Home Paramount +‘Lioness’ 3 porta la guerra in casa di Joe McNamara

‘Lioness’ 3 porta la guerra in casa di Joe McNamara

La serie di Taylor Sheridan riparte su Paramount+ con due episodi di adrenalina pura, dove la guerra di Joe McNamara valica l'ultimo confine e arriva fin sull'uscio di casa.

by Mauro Terrone

La guerra che Joe combatteva lontano da casa adesso le suona al campanello, e la tensione non molla la presa per un secondo.

Per due stagioni Joe McNamara ha lasciato la guerra sul campo di battaglia, riportandone a casa solo le cicatrici invisibili, il peso morale, le assenze. La terza stagione di Operazione speciale: Lioness rompe quel patto nel modo più brutale possibile: la guerra la segue fin sull’uscio di casa, suona alla porta travestita da polizia e le spara addosso mentre il marito guarda dal corridoio. Zoe Saldaña riporta la sua operativa CIA dentro un incubo che non conosce più la distinzione tra fronte e vita privata, e le prime due puntate lo raccontano con una violenza nervosa che tiene lo spettatore inchiodato. Sono adrenalina pura, nello stile che ha reso riconoscibile la serie di Taylor Sheridan, ma con una posta emotiva che stavolta colpisce dove fa più male.

Quando la guerra suona al campanello di casa

La premiere, intitolata Il ragno e la mosca, si apre su un’immagine rara: Joe serena, circondata dalla famiglia, in una parentesi di normalità che la serie ci aveva quasi sempre negato. Dura pochi minuti. Mentre esce per andare al lavoro viene rapita in strada da un gruppo di uomini, e da lì il racconto la strappa via a noi come la strappa alla sua quotidianità. È una dichiarazione d’intenti: il confine tra il mestiere di Joe e la sua casa, tenuto in piedi a fatica per due stagioni, in questa terza salta definitivamente.

Il momento che cristallizza tutto arriva alla fine del primo episodio. Due uomini si presentano davanti alla sua abitazione fingendosi agenti di polizia statale. Joe capisce, e li abbatte sulla veranda per difendersi, sotto gli occhi del marito Neal. Non è più un pericolo astratto consumato in qualche paese lontano: è sangue versato sul vialetto di casa, con la famiglia a un metro di distanza. La seconda puntata alza ancora la posta, quando Joe viene sequestrata in pieno giorno, su suolo americano, e portata in un rifugio dove le rimuovono il localizzatore dal corpo. La sensazione che accompagna lo spettatore è quella, precisa e sgradevole, di un assedio che ha valicato l’ultima linea difensiva.

Un doppio binario temporale che stringe la morsa

La tensione non nasce solo da cosa accade, ma da come Sheridan sceglie di raccontarlo. La stagione lavora su due linee temporali intrecciate: una collocata circa sei mesi prima, in cui Joe e la squadra estraggono dal fronte russo-ucraino Aleksi Yurimov, braccio destro di Putin, e una al presente, dove quella missione presenta il conto. L’apertura a freddo con il rapimento, seguita dal salto indietro nel tempo, è la mossa che genera l’ansia costante che percorre entrambe le puntate.

Il meccanismo è tanto semplice quanto spietato: lo spettatore sa già dove si andrà a finire, ha visto Joe trascinata via, e allora guarda ogni scena del passato con il fiato sospeso, cercando il momento esatto in cui tutto è cominciato a incrinarsi. Ogni gesto apparentemente innocuo del flashback si carica di un presagio. È lo stesso principio con cui lavora l’intelligence, che comprende il senso dei singoli eventi solo mesi dopo, quando i pezzi si ricompongono in un disegno. Sheridan chiede allo spettatore di provare quella stessa vertigine ritardata, e la struttura a incastro trasforma la semplice curiosità in una morsa che non concede pause.

