, che il finale della terza stagione di House of the Dragon rivela la sua vera protagonista: una donna che ha smesso di combattere per il trono e ha cominciato a divorare tutto ciò che la circonda.

Da qui in avanti l’articolo contiene spoiler sull’ottavo e ultimo episodio della terza stagione. Se non l’avete ancora visto, tornate dopo la visione.

L’episodio che chiude la terza stagione è il più lungo mai prodotto dalla serie, settantacinque minuti che intrecciano tre linee narrative diverse e le fanno detonare quasi in contemporanea. È anche, con ogni probabilità, il più riuscito della stagione: tiene insieme il dramma da camera che House of the Dragon ha sempre saputo maneggiare e una battaglia campale di una scala che il prequel non aveva mai osato mettere in scena. Ma soprattutto è l’episodio in cui la parabola di Rhaenyra Targaryen arriva al suo punto più basso e più affilato.

Rhaenyra la brutta, o il prezzo del potere

Una battuta, in questo finale, vale l’intera stagione. Helaena, sempre più prigioniera di sé stessa e di Approdo del Re, si rifiuta di mangiare. Rhaenyra tenta di ammansirla, e la sorellastra le risponde con la lucidità disarmante che solo lei possiede: odia quel posto, tutto lì è brutto, e Rhaenyra stessa è brutta. La regina perde la calma. Se Helaena non mangia con le buone, mangerà con le cattive: sei stata tu a costringermi, le dice, mentre le guardie afferrano la giovane e cominciano a nutrirla a forza tra le sue urla.

È una scena insostenibile, ed è girata perché lo sia. Perché Helaena, che nella serie è una veggente più che una persona, ha ragione. Rhaenyra è diventata brutta, non nel volto ma nell’anima. È diventata brutta nel senso in cui lo diventa chiunque riduca ogni essere umano intorno a sé a due sole categorie: gradino verso il potere, oppure ostacolo da rimuovere.

L’episodio accumula prove come un atto d’accusa. Rhaenyra congeda Mysaria, la sua maestra delle spie, in un gesto tanto avventato quanto miope: si liberi pure di lei, ma lasciarla andare libera, con tutti i segreti che custodisce, è l’errore di chi non ragiona più con freddezza. E infatti la vendetta è quasi immediata. È Mysaria a rivelare a Helaena che Aegon è vivo e che suo figlio resterà per sempre un ostaggio. È Mysaria a trovarsi lì, a origliare almeno una parte del delirante discorso pubblico della regina.

Rhaenyra non mostra tenerezza verso il figlio Joffrey, suo erede. Confina Baela e il suo drago nella Fortezza Rossa nel momento in cui la ragazza ha il coraggio di dirle in faccia ciò che tutti vedono: che usa le persone come strumenti. L’unico calore che le resta lo riserva a Daemon, e soltanto quando si parla di riprendere Tumbleton. Tutto il resto è calcolo, o gelo.

Il contrappasso è che, mentre Rhaenyra sprofonda, un altro personaggio compie il percorso inverso. Aegon, il re fatuo e vile delle prime stagioni, il sovrano che era facile disprezzare, è diventato in queste puntate una presenza quasi magnetica, capace di ironia e persino di una fragile umanità. Non è che la serie stia riscrivendo i suoi personaggi: li sta portando dove il racconto li spingeva da sempre. Ma l’effetto è vertiginoso. Ci ritroviamo a parteggiare per l’uomo sbagliato e a diffidare della donna a cui il padre aveva promesso il regno.

Il problema della profezia, che nemmeno un grande finale risolve

E qui va detto quello che va detto, perché su likeinamovie non facciamo finta che un buon episodio non abbia crepe. La crepa, in questo finale, è il monologo della profezia.

Rhaenyra decide di marciare sul Gran Tempio per costringere l’Alto Septon a incoronarla, benché l’uomo abbia già rifiutato e benché Aegon sia già stato unto. La logica dell’operazione è fragile fin dall’inizio. Quando i religiosi protestano, ordina di ucciderli tutti, e le sue guardie obbediscono, Alyn di Hull con un’espressione tutt’altro che convinta. Poi esce nella piazza e pronuncia quel discorso: parla della canzone di ghiaccio e fuoco, della missione sacra affidata alla sua stirpe per impedire a un male antico di sommergere il mondo, e chiude in alto valyriano dichiarandosi il principe che fu promesso.

Il problema non è nuovo, ma qui esplode. La profezia è sempre stata l’elemento più estraneo a questa serie, e ripresentarla nel finale, per bocca di una regina che dovrebbe combattere una guerra dinastica concretissima, la fa deragliare per qualche minuto verso un fantasy da quattro soldi. House of the Dragon funziona quando resta un dramma politico sull’ambizione, sulla successione, su un sistema patriarcale che nega a una donna il trono che le spetta. Rhaenyra vuole la corona perché il padre gliela aveva promessa e perché brucia di risentimento verso chi gliela sottrae in quanto donna. Gli altri non la sostengono perché è una donna. Aegon ha l’appoggio di molti perché è il primogenito maschio. È tutto qui, ed è più che sufficiente: è una lotta dinastica radicata in credenze antiche e crudeli, e non ha bisogno di destini cosmici per essere avvincente.

