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The Boys 5×04, la recensione: Soldatino tradisce Patriota

Soldatino chiude Patriota in una stanza piena di uranio, una tossina mette i Boys uno contro l'altro e Annie ritrova il padre: un'ora di passaggio che scava nei personaggi.

by Mauro Terrone

Fort Harmony è un posto dove le cose muoiono e restano lì. Topi a centinaia sul pavimento, cacciatori che si sono ammazzati a vicenda, una vegetazione malata che risale i muri di una base abbandonata da ottant’anni. È qui che Soldatino ricevette la sua prima dose di Compound V, ed è qui che The Boys porta quasi tutti i suoi personaggi in «King of Hell», quarto episodio della quinta e ultima stagione, arrivato su Prime Video il 22 aprile.

Sul piano della trama è un’ora di passaggio, e si vede: alla fine il V1 non c’è, qualcuno è arrivato prima. Ma è un passaggio che lavora sui personaggi più di quanto abbia fatto la puntata precedente, e regala una scena che la stagione stava preparando da tre episodi: Patriota chiuso in gabbia, che soffre davvero.

La rabbia di Fort Harmony mette i Boys davanti allo specchio

Dopo la scoperta del terzo episodio, cioè che Soldatino è sopravvissuto al virus grazie a una prima versione del Compound V, Hughie, Butcher, Mother’s Milk, Frenchie e Kimiko partono per la vecchia base militare: devono trovare il V1 prima di Patriota. Nei corridoi qualcosa avvelena l’aria. Frenchie ipotizza che il V1 versato decenni fa abbia contaminato le piante e trasformato l’intera struttura in un incubatore di rabbia, e capisce di essere l’unico immune per una ragione che solo The Boys poteva scrivere: con tutte le droghe che ha assunto in vita sua, il suo cervello non ha più niente da perdere.

Gli altri esplodono. Hughie, il più mite del gruppo, dà della stronza ad Annie perché trasforma ogni sua esperienza di quasi morte in un fatto personale. Kimiko ricorda a Frenchie, senza troppa delicatezza, di non essere una damigella da proteggere. E quando Mother’s Milk si lascia sfuggire che lui e Butcher hanno sempre avuto intenzione di distruggere il V1, invece di usarlo per rendere immuni Annie e Kimiko al virus, Hughie scopre di essere stato preso in giro e si offre di uccidere Butcher con le sue mani. Finisce con un proiettile nella spalla di MM e con Kimiko che li travolge tutti.

Il meccanismo funziona perché la tossina non inventa niente: tira fuori quello che i personaggi si tenevano dentro dalla quarta stagione, quando Butcher aveva allontanato tutti nella sua corsa alla vendetta. Il limite è la durata. La caccia nei corridoi si ripete uguale tre o quattro volte, uno insegue l’altro, poi si scambiano le coppie, e a metà episodio la tensione si è già consumata. Lo scioglimento invece è perfetto: i Boys tornano a casa in un silenzio imbarazzato, finché Butcher accende la radio e parte «Mambo No. 5». Nessuno parla, ma la pace è fatta.

Chi ha visto Supernatural, la serie precedente dello showrunner Eric Kripke, riconoscerà lo schema: un luogo maledetto che spinge i protagonisti a sbranarsi tra loro, e uno solo rimasto lucido per salvarli.

Frenchie, l’unico sobrio in una base impazzita

Il vero protagonista dell’episodio è Frenchie, e Tomer Capone lo interpreta con una calma quasi comica in mezzo al caos. È lui a cospargere i compagni di urina di cervo, trovata accanto ai cacciatori morti, per coprire il loro odore al super olfatto di Patriota. È lui a seguire le radici lungo un corridoio fino alla fonte del contagio: un supe di nome Quinn, fuso dentro una parete e collegato a tutta quella vegetazione, ridotto a odio puro.

Per fermarlo Frenchie si fa inseguire da Soldatino fino a quella stanza. Soldatino riconosce Quinn: era nei primi esperimenti con lui, e lo detestava come si detesta il ragazzo ricco e viziato della compagnia. All’inizio vuole lasciarlo soffrire, poi Frenchie lo esaspera fino a strappargli il colpo di grazia. Quando la rabbia svanisce, Soldatino resta davanti al cadavere e gli chiede scusa. Per un personaggio che finora ha mostrato solo arroganza e risentimento, è il momento più umano della stagione, e Jensen Ackles lo gioca con gli occhi lucidi, senza una parola di troppo.

Soldatino chiude Patriota nella stanza dell’uranio

Al piano di sopra, padre e figlio camminano nel bosco verso la base, perché Soldatino si rifiuta di farsi portare in volo. Patriota sembra quasi felice di quella gita, e la conversazione scivola su Stormfront: scoprono di essere stati a letto con la stessa donna, e Patriota ci scherza su. Soldatino invece non crede al suicidio di lei e chiede se qualcuno ha visto il corpo, una domanda che pesa in vista di Vought Rising, il prequel con Jensen Ackles e Aya Cash. Lungo la strada racconta anche come è nato tutto: era un ragazzo ricco che voleva vendicarsi del fratello, e il V1 fu la sua scorciatoia.

Ma Soldatino è lì su suggerimento di Sister Sage, e non per aiutare. Appena Patriota entra in una stanza piena di uranio arricchito, costruita dagli scienziati per verificare se un supe poteva sopravvivere a una bomba atomica, il padre chiude la porta e ne spacca la maniglia. Gli augura buona fortuna e gli promette che distruggerà qualsiasi traccia di V1. Antony Starr ha il suo momento migliore da inizio stagione: la pelle che si stacca, i poteri che si spengono, e negli occhi qualcosa che in Patriota non vediamo quasi mai, la paura.

