Guido Guerrieri entra in tribunale con un passo che non è solo professionale. Nella serie Rai Guerrieri – La regola dell’equilibrio, Alessandro Gassmann interpreta l’avvocato nato dalla penna di Gianrico Carofiglio, portandolo sullo schermo in una versione che tiene insieme l’efficacia del mestiere e la fragilità della vita privata.
L’appuntamento è dal 9 marzo, con una storia in quattro episodi diretta da Gianluca Maria Tavarelli.
L’adattamento nasce dal lavoro in scrittura dello stesso Carofiglio insieme a Doriana Leondeff, Antonio Leotti e Oliviero Del Papa. La serie è ispirata ai romanzi Ragionevoli dubbi, Le perfezioni provvisorie e La regola dell’equilibrio, tre titoli che già nella pagina definiscono il campo di gioco: la ricerca della verità non come formula, ma come percorso, spesso contraddittorio e mai comodo.
Il Guerrieri di Gassmann è un avvocato brillante e affermato, ma attraversato da una fase delicata sul piano personale. La boxe è una passione dichiarata, mentre sullo sfondo resta il legame con l’ex moglie Sara. È proprio in questa frizione, tra controllo e crepe emotive, che la serie colloca il suo baricentro: la “regola dell’equilibrio” non è soltanto un titolo, ma una tensione continua tra l’uomo pubblico capace di tenere la scena e l’individuo che prova a ritrovare stabilità.
I casi portati in scena costruiscono una costellazione di misteri e ferite: un cliente che riemerge dal passato come un fantasma; la sparizione della giovane Manuela; l’omicidio di una ricercatrice biologa; e la vicenda più delicata, quella che coinvolge un vecchio amico di Guerrieri, il giudice Larocca, magistrato stimato che viene accusato di corruzione. La dimensione investigativa e processuale resta centrale, ma non si limita al meccanismo del “chi è stato”: punta piuttosto alle conseguenze che ogni verità, una volta raggiunta o anche solo sfiorata, produce su chi la cerca.

Attorno a Guerrieri si muove un gruppo di figure che ne definisce il ritmo e gli snodi. Carmelo Tancredi è un ispettore di Polizia interpretato da Michele Venitucci; Annapaola, interpretata da Ivana Lotito, è un’ex giornalista di cronaca nera diventata investigatrice privata; nello studio legale entrano anche Consuelo (Lea Gavino), giovane praticante, e il nuovo stagista Toni (Michele Ragno), descritto come distratto in modo patologico, ma imprevedibile e geniale. Personaggi che non fanno solo da contorno: sono ingranaggi narrativi e umani che mettono Guerrieri davanti a versioni diverse dello stesso problema, capire come si arriva a una verità sostenibile.
Tavarelli ha indicato come sfida principale la traduzione in immagini dell’interiorità di Guerrieri, fatta di pensieri, riflessioni e malinconie. Il giallo, in questo senso, diventa anche una superficie utile a far emergere il resto, quel vuoto e quel dolore che la serie prova a rendere senza ridurli a un semplice tratto caratteriale.
Gassmann, dal canto suo, ha sottolineato l’interesse nel rappresentare un personaggio capace di mostrare difetti e contraddizioni, fino alla sofferenza e al pianto, ma anche di chiedere scusa e riconoscere i propri errori. È un tratto che incide direttamente sul modo in cui la parola viene usata in scena: non come arma retorica fine a se stessa, ma come strumento da maneggiare con rigore e con empatia.
Dentro questo quadro, Guerrieri – La regola dell’equilibrio lavora anche su un tema esplicito: il valore della verità nel racconto di finzione e, per estensione, il bisogno di distinguere tra reale e falso nella comunicazione contemporanea. La serie affida al suo protagonista un compito quasi “artigianale”, fatto di ascolto, logica, dialettica e attenzione alle persone coinvolte. Non basta convincere un’aula, serve capire che cosa regge, e a quale prezzo.
