Steven Spielberg è tornato agli alieni. Con Disclosure Day il regista riprende il filo che aveva lasciato con Incontri ravvicinati del terzo tipo e E.T. l’extra-terrestre, ma lo fa con lo sguardo di oggi, più disincantato. È l’ennesima prova di una carriera che, da mezzo secolo, riesce a fare una cosa che a Hollywood capita a pochissimi: tenere insieme il cinema più popolare e quello più adulto senza scegliere mai tra i due.
Steven Spielberg e l’invenzione del blockbuster
Quando nel 1975 Lo squalo riempì le sale e svuotò le spiagge, Spielberg non firmò soltanto un film di successo, inaugurò un modo di fare cinema: il blockbuster estivo, l’evento che muove milioni di spettatori nello stesso momento. Da lì in poi ha costruito alcune delle macchine narrative più efficaci mai messe insieme, da I predatori dell’arca perduta a Jurassic Park, dimostrando che intrattenere non è un mestiere minore ma una forma di precisione.
L’altro Spielberg: il dramma adulto
Il 1993 lo racconta meglio di qualsiasi biografia. Nello stesso anno porta in sala Jurassic Park, il film che ridisegna l’effetto speciale, e Schindler’s List, il bianco e nero sull’Olocausto che gli vale il primo Oscar alla regia. Due film più lontani non potrebbero esistere, eppure portano la stessa firma. Cinque anni dopo Salvate il soldato Ryan, con i suoi venti minuti iniziali sullo sbarco in Normandia, gli vale il secondo Oscar e cambia il modo in cui il cinema mostra la guerra. È qui che si coglie il punto: Spielberg non ha mai considerato lo svago e la serietà come due strade alternative, le ha percorse insieme.

Spielberg e John Williams: la musica come firma
Una parte di quella riconoscibilità non sarebbe esistita senza John Williams. Dagli anni Settanta a oggi quasi ogni film di Spielberg porta una sua colonna sonora, in uno dei sodalizi più lunghi e fortunati della storia del cinema. Le note di Lo squalo, il tema di E.T., la marcia di Indiana Jones sono diventate memoria collettiva tanto quanto le immagini. È la prova che un grande regista, spesso, è anche chi sceglie le persone giuste e resta loro fedele per decenni.
Disclosure Day e lo Spielberg di oggi
Che a quasi ottant’anni torni proprio alla fantascienza dice molto. Disclosure Day, scritto dal suo collaboratore storico David Koepp e prodotto con la sua Amblin, non punta sullo stupore degli incontri ravvicinati di un tempo, ma su come reagiamo davanti a una verità in un’epoca di sfiducia e disinformazione. È uno Spielberg più cupo, che usa gli alieni per parlare del presente. Ne abbiamo scritto nella nostra recensione: qui basti dire che il regista che ci ha insegnato a guardare il cielo con meraviglia oggi ci invita a guardarlo con sospetto. Ed è forse questa capacità di cambiare insieme al proprio pubblico, restando se stesso, la vera misura di un maestro della regia.












