Home Serie TVRecensione: “X-Men 97” 2×06: quando il confronto con l’intelligenza artificiale significa affrontare sé stessi

Recensione: “X-Men 97” 2×06: quando il confronto con l’intelligenza artificiale significa affrontare sé stessi

Il sesto episodio della stagione mette in luce le conseguenze provocate dalla morte di Magneto e costruisce le basi per un nuovo punto di partenza nella lotta contro Apocalisse.

by Valerio Cicalini

Dopo aver compreso che la sua squadra dovrebbe difendere gli oppressi anziché i piani egoisti e conservatori dei burocrati, Polaris si ritrova ad affrontare il nemico più grande di tutti: sé stessa.

La mutante magnetica viene infatti tormentata dall’ombra di suo padre, un uomo che ha più volte perseguito i propri ideali attraverso metodi estremi, violenti e amorali. Lorna sembra aver ereditato tale stigma a causa della sua impulsività e perdita di controllo quando si tratta di lottare per qualcosa in cui crede. Questo scomodo lascito la spinge a pensare che non possa riuscire a comportarsi in modo diverso rispetto al genitore che non ha mai conosciuto e dal quale vuole prendere le distanze.

La sua catarsi giunge nel commovente scambio telepatico con Xavier, in cui vede per la prima volta quanto Magnus si sia speso per proteggere i mutanti indifesi a Genosha dalle mire omicide delle Sentinelle. Lorna comprende così che suo padre non è solo il nemico pubblico che la società teme, fama che ora rischia di travolgere persino lei, ma anche un eroe che ha cercato di perseguire fino all’ultimo un obiettivo nobile e altruista. Forte di questa presa di coscienza, non sente più la prigionia di una “maledizione genetica” da cui non potrà mai liberarsi, ma decide invece di accoglierla, accettare a pieno la propria identità e scatenare i suoi poteri magnetici sempre a fin di bene. Quest’interpretazione viene avvalorata dal ruolo di Danger che rappresenta lo specchio oscuro di Polaris: ciò che sarebbe diventata se non fosse riuscita a scrollarsi di dosso il marchio della pericolosità ereditato dal padre e affibbiatole dalla società.

Non a caso, l’intelligenza artificiale viene plasmata attraverso i bisogni e le emozioni degli esseri umani ed è l’utilizzo che facciamo di questo strumento che ne determina il tipo di natura. Come molte opere di fantascienza ci hanno già insegnato, quando la si impiega in maniera spropositata e incontrollata, l’IA inizia a sviluppare un’autocoscienza e, se decide di ribellarsi ai suoi creatori, potrebbe violare i protocolli di programmazione per i quali è stata creata e servirsi delle paure più grandi dell’essere umano contro di lui. È proprio quello che succede a Lorna quando viene messa di fronte all’impossibilità di emanciparsi dalla reputazione oppressiva di Magneto nella stanza del pericolo.

La perdita di controllo derivante dallo shock subito genera un flusso magnetico che contribuisce a formare Danger, trasformando la tecnologia senziente in una killer bot ancora più pericolosa e spietata. Entrambe sembrano essere destinate a ripetere i peccati di chi le ha create ma Lorna, grazie all’aiuto empatico di Xavier, riesce a spezzare questo cerchio eliminando il suo riflesso oscuro. L’episodio sembra quindi volerci ricordare che in un’epoca in cui il progresso tecnologico fa passi da gigante e influenza inesorabilmente le nostre vite, sia in positivo che in negativo, è importante ricordarsi il valore dell’emotività poiché è proprio questo fattore che ci distingue dalle macchine e aiuta a preservare la nostra umanità tramite una connessione autentica.

Lo stesso Xavier, il creatore della stanza del pericolo, viene messo alla prova da Danger nel cercare di capire come sopravvivere in un mondo senza Magneto. Dal confronto con la figlia dell’amico perduto, il professore arriva alla conclusione che il modo migliore per rendergli omaggio è onorare e portare a compimento il sogno per cui ha combattuto fino alla sua morte: continuare a proteggere un mondo che odia e teme i mutanti, nella speranza di una futura convivenza armoniosa e pacifica con gli umani. Proprio per questo motivo, il professore decide di fondare a Genosha la X-Corp, un’organizzazione che ha l’obiettivo di difendere i diritti della sua gente e che, trovandosi in uno stato estero rispetto agli Stati Uniti, non è vittima delle leggi federali americane che vietano le attività degli X-Men a causa della crescente paura nei confronti dei figli dell’atomo.

L’episodio si conclude con un colpo di scena spiazzante ma al tempo stesso prevedibile per chi conosce i fumetti da cui queste storie sono tratte: Gambit viene riportato in vita da Apocalisse. Questo significa forse che assumerà il ruolo di Morte, uno dei suoi quattro cavalieri?

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