Innestarci sopra una profezia significa sostituire moventi umani con moventi soprannaturali, e svuotare di senso proprio ciò che rendeva la storia matura. Lo si era già visto ne Il Trono di Spade con Daenerys, e qui suona ancora più stonato: Rhaenyra non ha alcun vero motivo per credersi il “principe promesso”, e la contorsione linguistica per far dire alla profezia “principessa” resta goffa oggi come allora.

Va riconosciuto che il monologo ha almeno una funzione: mostra quanto Rhaenyra sia scivolata nel delirio, quanto la disperazione l’abbia scollata dalla realtà. È possibile leggerlo così, come il sintomo di una mente che sta cedendo. Ma resta il momento più debole di un episodio altrimenti fortissimo, la zavorra mitologica di un racconto che vola più alto quando tiene i piedi nel fango della politica.

Perché Helaena si getta dalla torre

La morte di Helaena è il cuore emotivo della puntata, ed è insieme la sua scelta più discutibile. Dopo la scena atroce del nutrimento forzato, dopo aver appreso da Mysaria che il figlio è destinato a restare per sempre un ostaggio, Helaena si affaccia alla finestra e si lascia cadere.

Quando Rhaenyra scopre il corpo della sorellastra, sul suo volto non c’è quasi traccia di dolore. Si avvicina alla finestra, guarda la città, e finisce per fissare l’arazzo che Helaena, sognatrice e veggente, stava ricamando: vi si vede lei stessa precipitare dalla torre in lacrime, e vi si vede Rhaenyra sul Trono di Spade, circondata da fuoco e sangue. La profezia intima di Helaena si è compiuta, mentre quella pubblica declamata da Rhaenyra suona vuota. Il contrasto è potente.

Eppure qualcosa non torna. Perché Helaena si getta proprio ora? Teme il mostro che diventerebbe restando ad Approdo del Re? Rivede la scena della sua visione, quella in cui cavalca il drago e ordina di incenerire tutti? La serie lascia la domanda aperta, e va bene così. Meno bene funziona la logica del gesto: la figlia di Helaena è ancora viva e nelle mani di Rhaenyra, e appare poco coerente con il personaggio che una madre si tolga la vita lasciando indietro la bambina. È un passaggio che avrebbe meritato più respiro, più preparazione. Colpisce allo stomaco, ma non del tutto convince la testa.

La Battaglia di Tumbleton, quando la serie allarga finalmente l’inquadratura

Se il finale ha un trionfo indiscutibile, è la battaglia. Per stagioni House of the Dragon si è chiusa nei corridoi, nelle camere da letto, nelle conversazioni claustrofobiche sussurrate a mezza voce. È il suo marchio di fabbrica, e spesso il suo limite. Qui, per la prima volta, la macchina da presa arretra e prende il volo.

Daemon marcia su Tumbleton con il suo esercito per congiungersi con i signori dei Fiumi e con gli uomini del Nord in un assalto totale alla città. L’ordine è di risparmiare i draghi il più possibile, per non massacrare gli innocenti. Ma Lord Ormund Hightower, il grande antagonista costruito da questa stagione, non conta sulla clemenza della regina: schiera i bambini sulle mura, scudi umani per scoraggiare qualunque attacco draconico. È un uomo che nel corso dei mesi la serie ha reso il vero burattinaio della fazione dei Verdi, e James Norton gli ha dato un ghigno di cinismo assoluto: un tattico privo di qualunque scrupolo morale, migliore di tutti a fare i conti.

Lo scontro è enorme. La carica dei Nordici, l’ariete al portone principale sostituito da Caraxes che lo brucia, i combattimenti nelle strade e sui camminamenti, l’olio bollente rovesciato su chi scala le scale. Sembra tutto perduto per Ormund e gli Hightower, finché non si scopre che Ulf, il drago-cavaliere ubriacone, dorme in una latrina invece di combattere. Ormund lo insulta, lo prende a calci, lo manda a recuperare il suo drago. Ulf obbedisce, ma ne ha abbastanza dei nobili che gli danno ordini quando è lui a possedere un drago. Così brucia prima le truppe di Daemon, quelle al cui fianco aveva giurato di combattere, poi rivolge la sua furia sulla città e la lascia in rovina fumante, Ormund compreso.

È Roddy, il guerriero del Nord soprannominato la Rovina, a infliggere il colpo mortale al patriarca Hightower: perde un braccio ma trova comunque la forza di trafiggerlo, giusto in tempo perché il drago di Ulf compaia sopra di loro. Ormund muore guardando quell’uomo mutilato ridere trionfante tra le fiamme. Non è la morte che aveva immaginato.

