Home Film“Cime tempestose”, Joseph e l’effetto déjà-vu: Ewan Mitchell dopo House of the Dragon

“Cime tempestose”, Joseph e l’effetto déjà-vu: Ewan Mitchell dopo House of the Dragon

by Valeria Bernardo

Joseph, in “Cime tempestose”, entra in scena con quella strana impressione addosso: lo hai già visto, e non solo perché il film di Emerald Fennell è pieno di volti noti.

La sensazione di familiarità si concentra soprattutto su di lui, un servitore a Wuthering Heights presente nell’arco della storia fin da prima dell’arrivo di Heathcliff nella tenuta e ancora dopo la morte del padre di Cathy. È un personaggio che, nella rilettura di Fennell, finisce anche per innescare una delle sequenze più discusse: Cathy scopre per la prima volta il BDSM dopo aver visto Joseph e un’altra domestica, Zillah (Amy Morgan), in un incontro notturno in un fienile.

Il punto, però, è che Joseph non si imprime solo per quello che fa nella trama. Si imprime per come appare. A interpretarlo è Ewan Mitchell, e molti spettatori lo collegano immediatamente a un ruolo che ha segnato l’immaginario recente della serialità: Aemond Targaryen in “House of the Dragon”. In quella serie Mitchell indossa i tratti di un antagonista dal look memorabile, silvery-blond e con un’aura dichiaratamente minacciosa, diventando uno degli elementi più riconoscibili del cast soprattutto dopo il grande salto temporale della prima stagione, quando Aemond assume un peso maggiore.

Questa associazione crea un cortocircuito interessante: in “Cime tempestose” Joseph è, sulla carta, un uomo “non minaccioso” che fa il proprio lavoro, vive un sentimento e mostra persino un atteggiamento felice nel rivedere Cathy e Heathcliff. Eppure l’immagine pubblica recente di Mitchell, legata ad Aemond, tende a trascinarsi dietro un’ombra. È quel tipo di imprinting da serie evento: basta uno sguardo, una postura, un taglio di scena, e la memoria dello spettatore completa il resto, anche quando il personaggio in questione gioca su tutt’altra tonalità.

A rafforzare l’effetto contribuisce anche la traiettoria dell’attore, che negli anni si è mosso tra televisione e cinema con ruoli diversi ma spesso intensi. Prima della consacrazione presso il grande pubblico con “House of the Dragon”, Mitchell era emerso come Osferth in “The Last Kingdom”. In seguito è apparso in “High Life” di Claire Denis, al fianco di Robert Pattinson, e ha già incrociato il percorso di Emerald Fennell interpretando Michael Gavey, lo studente di Oxford di estrazione working-class in “Saltburn”. “Cime tempestose”, quindi, non arriva nel vuoto: arriva dopo una serie di lavori che hanno costruito una riconoscibilità precisa, e che rendono immediato quel “l’ho già visto” anche a chi non ricorda titoli e nomi sul momento.

Dentro un film che punta su scenografie sontuose e scelte di design capaci di farsi notare, Joseph diventa una specie di ago magnetico per lo sguardo. Non è soltanto questione di casting “famoso”: è il modo in cui un interprete porta con sé i ruoli precedenti, e di come il pubblico li sovrappone. La familiarità, in questo caso, è un effetto di stratificazione: Mitchell è Joseph, ma nella percezione di molti resta anche l’eco di Aemond, e quel riverbero cambia la temperatura di ogni sua apparizione.

Nel frattempo l’attore è atteso anche nel prosieguo di “House of the Dragon”, con la terza stagione annunciata come suo ritorno. E tra i progetti in arrivo figura anche un remake di “A Colt Is My Passport” (1967) diretto da Gareth Evans. Elementi che, al di là di “Cime tempestose”, continuano a consolidare un profilo riconoscibile: quello di un volto che sembra familiare perché lo spettatore lo ha già imparato a leggere, spesso in ruoli che lasciano il segno.

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