Photo Credit: Ryan Green/Paramount+

L’estrazione in Ucraina, il cuore adrenalinico

Il pezzo forte del primo episodio è l’operazione di estrazione, ed è cinema d’azione di prima categoria. All’alba, dentro una nebbia così fitta da azzerare la visibilità, la squadra di Joe collabora con il Sergente Maggiore Cody Spears, interpretato dallo stesso Taylor Sheridan, e i suoi operatori della Delta Force. Unità cinofile lanciate nella foschia, droni che piovono esplosioni dall’alto, la fattoria ripulita con granate e ordigni accecanti, il tracker tagliato via a vivo dal braccio di Yurimov per non farsi localizzare. La sequenza culmina con un attacco nemico che rade al suolo l’edificio alle loro spalle, e con la squadra che si salva a stento in un bunker.

Sheridan non lascia però che l’adrenalina resti fine a sé stessa. Nel mezzo del caos c’è una perdita nel team cinofilo che distrugge il conduttore, un dettaglio che pesa e che ricorda quanto la serie tenga a far sanguinare anche le vittorie. Ogni missione portata a termine si porta dietro un prezzo, e questa terza stagione sembra intenzionata a esigerlo sempre più vicino a casa.

La talpa che riscrive tutto

La seconda puntata dal titolo il dolore di chi sopravvive, sposta il baricentro sul mistero che farà da spina dorsale alla stagione. I due uomini uccisi sulla veranda avevano passaporti rumeni, ma l’NSA li identifica come cittadini bielorussi, forse legati ai servizi russi, forse semplici contractor mandati a spaventare Joe e a capire cosa avesse fatto davvero in Ucraina. La domanda che tutti si pongono è una sola: come hanno fatto a individuarla.

Nel debriefing con il Segretario di Stato Edwin Mullins, interpretato da Morgan Freeman, si affacciano le teorie. Kaitlyn Meade ipotizza un doppiogiochista in Ucraina, Byron Westfield pensa che Joe sia stata smascherata solo al rientro in patria, ma è Joe ad avanzare la lettura più gelida: l’informatore che ha consegnato loro Yurimov potrebbe essere lo stesso che ha consegnato lei. L’intera operazione di Donetsk, in questa ipotesi, sarebbe stata un’esca, un bersaglio di altissimo valore agitato apposta per attirare la squadra allo scoperto, con Yurimov che potrebbe persino non essere chi dice di essere. È un sospetto che avvelena a ritroso tutto quello che abbiamo visto, e che dà alla caccia alla talpa un fascino da rompicapo.

Saldaña regge tutto, e attorno a lei si muove un cast di peso

Come sempre, l’ancora emotiva della serie è Zoe Saldaña. La sua Joe non è mai stata un personaggio invincibile, e questo la rende affascinante: l’attrice tiene insieme l’autorità di comando e una stanchezza sempre più visibile, il costo di guidare missioni letali mentre prova a proteggere le persone che ama. Attorno a lei, la stagione dispone un cast che non ha bisogno di presentazioni, da Nicole Kidman nei panni di Kaitlyn Meade a Morgan Freeman, passando per Michael Kelly e Laysla De Oliveira. La presenza di Sheridan davanti alla macchina da presa, nel ruolo del Sergente Maggiore Cody Spears, aggiunge un tocco quasi autoriale alla sequenza bellica più intensa.

Dove vedere Lioness 3 in streaming

La terza stagione di Operazione speciale: Lioness è disponibile in esclusiva su Paramount+, con un episodio a settimana ogni domenica, anche in Italia. La stagione è composta da otto puntate, con debutto il 2 agosto 2026 e finale previsto per il 20 settembre 2026. Trattandosi di cataloghi soggetti a variazioni, conviene sempre verificare la disponibilità aggiornata direttamente sulla piattaforma al momento della visione.

Il verdetto su queste prime due puntate è netto: la serie riparte con il piede sull’acceleratore e non lo alza mai, costruendo una tensione che entra sotto la pelle e ci resta. Chi cercava adrenalina la trova in abbondanza, ma è la scelta di far esplodere la guerra dentro le mura domestiche a rendere questo avvio la cosa più riuscita che Lioness abbia messo in scena finora.

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