Home News“Sanguara”, un albero e un’ombra sui Monti Simbruini

“Sanguara”, un albero e un’ombra sui Monti Simbruini

Finite le riprese tra Monte Livata e Jenne, il folk horror di Mattia Riccio svela il primo poster ed entra in post-produzione: uscita prevista nel 2027

by Valeria Bernardo

Un grande albero domina un paesaggio di montagna sotto un cielo carico di presagi. Ai suoi piedi una figura umana, rannicchiata, così piccola da sembrare sul punto di essere inghiottita dalla natura che la circonda. È l’immagine scelta per il primo poster ufficiale di Sanguara, il folk horror scritto e diretto da Mattia Riccio, e dice già molto del film: qui il bosco non fa da sfondo, è un personaggio con cui fare i conti.

Il poster arriva a riprese concluse. Il film, girato tra Monte Livata e Jenne, nel Parco Regionale dei Monti Simbruini, entra ora in post-produzione ed è atteso nelle sale nel corso del 2027. Ne avevamo raccontato l’avvio a fine luglio, quando sono partite le riprese di Sanguara.

La trama: due studenti sulle tracce di una comunità etrusca scomparsa

Tutto comincia come una ricerca universitaria. Due studenti di antropologia, mandati dal loro relatore, raggiungono una zona isolata per indagare sulla misteriosa scomparsa di un’antica comunità etrusca. Più si addentrano nel territorio, però, più l’ambiente diventa ostile: passato e presente cominciano a sovrapporsi e una presenza che non riescono a definire li segue a ogni passo.

«Non volevo costruire semplicemente un racconto ambientato nella natura, ma fare in modo che fosse proprio la natura a condizionare la storia e i personaggi», spiega il regista. Attraverso il genere, Sanguara vuole parlare del rapporto tra l’uomo e l’ambiente, della violenza e del legame con le proprie radici, usando il folklore come chiave per riportare in superficie una memoria antica.

Il cast e una troupe tutta under 35

Nel cast Giorgia Palmucci, Daniel De Rossi, Alessandro Sardelli e Davide Lo Coco, che è anche produttore del film insieme a Roberto Gentile. La fotografia è di David Natale. La produzione ha scelto di lavorare con una troupe composta interamente da professionisti sotto i 35 anni, una scelta che dà al progetto, indipendente fin dall’inizio, anche il valore di una palestra per una nuova generazione del cinema italiano.

Per Riccio è la seconda regia dopo La figlia del bosco, e la conferma di una strada precisa: un horror che pesca nelle leggende e nei luoghi italiani invece di imitare i modelli americani. E i Simbruini, con i loro boschi fitti e i paesi arroccati alle porte di Roma, offrono a questa idea uno scenario perfetto.

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