Home Apple TV+Recensione: ‘Lucky’ 1×03, Priscilla non comanda più nessuno

Recensione: ‘Lucky’ 1×03, Priscilla non comanda più nessuno

Read the Room sposta le gerarchie del racconto e restituisce Cary alla scena, ma per arrivarci fa girare a vuoto la sua protagonista per mezz'ora.

by Mauro Terrone

Un uomo viene torturato per ore nelle stalle di Priscilla e alla fine si scopre che non aveva idea di chi fosse Cary Armstrong. Il terzo episodio di Lucky si apre di fatto su un errore, e l’errore è la cosa più interessante che succede nella prima metà di Read the Room, disponibile su Apple TV dal 22 luglio.

Attenzione: da qui in avanti si parla della trama nel dettaglio.

Lucky insegue una traccia, e la serie la segue con qualche esitazione

La pista che Luciana stava cercando arriva da dove non se l’aspettava: è la vicina di Noah a produrre documenti falsi, e sfogliando i campioni Lucky riconosce il marito. Cary adesso si chiama Colson Smith, il che spiega anche perché la sua auto a noleggio fosse finita davanti a casa di Noah. È una soluzione pulita, che chiude un piccolo mistero senza sprecarci sopra un episodio intero.

Il problema è quello che viene dopo. Individuato l’indirizzo, Lucky ha davanti a sé circa mezz’ora di episodio da riempire, e il modo in cui la riempie è la parte più meccanica della puntata. Anya Taylor-Joy resta magnetica anche quando la scrittura la lascia a mezz’aria, ma senza Cary in scena da due episodi la protagonista gira su se stessa: cambia identità, misura le persone, ottiene quello che le serve. Sono le stesse abilità che la serie ci ha già mostrato, esibite di nuovo con la stessa efficacia e con meno posta in gioco.

La sequenza dell’agente immobiliare, e cosa dice del personaggio

L’eccezione è il pezzo forte dell’episodio, ed è anche quello che giustifica il titolo. Lucky recita l’ubriaca per avvicinare un agente immobiliare, lui prova ad approfittarsene, e lei ribalta la situazione trasformando il tentativo di violenza in una leva: in cambio del silenzio ottiene l’accesso a una delle sue proprietà in affitto, che ovviamente è quella dove si nasconde Cary.

Taylor-Joy la gioca su due registri sovrapposti, la finta fragilità e il calcolo che le sta sotto, e il passaggio dall’uno all’altro dura mezzo secondo. Ma la scena vale soprattutto per quello che dichiara sul personaggio: Lucky non è una vittima che si difende, è una professionista che ha appena incassato un vantaggio. La serie continua a costruirla come qualcuno di moralmente indifendibile e continua a chiederci di stare dalla sua parte, ed è la scommessa più interessante che abbia fatto finora.

Priscilla ha un padrone, e questo cambia la geometria della stagione

Il vero scarto di Read the Room riguarda un altro personaggio. Annette Bening aveva costruito Priscilla come il vertice della piramide criminale, e l’episodio smonta quella lettura in una scena sola: sopra di lei c’è Wayne, interpretato da William Fichtner, e il modo in cui le parla non lascia margini di interpretazione. Priscilla ha paura, e ha paura soprattutto per il figlio.

È una mossa che ricalibra tutto il resto. Se il boss è a sua volta braccato, la corsa ai dieci milioni non è più un inseguimento a due direzioni ma una struttura a incastro in cui ognuno risponde a qualcun altro, con l’agente Billie Rand di Aunjanue Ellis-Taylor che continua ad accorciare le distanze da fuori. Bening, va detto, fa più con lo sguardo in questa scena che con tutte le battute minacciose dei due episodi precedenti.

Il padre, il flashback e l’avvertimento ignorato

Timothy Olyphant resta il contrappeso emotivo della serie. Il flashback su John Armstrong non aggiunge informazioni decisive, ma stabilisce il ritmo di un rapporto in cui la figlia ha sempre visto più lontano del padre, e in cui il padre continua a permettersi di darle lezioni. L’avvertimento che le rivolge al telefono è semplice: entra, prendi i soldi, esci, e non farti guidare da quello che provi.

Lucky entra e i soldi non ci sono. Distrugge l’appartamento, più per rabbia che per metodo, e a quel punto la lezione paterna diventa irrilevante: senza Cary non può recuperare nulla. Così resta ad aspettarlo mentre lui nuota, e l’episodio si chiude sui due che si guardano in silenzio per la prima volta da quando lui l’ha drogata nel primo episodio. Nessuna battuta, nessuna spiegazione. È la scelta di regia migliore della puntata.

Verdetto

Read the Room è l’episodio di raccordo che quasi tutte le miniserie in sette puntate mettono al terzo posto, e ne ha i difetti: una protagonista in stallo, una missione che si risolve in un nulla di fatto, un ritmo che cede nel mezzo. Ma sposta due pedine che contano, la vulnerabilità di Priscilla e il ritorno di Cary, e le sposta nel punto giusto della stagione.

Il sospetto, dopo questo finale muto, è che su Cary ci sia molto più di quanto la serie abbia lasciato intendere. Se il quarto episodio parte da lì, l’attesa sarà stata ripagata.

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