Home Prime VideoRecensione: “The Boys 5 ep. 3” ritmo dilatato, scontri spezzati e guerra aperta per il V1

Recensione: “The Boys 5 ep. 3” ritmo dilatato, scontri spezzati e guerra aperta per il V1

Il terzo episodio frena, ma mette al centro il compound V1: soldatino diventa l’ago della bilancia, mentre Patriota precipita tra famiglia e culto di sé.

by Mauro Terrone

Il titolo dell’episodio suona come una dichiarazione di guerra e “tutti voi figli di putt*na”, terzo capitolo della quinta stagione di The Boys, in effetti allinea tutti contro tutti. Solo che lo fa con un passo più pesante del previsto: dopo l’avvio rapido dei primi due episodi, la narrazione si chiude spesso in interni, affida molto ai dialoghi e rimanda l’energia alle esplosioni finali.

La sensazione dominante è quella di un’ora che si avverte più lunga della sua durata. Non perché manchino gli eventi, ma perché alcune scene vengono distese oltre il necessario e certe sottotrame faticano a giustificare lo spazio che occupano. Il rischio, in una stagione conclusiva con ancora diversi episodi davanti, è di trasformare la costruzione in attesa. Qui quell’attesa, a tratti, si sente.

Non tutti i confronti, però, soffrono allo stesso modo. Quando la puntata stringe sul nocciolo duro dei rapporti, The Boys ritrova precisione e cattiveria. I momenti più solidi passano dai faccia a faccia che contano: Butcher e Ryan, Ryan e Patriota, Mother’s Milk e Stan Edgar. Sono dialoghi che non cercano soltanto di riempire minuti, ma spostano davvero i personaggi e chiariscono le linee di frattura.

Il picco emotivo arriva con la tensione tra Ryan e Patriota, uno scontro che funziona sia sul piano fisico sia su quello psicologico. La serie insiste su un Homelander sempre più isolato, chiuso in una deriva messianica che lo porta a rappresentarsi come figura salvifica. E la sua solitudine diventa un moltiplicatore di instabilità: le relazioni che dovrebbero ancorarlo, a partire da quelle familiari, si trasformano in detonatori.

Dentro questo episodio più “di passaggio” rispetto ai precedenti, la vera accelerazione è una rivelazione di trama che ridisegna l’orizzonte della stagione: Soldatino è sopravvissuto al virus perché nel suo sangue scorre una prima versione del Compound V, indicata come V1. La conseguenza è immediata: la caccia al V1 diventa l’asse narrativo su cui possono convergere tutte le fazioni, ciascuna per ragioni diverse, con un obiettivo comune capace di riallineare alleanze e tradimenti.

Questa scelta rende meno “semplice” qualsiasi soluzione e, soprattutto, dà un perno chiaro a ciò che deve venire. Non tanto per l’impatto immediato di una singola scena, quanto per l’effetto domino: Soldatino non è più soltanto un problema da contenere, ma una chiave, un campione, una risorsa contesa.

Sul fronte dell’azione, l’episodio mostra invece un limite evidente: il montaggio tende a spezzare troppo i combattimenti. I tagli continui rendono alcune sequenze frammentate, quasi scattose, e pesano proprio perché gli scontri tra supes restano uno dei grandi motori spettacolari della serie. Il confronto tra Starlight e Dogknott è l’esempio più netto di questa sensazione di discontinuità visiva. Anche lo scontro tra Homelander e Ryan regge soprattutto grazie al peso drammatico, più che per pulizia coreografica.

Eppure, anche quando il ritmo frena e l’azione si fa nervosa nel montaggio, The Boys non rinuncia a quella vena grottesca capace di far ridere e disgustare nello stesso istante. Due immagini, in particolare, restano difficili da dimenticare: la stretta di mano tra soldatino e Putin, e Patriota che si abbandona a un bagno nel latte materno mentre discute con il padre. Sono parentesi che ricordano quanto la serie sappia ancora imprimere icone, anche nei passaggi meno equilibrati.

Il finale rilancia la posta emotiva su Butcher e Ryan, con un’immagine che suggerisce un conflitto destinato a ripetersi e alzare la temperatura. Se “tutti voi figli di putt*na” non brilla per compattezza, lascia comunque un’eredità decisiva: da qui in avanti, il compound V1 non è più un dettaglio, ma il centro di gravità della stagione.

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