Poi arriva Butcher, inseguendo Hughie, e si ferma davanti alla cella. Lo prende in giro come si fa con un bambino messo in castigo dal papà, gli ricorda quello che ha fatto a Ryan e gli dice che qualsiasi cosa ottenga non sarà mai felice. Patriota risponde dandosi del dio, e minaccia di uccidere tutti appena avrà il V1. Il ruolo di forza è rovesciato, eppure Karl Urban gioca Butcher senza trionfo: sa che basta poco per incrinare la facciata, e la incrina.

Patriota alla fine riesce a liberarsi e a guarire, e trova il padre abbattuto. Soldatino gli dice che il V1 non c’era e lo invita a ucciderlo. Patriota non lo fa e se ne va.

Il V1 è sparito, e la pista porta a Bombsight

Sul fronte della trama orizzontale, l’episodio aggiunge un solo tassello, ma decisivo. Mother’s Milk trova delle fiale rotte in una teca: per sfondare ottant’anni di ruggine serve qualcuno di molto forte. Frenchie raccoglie dell’eroina dal pavimento e Butcher mette insieme i pezzi: l’unico supe con quella forza e quella dipendenza è Bombsight, vecchio compagno di Soldatino negli anni Cinquanta. Il personaggio deve ancora comparire, e il nome conta anche fuori dalla serie: Bombsight avrà un ruolo in Vought Rising, con Mason Dye.

Annie e il padre ritrovato dopo vent’anni

Lontana dalla base, Annie va a cercare il padre, Rick January, che non vede da vent’anni. Lo trova con una nuova famiglia, una moglie e un figlio adolescente, Mason, che ha i poster delle supereroine in camera e considera gli Starlighter dei terroristi. Rick è vicesceriffo, ha il cartello di Patriota in giardino come tutti i poliziotti della zona, ma conserva una scatola da scarpe piena di ritagli sulla carriera della figlia. Era fiero di lei, dice, e lo è stato ancora di più quando ha lasciato i Sette.

La spiegazione dell’abbandono aggiunge un pezzo alla storia di Starlight: Rick se ne andò quando la madre, dopo aver iniettato il Compound V alla bambina, cominciò a convincerla di essere una prescelta, e lui non ebbe il coraggio di spezzare quel sogno. La tensione arriva quando Mason chiama lo sceriffo, che si presenta con la pistola in mano. Rick si mette in mezzo, difende la figlia davanti all’amico e ottiene un’ora di tempo prima che torni con Livewire.

È la sottotrama più staccata dal resto, e in un episodio già lungo pesa. Però porta Annie a una conclusione che serve alla stagione: le persone che amiamo non sono una debolezza, sono il motivo per cui combattiamo. Così torna da Hughie, che le dice di aver scelto il giorno giusto per mancare. Dopo che lui le ha dato della stronza sotto l’effetto della tossina, è una chiusura che funziona.

Patriota diventa profeta, Firecracker mente

L’episodio si apre e si chiude con Firecracker. All’inizio Patriota sente l’odore di Soldatino addosso a lei, che mente; poi le racconta di aver ricevuto la visita di un angelo e di aver capito di essere il messia, e le affida il compito di diffondere la parola. Il suo «congratulazioni» spezzato è una delle cose migliori di Valorie Curry in tutta la stagione. Segue la riunione creativa più grottesca della serie: Firecracker, la vicepresidente Ashley, il marito predicatore interpretato da Daveed Diggs, la produttrice Vought Courtenay e The Worm cercano un modo per vendere il nuovo Cristo, tra chi propone di fargli aprire il mare per rimandare indietro i migranti e chi pensa ai selfie nei luoghi santi. L’idea vincente è di Firecracker: una Democratic Church of America.

Nel finale Patriota sale sul palco, presentato come profeta, con un crocifisso alle spalle e la folla in delirio. La regia lo inquadra come una figura celeste, ma sul suo viso non c’è nessuna gloria: niente gli basterà mai, ed è proprio quello che Butcher gli aveva detto in cella. Dietro le quinte Ashley chiede a Firecracker se crede ancora in Gesù, lei risponde che crede in Patriota, e la seconda testa di Ashley capisce che sta mentendo.

In mezzo trovano spazio anche due fili minori: Ryan si risveglia malconcio, ascolta Butcher paragonarlo a Luke Skywalker e sparisce appena resta solo; Black Noir II affronta Abisso nello studio del podcast e gli ricorda che il favore di Patriota non durerà per sempre.

Il giudizio: un episodio di passaggio che sposta le persone

«King of Hell» è stato accusato di essere un riempitivo, e sulla ricerca del V1 l’accusa regge: a metà stagione abbiamo solo un nome nuovo, Bombsight. Ma l’episodio fa altro, e lo fa bene. Mette sul tavolo la bugia di Butcher e MM sul destino del V1, fa vedere a Soldatino il prezzo umano degli esperimenti che lo hanno creato, mostra Patriota vulnerabile per qualche minuto e poi lo incorona profeta. Sono pezzi che contano per il finale. Il difetto resta il ritmo, con una sezione centrale a Fort Harmony che gira a vuoto troppo a lungo. Il pregio è che, per la prima volta in questa stagione, i Boys tornano a sembrare una famiglia disfunzionale invece di una squadra che esegue un piano.

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