Daemon rischia a sua volta di cadere, sopraffatto dall’enorme Ser Jon Roxton, il braccio destro di Ormund: lo salva soltanto il crollo di un edificio incendiato dal fuoco dei draghi. Alla fine è Corlys a strapparlo dalla città in fiamme e a costringerlo alla fuga. Nel frattempo Hugh trova il corpo senza vita della moglie Kat e piange su di lei, un dettaglio che apre uno scenario oscuro per il suo personaggio. Tre draghi si alzano nel cielo mentre i Neri si ritirano, ma solo Ulf è in sella: cosa ne è stato di Daeron e del suo drago Tessarion resta, per ora, un enigma.

La battaglia è impressionante per portata e ambizione, il tipo di sequenza che ripaga anni di scene sussurrate. House of the Dragon ama zoomare vicino, vicinissimo. Stavolta ha zoomato fuori, e ha spiccato il volo.

L’incontro fra Aegon e Aemond

Mentre Tumbleton brucia, il finale trova comunque il tempo per un momento più intimo e per certi versi superfluo, eppure prezioso. Aegon, storpio e sfigurato, in fuga da tutti, vola con Sunfyre fino a Harrenhal e vi ritrova il fratello Aemond, profondamente cambiato: l’arroganza cupa del ragazzo è quasi svanita, e al suo posto c’è un uomo più circospetto, quasi contrito, che si inginocchia davanti al maggiore.

Aegon è furente, vuole vendetta. Ma capisce presto che Aemond e la sua compagna sono rimasti così isolati nel vecchio castello infestato da non sapere nulla di ciò che accade nel mondo. Aemond implora il perdono del fratello, e Aegon gli risponde che forse, dopo aver rimesso in riga Daeron e Ormund, dopo aver dato a Rhaenyra e Daemon la lezione che meritano, forse allora prenderà in considerazione l’idea di perdonarlo per aver tentato di bruciarlo vivo. Forse. È una scena magnifica proprio nella sua sospensione, e conferma quanto sia diventato irresistibile ogni momento con Aegon in campo.

Un finale che vale la stagione

Le divergenze dal romanzo di George R.R. Martin sono numerose e in questa terza stagione hanno funzionato meglio che nella seconda. Ormund, che sulla pagina è una pedina nelle mani altrui, qui diventa un antagonista pieno, dotato di astuzia e potere, il volto che a Rhaenyra mancava mentre Aegon e Aemond restavano nascosti. La difesa di Tumbleton cambia campo rispetto al libro, ma il risultato non muta di molto. Non tutte le scelte convincono allo stesso modo: il suicidio di Helaena appare più forzato che sulla pagina, e la nuova traiettoria di Hugh lascia parecchie domande aperte. Ma sono dettagli in un quadro che, nel complesso, tiene magnificamente.

Perché al netto di tutto, monologo della profezia incluso, questo è un episodio straordinario. La battaglia possiede una scala e una potenza che la serie non aveva mai raggiunto, e l’arco di Rhaenyra tocca il suo apice di crudeltà e disperazione proprio quando serviva. House of the Dragon chiude la sua terza stagione dimostrando di saper essere, quando vuole, all’altezza del meglio de Il Trono di Spade. Ora tocca solo aspettare la quarta e ultima stagione, per scoprire dove porterà questa danza di draghi ormai fuori controllo.

Dove vedere il finale di House of the Dragon 3 in streaming

L’ottavo e ultimo episodio della terza stagione è disponibile in Italia dal 10 agosto in contemporanea con gli Stati Uniti, su Sky Atlantic e in streaming su NOW e HBO Max, con replica in prima serata su Sky Atlantic. L’intera stagione, come le precedenti, è recuperabile sulle stesse piattaforme. La disponibilità dei singoli titoli sui cataloghi cambia con frequenza, quindi conviene verificare al momento della lettura.

SERIE TV
4/5

Scheda tecnica

  • Genere: azione, avventura, drammatico, fantastico
  • Nazione: Stati Uniti
  • Uscita: 22/06/2026
  • Stagioni: 3  ·  Puntate: 25
  • Piattaforma / Distribuzione: HBO
  • Produzione / Network: GRRM, Bastard Sword, 1:26 Pictures Inc.
  • Regia: Loni Peristere, Clare Kilner, Nina Lopez-Corrado, Andrij Parekh
  • Sceneggiatura: Ryan Condal
  • Basato su: Fuoco e sangue di George R. R. Martin
  • Fotografia: P.J. Dillon
  • Montaggio: Andie Davies
  • Musiche: Ramin Djawadi

Cast principale

  • Emma D'Arcy – Rhaenyra Targaryen
  • Matt Smith – Daemon Targaryen
  • Steve Toussaint – Lord Corlys Velaryon
  • Harry Collett – Jacaerys Velaryon
  • Bethany Antonia – Lady Baela Targaryen
  • Phoebe Campbell – Lady Rhaena Targaryen
  • James Norton – Ormund Hightower
  • Olivia Cooke – Alicent Hightower
  • Tom Glynn-Carney – Aegon II Targaryen

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